I libici di religione ebraica

I libici di religione ebraica
I libici di religione ebraica

Di Raphael LUZON

La mia posizione si basa su fatti storici verificabili, che possono essere distorti solo falsificando il passato. 

L’esistenza degli ebrei della Libia risale a 2400 anni fa – 1300 anni prima dell’arrivo degli arabi nel territorio libico. 

Gli ebrei hanno sempre vissuto in armonia con le nazioni del Medio Oriente e del mondo islamico. Sebbene espulsi con la forza dalla loro patria – permettendo loro di prendere solo una valigia e pochi spiccioli -, gli ebrei dei paesi arabi per non far dimenticare le proprie tradizioni, la propria eredità, la lingua araba, la propria musica ed il cibo nativi le hanno trasmesse ai propri figli.

Vedere ebrei iracheni partecipare con entusiasmo alle recenti elezioni in Iraq, votando nelle Ambasciate nei Paesi dove risiedono, è la prova che l’ebreo non è pronto a spezzare il cordone ombelicale con le sue radici a cui è ancora profondamente legato.

Gli ebrei rivestono ruoli e funzioni di tutto rilievo nelle amministrazioni dei vari paesi conquistati dagli eserciti arabi durante le conquiste islamiche e sotto l’Impero Ottomano, partecipando e contribuendo allo sviluppo economico, commerciale, sociale e culturale dell’area.

Quando gli italiani e i fascisti occuparono la Libia nel XIX secolo, gli ebrei combatterono fianco a fianco con gli eroi libici contro i fascisti. Mio nonno, Raphael Luzon, ha combattuto con l’eroe Ramadhan Swehli a Misrata.

Nessun ebreo libico voleva lasciare la propria patria fino al 1945, anno in cui, senza giustificato motivo, manifestazioni di piazza travolsero nel sangue un considerevole numero di ebrei tanto da provocare il risentimento e la perdita di fiducia dei membri della Comunità Ebraica, nelle Istituzioni.

A tre anni di distanza, ossia nel 1948, si riproponeva il medesimo scenario descritto ed il numero delle vittime aumentava a 400; si poterono contare numerosi feriti, si assisteva ad atti di vandalismo – case e negozi venivano saccheggiati e bruciati.

La paura che incombeva sulla stragrande maggioranza della popolazione ebraica, ha portato ad un’immigrazione di massa in Italia ed in Israele, gli unici paesi disposti ad offrire asilo. Se questi eventi dannosi non si fossero verificati, dubito che il 10% degli ebrei sarebbe emigrato. La maggior parte degli ebrei che ha abbandonato la Libia lo ha fatto per paura piuttosto che per ideologia.

Con l’indipendenza della Libia, nel 1951, nelle città di Tripoli e di Bengasi si contano circa 7.000 Ebrei: sono tutti cittadini onesti, dignitosi, lavoratori che non desiderano altro che guadagnarsi da vivere adempiendo ai propri doveri quali pagare le tasse.

Nonostante venissero loro negati diversi diritti umani: per esempio il diritto di voto, la possibilità di candidarsi alle elezioni, di prestare servizio militare nell’esercito, di occupare posti di rilievo nella Pubblica Amministrazione o nelle Istituzioni Governative.

C’è chi cerca di insinuare che la questione del risarcimento agli ebrei della Libia sia collegata alla questione palestinese. Non capisco questa logica: due torti non fanno un diritto.

La comunità ebraica libica è rimasta fedele alle proprie radici nonostante tutto quello che ha passato. La comunità di circa 7000 persone, soffrì nuovamente nel 1967 e fu vittima di un’altra ondata di atrocità. Case e altre proprietà sono state bruciate e 16 persone – compresi 8 membri della mia stessa famiglia (mio zio, la moglie ed i suoi 6 figli) – sono stati uccisi a sangue freddo da un ufficiale libico a capo di un’unità del Regio esercito libico.

A seguito della votazione e promulgazione di un editto di legge, tutti gli Ebrei furono espulsi (ogni persona poteva portare solo una piccola valigia e 20 lire libiche): ogni loro bene mobile ed immobile, compreso il denaro accumulato con il lavoro, confiscati.

Gli ebrei della Libia hanno evitato il coinvolgimento in qualsiasi attività politica o il sostegno di qualsiasi partito politico, perché la loro lealtà è solo alla patria – la Libia – e non a un qualsiasi Governo. Prova ne è il fatto che nessun Ebreo ha sostenuto l’embargo imposto alla Libia dagli USA, anzi alcuni leader dell’Ebraismo libico si prodigò per risolvere la situazione.

Sfortunatamente, gli attivisti libici in materia di diritti umani non hanno mai incluso il caso degli Ebrei della Libia nelle loro battaglie. Questa non fu una svista ma una politica deliberata.

Come ottimista, posso vedere un barlume di luce alla fine del tunnel con gli annunci dei vari nuovi leader sui diritti degli ebrei della Libia.

Nonostante queste dichiarazioni, ho già chiesto due volte il rinnovo del mio passaporto libico, tuttavia mi è stato rifiutato.

Chiedo, pertanto, il riconoscimento della mia identità libica e araba e non vedo alcun conflitto con il fatto di essere ebreo. Proprio come un arabo che vive in Israele porta un passaporto israeliano e segue l’Islam o il cristianesimo, o un druso.

Raphael LUZON *

*Raphael Luzon è nato a Bengasi nel 1954. Si è laureato a Roma in Scienze politiche. È stato corrispondente per vari giornali israeliani in Italia e producer per la Rai in Israele. Per alcuni anni è stato direttore di un ospedale geriatrico israeliano. Nel 2000 ha coordinato “Jubillenium”, programma promosso in collaborazione con il Vaticano per l’organizzazione di eventi all’estero legati al Giubileo. Ha vissuto a Bengasi, Roma e Tel Aviv. Oggi vive a Londra.

Daniela Piesco

Daniela Piesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: