Da noi, un Natale…afghano

Da noi, un Natale…afghano

di Renato Zilio  

Da padre Renato Zilio, missionario scalabriniano che, dopo l’esperienza all’estero – a Parigi, Ginevra e Londra – , è ora a Loreto, riceviamo e pubblichiamo una testimonianza di accoglienza e integrazione vissuta a ridosso del Natale.
“Tra qualche giorno, qui a Loreto, come da voi, sarà Natale. Vivremo, ancora una volta, la gioia di vedere Dio arrivare e nascere tra di noi. Tra pecore e pastori. Tra umili e potenti del mondo. Tra sofferenze e speranze degli uomini. Di milioni di migranti…


In verità, qui è già arrivato. Viene dall’Afganistan e dal Pakistan. Porta il nome di Muhammad, di Omer e Asad: tre giovani sui vent’anni. Con il loro sguardo dolce e impaurito, la loro timidezza, le incertezze e la loro grande forza interiore. Abitano a pochi passi da noi, da qualche mese sono diventati nostri vicini di casa.
Al mattino, infagottati per il freddo, li vedi partire per prendere il bus e andare a Osimo, a 15 km, alla scuola per stranieri, dove imparano la nostra lingua. Sognano di vivere qui per sempre. Di ricostruire la loro vita in Italia.


L’altro giorno li abbiamo invitati a pranzo: una vera scoperta per loro. Ma soprattutto per noi: sentire così la loro storia, la perdita di papà e mamma per due di loro, il loro viaggio infinito, le ferite e le speranze, cucite ben strette sotto la loro pelle. Domenica scorsa, Asad, musulmano, 20 anni, ha voluto venire alla Messa con me. Alla fine, al microfono, se vedeste con che emozione enumerava lentamente i sette Paesi attraversati a piedi, per mesi, dall’Afganistan: Iran, Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia… Camminando sempre di notte, per paura delle diverse polizie. Mentre agitava in aria sette dita, l’assemblea commossa gli faceva un bell’applauso, come a un combattente per la libertà!


In cuor mio dicevo: “Ma questo è proprio il Cristo che bussa alla nostra porta, al nostro cuore, con quelle parole di Vangelo: Ero straniero e mi avete accolto!” E ci supplica di uscire dalla nostra immensa indifferenza per il mondo e le sue tragedie…


Qualche volta portiamo loro dei lavoretti manuali, semplici da fare, nascondendovi sotto del cioccolato, dei dolci o qualche soldino… Li vedi, allora, mettersi all’opera tutti e tre insieme: in poco tempo la cosa è fatta! A Natale, anche se musulmani, verranno in chiesa con noi. Alla fine, si presenteranno, faranno gli auguri con il loro italiano stentato, distribuendo dei regalini ad ognuno. Tutte le sere febbrilmente li stanno confezionando, aggiungendovi un augurio originale in pashtu, la loro lingua, quasi un saluto di nostalgia alla loro terra perduta.
Per la gente, stranamente, sarà come l’arrivo oggi dei Re Magi.

Vengono da molto lontano. Inseguono una stella, una vita degna di essere vissuta. Si perdono come loro tra i meandri del cammino e delle sue interminabili sorprese. Aprono i loro tesori: la loro giovinezza, la sete di dignità, la loro voglia di vivere.


Come i Magi, forse, scoprono l’accoglienza, il calore e la fraternità di Betlemme… in fondo, il vero miracolo di Dio! Se dalla vostra tavola natalizia qualche briciola sarà per loro (o per qualche straniero che incontrate), allora questo miracolo sarete voi stessi a farlo. Tutti e tre vi diranno un “grazie di cuore”. Christmas Mubarak! Buon Natale!”.

Redazione Radici

Redazione Radici

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