Quale giustizia

Quale giustizia

Avv. Salvatore Manfredi

Chiunque abbia avuto a che fare con la giustizia si è dovuto ben presto rendere conto che la giustizia non funziona.

Non è normalmente colpa dei magistrati o degli avvocati e nemmeno degli addetti agli uffici giudiziari.

Come in ogni campo ve ne sono di bravi e meno bravi ma molto di più sono i soggetti preparati e collaborativi di quelli inadeguati ovvero c.d. “lavativi”

Quello che non funziona è il sistema.

Come è possibile che accada che per avere giustizia bisogna attendere anni ed anni anche a fronte di situazioni tutto sommato semplici e che giustizia è quella che giunge quando a volte più neanche serve?

Soffermiamoci al momento sulla giustizia civile, quella penale merita un altro discorso.

La giustizia civile è quella che si occupa soprattutto delle piccole cose che, non per questo, devono essere ritenute meno rilevanti.

Si spazia dal mancato pagamento di una fornitura alle problematiche condominiali, dall’impossibilità di riottenere in tempi rapidi la liberazione di un immobile occupato alla risoluzione di problematiche ereditarie.

Vi sono poi le problematiche attinenti al diritto di famiglia e del lavoro.

Quest’ultima branca, quella lavoristica, funziona un po’ meglio e questo grazie ad un processo diverso che dalla sua introduzione nel ‘73 ha mirato a tagliare i tanti rami secchi che affliggono il processo civile guadagnandone fortemente in celerità.

Se guardiamo i dati vediamo che un processo civile in Italia, tre i gradi di giudizio (Tribunale, Appello e Cassazione) dura in media otto anni. La media dei Paesi membri del Consiglio d’Europa è poco meno di due anni. Se ci si vuole consolare pare che sola Grecia faccia peggio dell’Italia

Questa tempistica porta all’accumularsi dei processi.

Sebbene un po’ ridottisi, nel 2023, i processi pendenti erano oltre 250.000.

Una causa civile dura mediamente, in Italia, più di sette anni e tre mesi nei suoi tre gradi di giudizio

La civiltà di uno stato, la felicità dei cittadini, si misura in primo luogo sulle risposte rapide che le istituzioni sanno dare alle loro necessità ai loro bisogni e questo è compito, non solo, ma anche della giustizia.

Orbene finché non sarà realizzato un vero ed efficiente riordino del sistema giudiziario e non si riequilibri anche il potere dello stato con i diritti che i cittadini legittimamente vantano nei suoi confronti, equilibrio gravemente pendente a favore del primo, resteremo un paese di serie b sotto il profilo democratico.

Abbiamo assistito nel corso degli anni ad una sovrapposizione spesso confusa e mal coordinate di riforme sulla giustizia che, però, poco hanno inciso e poco hanno risolto.

Si è allungato un termine ed accorciato un altro, eliminati alcuni passaggi burocratici ma nulla di veramente radicale, non un nuovo processo come avvenne nel ‘73 col processo del lavoro, e come si sperava la riforma Cartabia avrebbe fatto, ma modeste ristrutturazioni di quello che c’era.

Vediamo nel concreto la situazione, cosa non gira Modesto organico dei magistrati.

Anziché incrementare il numero dei magistrati togati (secondo gli ultimi dati diffusi dal Csm e aggiornati al 28 luglio scorso, in tutta Italia mancano 1.652 magistrati, si è pensato bene di incrementare la competenza di quelli non togati.

È stata pertanto ampliata la competenza del Giudice di Pace oggi giudice di pace onorario alle cause relative a beni mobili ed a quelle di risarcimento da circolazione stradale e tanto pur sussistendo gravi ritardi dell’ufficio del GdP sia con riferimento anche a questo organico, sia con riferimento all’attuazione del processo telematico, per non parlare, poi, della carenza del personale amministrativo in questi uffici.

