Micheletti Dellamaria racconta gli italiani in Cile e l’incubo di Colonia Dignidad

Micheletti Dellamaria racconta gli italiani in Cile e l’incubo di Colonia Dignidad

 

 

Una sorta di “ritorno alle origini” quello di Stefano Micheletti Dellamaria, trentino trapiantato in Cile da ben quattordici anni, dove vive e lavora come docente alla Facoltà di Scienze Sociali ed Economiche dell’Universidad Católica del Maule a Talca: martedì sera, infatti, è stato ospite a Trento dell’Associazione Trentini nel Mondo, dove ha presentato il suo ultimo libro “Los italianos de Parral. La colonia antes de Colonia Dignidad” (il libro è pubblicato in spagnolo, non è presente la traduzione in italiano, ndr). Un’opera intensa e particolarmente interessante, frutto di approfondite ricerche da parte di Micheletti Dellamaria che, analizzando l’esperienza di centinaia di migranti italiani, tra cui moltissimi trentini, che nel secondo dopoguerra furono selezionati per partecipare a progetti agricoli in Cile, si imbatte in uno dei capitoli più oscuri di quel Paese: la setta di Paul Schäfer, tristemente nota come Colonia Dignidad. “Ho cercato di fare una cronaca storica di quello che è accaduto nella regione del Maule, nel centro sud del Cile. Nello specifico, mi riferisco alla colonia di San Manuel de Parral, in cui erano presenti tantissimi trentini, emigrati per prendere parte a progetti agricoli che, poi, si sono rivelati molto diversi dalle aspettative che erano state loro prospettate. Nelle mie ricerche è emersa la forte collettività di queste famiglie trentine, così come di quelle abruzzesi che le affiancavano, e in un certo senso mi sono sentito particolarmente coinvolto perché, in fondo, io e queste persone abbiamo fatto lo stesso percorso. Conoscere le loro difficoltà, i sogni con cui erano partiti, le ambizioni che si sono scontrate con la realtà: erano tutte cose che mi hanno fatto capire che questa era una storia da scrivere”.

Uomini e donne partiti dal Trentino dopo la Seconda Guerra Mondiale con la promessa di un prospero futuro nella coltivazione in Cile, salvo poi trovarsi ad affrontare importanti pagamenti dei terreni, con le annesse difficoltà del caso. Il tutto, fino al 1961, l’anno che segna la svolta in questa vicenda. “Si presentarono due tedeschi, ed è curioso perché c’erano persone che erano andate in Cile proprio per non incontrare mai più dei tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale; questi due acquistarono tremila ettari di terreno. All’inizio, il rapporto tra italiani e tedeschi fu molto cordiale, ma poi i nostri conterranei notarono che i nuovi arrivati si chiudevano sempre di più. Non lo sapevano ancora, ma su quel terreno stava nascendo Colonia Dignidad: una sorta di campo di concentramento fatto di lavori massacranti e soprusi”. Con la dittatura di Pinochet, le cose cambiarono a Colonia Dignidad, tramutandola in centro di tortura per i prigionieri del regime, una vicenda raccontata anche dal film “Colonia” del 2015 con Emma Watson e Daniel Brühl e dalla serie Netflix “Colonia Dignidad – Una setta tedesca in Cile”. “Sotto Pinochet – continua Micheletti Dellamaria – la struttura si espanse. Agli italiani, i terreni venivano chiesti prima con gentilezza, poi attraverso minacce; ai cileni andava peggio, avevano mezzora per abbandonare i loro terreni e le case che, poi, venivano date alle fiamme. Sono emersi anche dettagli inquietanti: Colonia Dignidad faceva spionaggio nei confronti dei cittadini italiani. Sono stati trovati documenti dove erano segnati addirittura gli indirizzi di origine di alcune famiglie in Trentino”. Oggi Colonia Dignidad, ovviamente, non esiste più: al suo posto c’è Villa Baviera, location turistica e di relax; ma, certamente, la Storia non si può cancellare. Una Storia entrata fortemente in contatto con le famiglie trentine e abruzzesi, emigrate con il sogno di una vita più agiata grazie all’agricoltura, e divenute testimoni di alcune delle peggiori atrocità del secondo dopoguerra, perfettamente raccontata nell’opera di Stefano Micheletti Dellamaria “Los italianos de Parral. La colonia antes de Colonia Dignidad” .

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Redazione Radici

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