Johnson: “Combatteremo ancora per Kiev”

Johnson: “Combatteremo ancora per Kiev”

Bojo lascia la guida del partito e sarà premier fino a quando i conservatori non avranno scelto un successore. Ha cercato di resistere fino all’ultimo, ma quando stamane anche i più stretti collaboratori, compreso l’appena nominato Cancelliere dello Scacchiere, Nadhim Zahawi, gli ha chiesto di andarsene, non ha avuto altra scelta

Il premier britannico, Boris Johnson, ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito conservatore e dal governo, precisando tuttavia che rimarrà in carica fino a quando il partito Tory non avrà scelto il nuovo leader. Il premier dimissionario ha precisato che il processo comincerà subito e che il calendario per l’elezione sarà reso noto la prossima settimana.

BoJo ha aggiunto che in politica nessuno è “lontanamente indispensabile” ma che lascia con tristezza perché il suo è stato “il miglior lavoro del mondo”. “Il nostro sistema brillante e darwiniano produrrà un altro leader”, ha osservato, assicurando che darà al suo successore tutto il sopporto necessario.

“Il motivo per il quale ho resistito con cos tanta forza negli ultimi giorni non è solo perché lo volevo fare ma perché sentivo che era il mio lavoro, il mio compito, il mio dovere farlo. “.

Il premier avrebbe preso la decisione di dimettersi stamane intorno alle 09:30, dopo aver parlato con Sir Graham Brady, il presidente del potente 1922 Committe, l’organismo di vertice del partito Tory, che ormai gli è fortemente alieno.

Bojo ha cercato di resistere fino all’ultimo, ma quando stamane anche i più stretti collaboratori, compreso l’appena nominato Cancelliere dello Scacchiere, Nadhim Zahawi, gli ha chiesto di andarsene, non ha avuto altra scelta.

In mattinata c’era stata una nuova raffica di dimissioni nel governo, ora arrivate in tutto a 57 in meno di 48 ore.

Tra i principali contendenti tre hanno nomi stranieri: uno è lo stesso Zahawi, che non è neppure nato in Gran Bretagna ma in Iraq; un altro è Rishi Sunak, che è stato capo del Tesoro dal febbraio 2020, a lungo considerato il naturale successore di Bojo; l’altro è Sajid Javid, fino all’altro ieri ministro della Sanità, che è stato il primo a dimettersi sull’onda dello scandalo Pincher che ha innescato il terremoto.

AGI

 

Redazione Radici

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