“Oggi ti presento”: Massimo Apolloni

“Oggi ti presento”: Massimo Apolloni

di Annalisa Spinelli

Cari lettori, per la rubrica ” Oggi ti presento”, sono lieta di presentarvi  Massimo Apolloni. Massimo è stato uno dei primi italiani che ho conosciuto qui a Stoccolma alla festa di Natale nel dicembre del 2015  organizzata dall’Associazione italo-svedese Il Ponte. Con la mia famiglia, da poco arrivati a Stoccolma, avevamo deciso di partecipare perchè conoscevamo  poche persone e lui subito è stata una delle persone che si è dimostrata gentile e accogliente, dopo poco qualcuno mi avrebbe detto che era i il Presidente dell’Associazione. 

Ancora ricordo che era tutto indaffarato a far si che la festa riuscisse bene in tutti i suoi momenti e tutti fossero soddisfatti del cibo, del coro, dei regalini per i bambini, della tombola…la preparazione di quell’evento richiedeva un grande impegno di fondo che partiva con giorni e giorni di anticipo ( come di persona avrei constatato anche io dal Natale successivo).  È una persona che si impegna molto per la comunità italiana e ho veramente piacere di farvelo conoscere!
 
Massimo vive qui ormai da molti anni, anche per lui il trasferimento a Stoccolma è stata una scelta voluta, per amore della sua compagna Christina che è svedese. Romano di nascita, milanese di adozione per via del suo lavoro,si occupava di assicurazioni gestendo rappresentanze di società straniere tedesche, svedesi ed americane. Il lavoro e la sua curiosità lo hanno portato a viaggiare molto ed a conoscere realtà diverse in vari continenti, fino alla pensione, momento in cui ha scelto la Svezia come posto dove vivere. “Ho cercato subito d’intergrarmi nella società locale ma anche di non perdere le radici italiane. Non facile talvolta. Ma il fatto di essere presidente dell’associazione culturale italo svedese Il Ponte, vicepresidente della Federazione della associazioni italiani in Svezia e delegato dell’Accademia Italiana della Cucina mi ha aiutato molto”.

L’intervista

Da qualche mese lei è il nuovo il presidente dell’Accademia Italiana della Cucina a Stoccolma, ci vuole parlare di questa associazione? Come nasce l’idea e qual’ è la sua finalità?


L’Accademia Italiana della Cucina fu fondata il 29 luglio 1953 a Milano nel corso di una cena al ristorante Bagutta dal giornalista Orio Vergani insieme ad un gruppo di esponenti del mondo culturale ed industriale tra cui Giò Ponti ed Arnoldo Mondadori, col compito di proteggere la cultura della civiltà della tavola che è un’espressione viva e attiva dell’intero Paese e di promuoverne e favorirne il miglioramento in Italia ed all’estero. Con le sue 306 Delegazioni e Legazioni in Italia e nel mondo, l’Accademia diffonde una migliore conoscenza dei valori tradizionali della cucina italiana. Arrivato qui in Svezia, avendo come ricordi Vergani ed Il Bagutta, mi sono incuriosito ed ho cominciato a frequentare la delegazione di Stoccolma ed a partecipare alle sue attività sia conviviali che culturali fino al punto di diventarne delegato. Ora naturalmente è un periodo durante il quale non possiamo visitare come vorremmo i ristoranti italiani della città per gustare i cibi, apprezzare l’arte del cuoco, valutare il servizio e degustare i vini per poi riportare i commenti alla direzione a Milano per l’inserimento del locale nella Guida ai Ristoranti.


Il cibo è qualcosa che racconta anche le tradizioni e ci parla della storia di un paese, cosa pensano gli svedesi della cucina italiana e qual’è la sua esperienza in merito?

Sicuramente gli svedesi sono affascinati dalla cucina italiana. La pizza è uno dei cibi preferiti per piccoli e grandi. Così come la pasta. Ho notato un’evoluzione positiva nell’avvicinamento alla cucina italiana. Sempre di più gli svedesi apprezzano la”vera” cucina italiana e non la versione svedesizzata di qualche anno fà. Aiutano i viaggi in Italia, i numerosi libri di cucina e la possibilità di trovare qui quasi tutti i prodotti di base come se si fosse in Italia. Penso sempre che per esempio 60 anni fa l’aglio si comprava in farmacia. Ora si puó comprare la burrata come le cime di rapa e quello che non si trova nei negozi si può ordinare presso uno dei tanti importatori che ci sono nel paese. La cucina dei ristoranti è spesso un pò svedesizzata ed in mano a non italiani che cavalcano l’onda positiva dell’italianità senza avere la cultura e la sensibilità della nostra gastronomia e che rovinano quindi la reputazione dei veri ristoratori italiani. Il compito dell’Accademia è proprio quello di promuovere e far conoscere gli autentici ristoranti italiani e di smascherare quelli che io chiamo pseudo italiani.


Mi viene anche spontaneo chiederle cosa pensa invece della cucina svedese, se c’è qualche piatto in particolare a cui è affezionato e se vuole raccontarlo ai nostri lettori?


La cucina svedese può essere di alta classe. Molti chef svedesi sono internazionalmente riconosciuti come eccellenze. A parte queste ottime punte, c’è una cucina per tutti che gioca su alcuni tipici prodotti nordici e che ha un gusto qualche volta speciale per noi e che dobbiamo imparare ad apprezzare. Penso alle aringhe, ai vari salmoni o merluzzi, ai caviali, agli stufati, alle carni di alce o di renna, ai frutti di bosco. Ma i miei piatti preferiti sono lo renskav (spezzatino di renna con panna tradizionale dei Sami), il Kalix löjrom (piccolissime uova di coregone di Kalix), le köttbullar (polpette) piccole e fatte in casa, il gravad lax (salmone marinato) e per dolce il semla (maritozzo con pasta di mandorle e tanta panna).