IL giudice di pace onorario è un laureato in giurisprudenza che in precedenza può aver svolto qualsiasi altra attività e che quindi ha una competenza, non per sua colpa, a volte superficiale sulle leggi e sull’amministrazione della giustizia alla quale, secondo il legislatore, si dovrebbe ovviare con la frequenza di modesti corsi ( tirocinio di una durata di 6 mesi, da svolgersi presso la sede nella quale è stato assegnato e corsi pratici di 30 ore.)

Il giudice di pace onorario non in esclusiva, ma anche quello in esclusiva,

guadagna molto meno del togato.

Solo dal 1° gennaio 2024, ed in quanto stante la procedura di infrazione promessa dalla comunità europea, per i magistrati onorari si è avuto un incremento retributivo, ma comunque, in regime di non esclusività (ma ci sarà tempo sino alla fine del prossimo gennaio per l’opzione) la remunerazione è pari a circa 1/5 di quella di un magistrato togato, prima raggiungeva all’incirca i 16.000 euro lordi annuali, se esclusivo sempre da tale data, la retribuzione è pari a circa il 60% di quella di un magistrato togato.

Quella di un magistrato togato, dei quali maggiormente ve ne sarebbe bisogno è pari mediamente a circa 140.000 euro lordi all’anno a cui si aggiunge inoltre la cosiddetta Ria, o retribuzione individuale di anzianità, nonché la tredicesima e altre indennità (come le indennità di trasferta per i magistrati che lavorano fuori sede).

E’ evidente come lo stato operi su un settore così importante sulla base di meri criteri di spesa, rectius risparmio.

Molte altre criticità vi sono state nelle varie riforme ed anche la recente riforma Cartabia, che avrebbe dovuto accelerare i tempi processuali, si è rilevata per lo più essere una mera operazione di maquillage.

In questa riforma sono più evidenti gli aspetti punitivi a danno del cittadino che correttivi del sistema giustizia.

Dall’inasprimento della responsabilità aggravata ex art.96 c.p.c., sanzionata in modo automatico col pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende e non a beneficio della parte che la ha subito, all’abuso dell’udienze da remoto e trattazione scritta con eliminazione della comparizione delle parti innanzi al giudice che poteva rappresentare un concreto e corretto strumento deflattivo del contenzioso, all’ utopistica presunzione che i il Giudice, entro 15 giorni dalla costituzione del convenuto, possa essere in grado di ben conoscere la causa in modo da poter adottare i provvedimenti istruttori tanto più stante la già denunciata forte carenza degli organici.

L’appello è diventato un vero e proprio terno al lotto rimesso totalmente alla valutazione del giudice istruttore in merito alle previsioni di chiarezza e sinteticità dell’atto introduttivo, che potrebbero ampliare il ventaglio delle dichiarazioni di inammissibilità dello stesso.

Siamo all’ennesima riforma che nulla in concreto riforma in quanto sostanzialmente il processo resta lo stesso ma solo con minori garanzie sul contradditorio. Riforma che in linea con altre fatte pare avere come primario obiettivo limitare il diritto costituzionalmente sancito ad avere giustizia come richiamato dagli art 24 e 113 Cost.

Ebbene il nostro stato che ha aumentato a dismisura il contributo che il cittadino deve pagare al ministero della giustizia per chiedere giustizia, rendendo così veramente problematica la sua tutela, preferisce far gestire la giustizia da soggetti mal pagati e, fatte salve le eccezioni, con modeste competenze professionali al fine di risparmiare svilendo Il contributo della magistratura togata che nell’ambito di una concreta riforma del sistema, è fondamentale a dare certezza di garanzie al cittadino sull’ all’applicazione della giustizia.

Non a caso Kant (Critica della Ragion Pratica 1788), già molto tempo fa aveva compreso quanto l’idea di giustizia sia legata a quella di diritto ed in particolare a quel sistema di leggi che è posto a tutela della libertà individuale, e come le regole di giustizia siano considerate quali mezzi per la tutela di questa libertà.

Redazione

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