Witches Are Back 2024 Sì, sono una puttana – Performance di e con Barbara Lalle

Witches Are Back 2024  Sì, sono una puttana – Performance di e con Barbara Lalle

Sì, sono una puttana – Performance di e con Barbara Lalle
A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca

Da un testo di Clementine Morrigan
Con la partecipazione della soprano Loredana Margheriti
Con la partecipazione di
Daniela Carreras, Maria Teresa Filetici, Edith Fatoumata Maiga, Roberta Melasecca, Selene Pacelli , Francesca Perti, Alessandra Pompa, Miriam Procopio, Annagrazia Stammati

26 gennaio 2024 ore 20.00
Teatro del CSOA Forte Prenestino
Via F. Delpino – Roma

All’interno del Festival Witches Are Back 2024 al Forte Prenestino, per il 14° anniversario della fondazione del collettivo internazionale di artiste/* indipendenti, negli spazi del Teatro del Forte andrà in scena la performance Sì, sono una puttana di e con Barbara Lalle, a cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca.

La performance nasce da un testo di Clementine Morrigan e vede la partecipazione della soprano Loredana Margheriti e di Daniela Carreras, Maria Teresa Filetici, Edith Fatoumata Maiga, Roberta Melasecca, Selene Pacelli , Francesca Perti, Alessandra Pompa, Miriam Procopio, Annagrazia Stammati.

Dal testo critico Il mistero della puttana di Michela Becchis

“Puttana. Un nulla cambia una donna da Maria alla Grande Meretrice. Basta ancora una calza sfilata, due tette troppo grandi, ma il culmine della dissoluzione femminile è dire “NO”. […] Anche dentro una società più o meno organizzata e che non prevede una rivelazione finale, la donna, ancor prima di scegliere un ruolo che trasgredisce e al tempo conferma l’etica patriarcale, è comunque una sorta di incidente necessario solo a perpetrare la genia dei maschi, è comunque una macchina della sovversione sempre pronta ad esplodere e in quanto tale è necessario codificarla per poterla più facilmente archiviare. Allora anche la categoria “puttana” è importante che venga delineata e soggettivata dal pensiero ossessivo maschile che ordinatamente separa desiderio buono da distruzione, amore da violenza e presenti il desiderio maschile come colonna della società patriarcale con il ruolo della donna equamente diviso tra quello pubblico di madre/moglie e quello privato/denegato di puttana. […] Allora se è l’ordine simbolico maschile a codificare puntigliosamente chi sia una puttana, come può una donna riappropriarsi di se stessa e autodeterminarsi anche ponendosi dentro quella categoria che esala desiderio maschile? È quanto fa Barbara Lalle in questa performance. Prende il testo di Clementin Morrigan, gli presta il suo corpo femminile e lo guarda da dentro. […] Ecco quindi che mettendo in scena una molteplicità di donne, il monolitismo morale codificato e introiettato nel trauma della “brutta sporca e cattiva” viene meno. Si rientra in quella frattura fatta di mistero che è e si impone come frattura apocalittica nell’universo maschile. Chi? Chi è la grande meretrice? Chi tra quelle donne è Maria, il buono e l’ubbidiente, chi Babilonia, il cattivo che reca confusione? Quale tra le donne che ci guardano trasgredisce alla Legge? Tutte. Perché Lalle introduce un altro elemento intollerabile per la presunta unicità, singolarità del desiderio maschile, fatto in realtà di solipsistica e nevrotica ripetitività: la relazione. Questa dentro il sistema politico, linguistico, simbolico patriarcale non è pensabile perché è ciò che interconnette pluralità e parzialità che non si compongono, non si sovrappongono e sono perennemente differibili e tuttavia si dipendono perché si riconoscono e mettono in circolazione anche lo stesso trauma mutandolo in conoscenza e anche in arte, in un’azione simbolica cioè che non ha pretesa di controllo. È in questo che risiede quel mistero che scompagina la certezza del reale codificato fatto di “oggetti” dotati di proprietà facilmente riconoscibili. Ecco perché nel tableau vivant che vedrete c’è certamente quella idea di relazione che è cardine del pensiero di genere, ma c’è anche l’indecifrabilità di dove si nasconda davvero, in cosa mai consista quel potenziale di sovversione che ogni donna reca con sé, che sia una puttana o un’anziana signora che sorridendo raccontò che il suo perfetto matrimonio borghese era stato così solido e lungo perché a suo marito “Non aveva mai dato confidenza”.”