Cosa pensa dei ristoranti italiani a Stoccolma e dei suoi ristoratori?Ci sono eccellenze che potrebbe raccomandare?

Come ho detto prima vi é un spettro molto ampio di ristoranti e pizzerie che si richiamano all’Italia. Passiamo da locali di buona qualità che non fanno rimpiangere l’Italia ad altri che provano a seguire la moda con risultati più o meno mediocri fino a locali che sfruttano solamente la parola Italia con risultati deprimenti. Una prima cernita viene dalla lettura del menù. Se ci sono errori grossolani in italiano nella descrizione del piatto é chiaro che il locale non annovera italiani nello staff. E ci sarebbe da scrivere un libro umoristico su cosa abbiamo trovato in molti menu. Poi il
servizio in sala. Se nessuno dei camerieri parla la nostra lingua l’italianità è sospetta. Ed infine il cibo che è il vero valore da apprezzare e dove si gioca il successo della serata. Ho in testa alcuni posti sia pizzerie che ristoranti molto buoni che, per evidenti ragioni, preferisco non nominare. Sulla Guida ai ristoranti dell’Accademia potete trovarli.


Lei è ormai da tanti anni via dall’Italia, anche se, come mi ha raccontato, ante pandemia ci tornava spesso e, in particolare è legato a Roma e Milano. Può raccontarci cosa le manca in generale dell’Italia? Pensa di ritornarci a vivere?Come si è trovato in Svezia e quali sono i punti di contatto e di differenza tra l’Italia e la Svezia, secondo lei?

Vero! Mi sento orgogliosamente romano ed adoro la mia città e tutto quello che ha dato al mondo nel passato. Ma amo anche Milano che mi ha accolto e mi ha permesso un sereno lavoro senza compromessi. E Milano ha un fascino che devi scoprire e c’è molto da scoprire. Passeggiare senza meta in ambedue le città è uno dei momenti più belli delle mie permanenze in Italia. Dell’Italia mi manca di respirare l’arte che si puó trovare nel piú piccolo paesino, la natura maestosa e penso alle Dolomiti, la natura spettacolare e penso alla Costiera amalfitana, il mangiare delle trattorie con cibi locali ed i vecchi amici con cui ci si ritrova anno dopo anno con immutata familiarità. E per fortuna in questi mesi difficili possiamo usare ZOOM, ma è proprio un’altra cosa.
Peró non penso di rientrare a vivere in Italia. Ci sono cose che non riesco piú a sopportare come ad esempio il caos, l’aumentata latente aggressività delle persone, la burocrazia, la corruzione. Chiaramente bisogna sempre distinguere caso per caso. In Svezia trovo tranquillità, regole abbastanza seguite, rispetto ed accettabile funzionamento della cosa pubblica, amore per la natura, l’allmannsrätt (diritto d’accesso), il sentimento “lagom” (intraducibile “non troppo, ma non troppo poco”). Tanti dicono che qui la vita è noiosa e che è difficile integrarsi. Forse io ho un DNA scandinavo, ma qui mi sento a casa come a Roma e mi ci sono sentito dal mio primo arrivo a Stoccolma per lavoro nel 1983. Credo che sia importante come ci si pone nel paese che ci ha accolto. Inutile pretendere cose simili a quelle italiane Sono realtà diverse. Sono comportamenti diversi anche se in fondo sono gli stessi sentimenti espressi in maniera differente. Io ho il mio giro d’amici svedesi e quello d’italiani e mi trovo bene interagendo tra i due. Posso anche dire che mi attrae moltissimo il profondo Nord, il paese dei Sami con i suoi silenzi, l’aurora boreale, il
sole di mezzanotte ed anche Gotland e così via. Sono forse un vichingo reincarnato? La Svezia ha tanti aspetti nascosti, a cominciare dai suoi abitanti, coperti spesso dall’innata timidezza della gente, che é un piacere scoprire.


A Stoccolma ci sono moltissimi italiani, quali sono i suoi rapporti con la comunità italiana e quale differenza vede tra i nuovi espatriati e quelli della sua generazione?

Rapporti molto buoni. Con le mie attività ho contatti con italiani di tutte le età. Devo dire che ci sono due ondate di italiani che hanno raggiunto la Svezia dalla fine della guerra. La prima dagli anni cinquanta di operai specializzati specialmente dal Nord Italia che in maggioranza si sono integrati sposandosi qui e che hanno ora figli e nipoti ”svedesi” e di operatori nella ristorazione che ha continuato praticamente fino ad ora. La seconda ondata è quella recente di persone con una buona educazione e specializzazione che lavorano spesso nella ricerca. Mentre i primi erano in genere persone sole, gli ultimi arrivano con famiglia. Mentre i primi avevano difficoltà d’integrazione per la lingua e per una certa incomprensione culturale allora abbastanza comune, gli altri parlano come minimo inglese e lavorano e vivono in un’ambiente internazionale. La facilità dei viaggi ha poi portato ad una emigrazione di ”relazione” che vale per uomini e per donne. Conosco tante ragazze italiane che hanno trovato in Svezia il compagno della vita.
Questa è la ”mia” Svezia che con grande piacere condivido con voi. Chiaramente ci sono tante ”Svezie” ed il mio invito è di venire qui come viaggiatori e non come turisti per cercare di carpirne i segreti.

Annalisa Spinelli corrispondente Progetto Radici Stoccolma (Svezia)

Redazione@progetto-radici.it




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