Nuove strategie di comunicazione per promuovere il turismo delle radici

Nuove strategie di comunicazione per promuovere il turismo delle radici

Il viaggio delle radici è tra i più calzanti esempi di turismo esperienziale che ci siano. Chi ne affronta uno lo fa in cerca di un’esperienza emozionale, altamente personale. Ed è per questo che, a un turismo tanto particolare, dev’essere affiancata una comunicazione altrettanto distintiva.

Trattandosi infatti, nella maggior parte dei casi, di borghi abbandonati o quasi e difficilmente raggiungibili, puntare sulla giusta strategia di comunicazione potrebbe essere un passo essenziale in un mercato tanto competitivo come quello del turismo. Trasformare le debolezze in punti di forza, in peculiarità proprie del luogo che ne caratterizzano l’essenza così da renderlo unico e insostituibile: questa una delle sfide, quella fondamentale forse, di chi si occupa di promuovere i luoghi meta di turismo delle radici.

Netflix Italia, in una delle sue ultime campagne di promozione, ha pubblicizzato l’uscita di un film d’animazione partendo dalla particolarità di un borgo toscano: l’assenza di segnale internet. Il borgo in questione è Galliano di Mugello, una frazione del comune di Barberino di Mugello della città metropolitana di Firenze. Un borgo, di circa mille abitanti, con una storia antica ma finora praticamente sconosciuto, è finito sotto i riflettori per la sua esclusività, o quasi, nel panorama turistico italiano.

Diventare competitivi, distinguersi dalla massa verso l’attrattività turistica. Ma distinguersi da cosa? Un bicchiere di vino e un tagliere di salumi e formaggi, serviti in una piazza al sole, con le campane che suonano in lontananza: è così che viene dipinta l’Italia nell’immaginario collettivo. Piccolo e grande schermo ci bombardano continuamente con scene del genere: bambini che giocano in strada, una signora che scuote i panni fuori dalla finestra, il sole, il mare.

Luoghi comuni probabilmente, scene viste e riviste ma che, proprio per la notorietà che hanno ottenuto, rappresenterebbero uno dei cavalli di battaglia dei piccoli centri italiani. Sembra averlo capito Gabriele Muccino, con la realizzazione di Calabria Terra Mia, il cortometraggio affidato al regista dalla Regione stessa per la promozione del territorio. Il progetto ha generato non poche polemiche – a cui evidentemente hanno contribuito le ormai superate coppole e bretelle e un dialetto per niente calabrese – ma non bisogna trascurare il suo vero obiettivo e, considerati i paesaggi mozzafiato mostrati nel corto, nonostante tutto sembra averlo raggiunto.

La love story dei protagonisti del corto ha messo in luce poi quella che è una delle maggiori potenzialità della Calabria: i turisti delle radici. L’idea di fondo è proprio quella di ripercorrere i luoghi della memoria di uno dei protagonisti e mostrarli alla sua dolce metà sottolineando, di volta in volta, gli elementi tipici della cultura regionale. L’intento di Muccino era quello di solleticare la curiosità di chi non ha mai preso in considerazione la Calabria come meta di un viaggio e, perché no, proprio di un viaggio delle radici. Non è la terra in sé a fare la differenza ma tutte le storie che ne fanno parte e il modo in cui vengono raccontate. E allora la Dolce Vita ha finalmente un senso.

Redazione

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