Non c’è più la destra di una volta

Non c’è più la destra di una volta

di Paolo Pagliaro

Le diverse idee che della Lega hanno Salvini e Giorgetti, la diversa collocazione internazionale a cui entrambi lavorano giunti al bivio tra il radicalismo sovranista e il campo moderato dei Popolari, sono uno dei conflitti in corso nel recinto della destra italiana.


Nonostante l’ascesa arrembante di Giorgia Meloni, non è ancora risolto il problema di chi sarà il successore di Berlusconi come figura di riferimento di questa parte di campo. E’ una questione cruciale per tutto il sistema politico e, dunque, anche per chi alla destra non dà il suo voto.


Sulla nuova identità politica del nuovo schieramento conservatore e sulle sue prospettive, ragiona la rivista “Il Mulino”, che ospita i saggi di alcuni tra i più qualificati politologi italiani.


E’ la descrizione di una metamorfosi ben riassunta da Alessandro Campi quando osserva come, in questa stagione di emergenza, Lega e Fratelli d’Italia siano diventati i paladini intransigenti della privacy contro una presunta dittatura sanitaria del green pass e degli obblighi vaccinali.


Mentre, un tempo, la destra era per la legge, per l’ordine e la disciplina, e vedeva nel potere dello stato uno strumento di protezione e controllo a beneficio dei cittadini.


Non c’è più la destra di una volta, dunque, ma non c’è più neppure il popolo, tradizionale punto riferimento valoriale per i grandi movimenti politici di destra e di sinistra. Lo ha sostituito quella che, nel saggio introduttivo, il filosofo Pietro Rossi, 91 anni ieri, chiama “la nuova plebe”: iperconnessa, inconsapevolmente tecnologica, ostile alle istituzioni e incapace di crearne di nuove, esperta di intrattenimento, orgogliosamente ignorante e dunque sospettosa nei confronti del sapere e dello studio.
Dopo il tramonto della società articolata in ceti, classi o partiti, e dopo la scomparsa del popolo, la destra dovrà reinventarsi.

E la sinistra pure.

Redazione Radici

Redazione Radici

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