Violenza nell’Ituri: l’allarme dell’UNICEF per la condizione dei bambini in Congo

Violenza nell’Ituri: l’allarme dell’UNICEF per la condizione dei bambini in Congo

GINEVRA – Secondo l’UNICEF, un recente incremento della violenza armata e intercomunitaria nella provincia orientale dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, sta peggiorando la condizione dei bambini, con gravi violazioni segnalate contro donne e bambini. Questo aumento è avvenuto malgrado i ripetuti allarmi lanciati dall’UNICEF e da altre organizzazioni umanitarie sulla violenza, avvenuta anche con attacchi a colpi di machete e aggressioni sessuali.

Da gennaio 2021 sono state riportate quasi 175 violazioni gravi, tra cui casi di reclutamento di bambini in gruppi armati, uccisioni e mutilazioni di bambini, violenze sessuali e attacchi a scuole e ospedali.
Nella stragrande maggioranza dei casi, agli operatori umanitari è stato negato il pieno accesso alle zone maggiormente colpite dalla violenza nei territori di Djugu e Irumu. Un gran numero di persone è stato sfollato a causa degli attacchi, che hanno portato alla separazione di più di 275 bambini (tra cui 118 ragazze) dai loro genitori in tutto l’Ituri.

Si stima che più di 1,6 milioni di persone siano sfollate nell’Ituri, su una popolazione totale di 5,7 milioni.
Si stima che 2,8 milioni di persone abbiano bisogno di qualche forma di assistenza di emergenza.
I dati pubblicati di recente riflettono l’intera portata della crisi nell’Ituri:
Più di 100.000 bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta grave, una conseguenza diretta dei livelli allarmanti di insicurezza alimentare che colpisce quasi 800.000 persone;
Gli attacchi alle scuole hanno lasciato fuori dalla scuola quasi 400.000 bambini dai 6 agli 11 anni precedente sfollati e ritornati nel loro paese nei territori di Djugu, Irumu e Mahagi;
Solo una persona su tre nella provincia ha accesso ai servizi igienici di base.

“Continuiamo a lanciare l’allarme sulla terribile situazione dei bambini nell’Ituri perché non vogliamo che il mondo diventi insensibile di fronte a questa disperata crisi umanitaria”, ha dichiarato Jean Metenier, coordinatore senior dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo orientale. “Ogni giorno, i bambini e i loro diritti sono minacciati da una violenza incessante e da gravi violazioni dei diritti, dallo sfollamento, dalla crescente insicurezza alimentare e dalla mancanza di accesso a quasi tutti i servizi di base, compresa la scuola. Lo ripetiamo più e più volte: abbiamo bisogno che la comunità internazionale si faccia avanti, perché il nostro lavoro sta a malapena sfiorando la dimensione dei bisogni”.

Attraverso il suo Meccanismo di Risposta Rapida (UniRR), l’UNICEF spiega di aver fornito articoli non alimentari e per l’igiene a più di 8.000 persone in fuga dagli attacchi dei gruppi armati a Tshabi (territorio dell’Irumu meridionale). L’UNICEF sta anche mobilitando una risposta multisettoriale che integra la protezione dell’infanzia, l’acqua e i servizi igienici, la salute, l’istruzione e la nutrizione nel Sud Irumu.
Ma l’UNICEF si è anche detto consapevole che questi interventi soddisfano solo i bisogni di una piccola parte della popolazione dell’Ituri, ed è per questo che l’organizzazione sta sollecitando gli altri attori umanitari a dispiegare risorse in quelle aree non coperte dalle sue attività. Allo stesso tempo, l’UNICEF chiede ai donatori di portare avanti la loro generosità nei confronti del popolo congolese. L’appello umanitario 2021 dell’UNICEF per 384,4 milioni di dollari è attualmente finanziato solo per il 18%. 

AISE

Redazione

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