Dal testo critico Auto-soggettivazione del corpo di Roberta Melasecca

Sì, sono una puttana. La performance di Barbara Lalle, nella rilettura di un testo di Clementine Morrigan, è scrittura del corpo: non è rappresentazione figurativa ma processo di autosoggettivazione e autodeterminazione di esso in una traslazione terminologica che meglio definisce il corpo (della donna) come ‘soggetto’ e lo allontana dall’essere naturalmente ‘oggetto’. La differenziazione, e contrapposizione, tra oggetto e soggetto è, infatti, proprio alla base dell’ordine simbolico androcentrico e patriarcale, ampiamente affrontato durante due secoli di pensiero e movimento femminista.

Fin dalle sue origini greche, la supremazia dell’uomo sulla donna viene teorizzata come principio naturale e, per tale motivo, considerato giusto, distinguendo così una sfera pubblica assegnata agli uomini e una privata assegnata alle donne, escluse dai luoghi maschili dei saperi e dei poteri. […] Tale visione, di natura binaria, fondandosi su una logica bipolare che assegna il positivo al polo maschile e il negativo a quello femminile, evidenza l’uomo come soggetto e la donna come oggetto, lasciando la possibilità solo al genere maschile di autorappresentarsi e di decidere la rappresentazione del sesso femminile a sé meglio congeniale e funzionale. Pertanto le donne o assumono la configurazione di madri e mogli volte alla cura oppure di seduttrici e ‘puttane’, oggetto della trasgressione sessuale maschile. […] Alcune teorie recenti propongono di costruire, pertanto, accanto alla sostanza tutta maschile una essenza tutta femminile capace di soggettivarsi e autorappresentarsi, la Donna: “all’Uomo di tutti gli uomini si aggiunge la Donna di tutte le donne”. È, dunque, su questa nuova identificazione e identità del soggetto-donna, che mantiene al centro il corpo come manifestazione del suo essere differenziato e non omologato e che si pone in binario parallelo e con complementare al soggetto-uomo, si instaura un nuovo ed inedito equilibrio, ancora fragile ma in divenire continuo.

La performance di Barbara Lalle dichiara questa ferma intenzione e la scelta di interpretare il testo di Morrigan attraverso un sistema di espressioni ed immagini ne afferma lo spirito più profondo, radicato in un continuum di esperienze. Allora la voce, che evoca visioni mentali, si frantuma e si parcellizza, si destruttura, per divenire ‘condivisione’, che non annulli le differenze ma le consideri come specificità di un diversificato sistema culturale. Il testo di Clementine, crudo, veritiero, lucido, appassionato, a tratti spietato, si incarna nell’azione dell’artista e in quella della materia che si presta all’effigie delle dieci donne partecipanti alla messa in scena del tableau vivant. La parola dice, la presenza conferma. […] Nel superamento della dicotomia tra soggetto e alterità e nella rifondazione di un nuovo paradigma culturale, appare, dunque, uno spazio naturale che affonda le sue radici nel ‘desiderio’, un universo simbolico che anela all’infinito e che esprime il reciproco riconoscimento.”

Si ringrazia per l’immagine di copertina, della serie The Absence, Attilio Solzi.

Barbara Lalle, terapista per la riabilitazione neurologica post‐traumatica e docente impegnata quotidianamente nell’integrazione delle disabilità gravi, mossa da una “emergenza di dire”, come artista, attraverso le varie forme delle arti visive (pittura, fotografia, video, ecc.) e della performance, esplora le modalità in cui disagio, deprivazione, dolore possano essere compresi, narrati, superati. Sperimenta da anni le diverse modalità di arte partecipata, coinvolgendo altri artisti e le comunità locali dove opera. Finalista Premio Adrenalina 2012; finalista Premio Cascella 2015; Premio Città di Soriano 2015; menzione speciale Bridge Art 2018. Performance: 2015. L’arte dell’errore giudiziarioIl labirinto di Icaro involato, MAXXI; Esodi, MACRO. 2016 Rilevazione-Rivelazione; ContattoNon è area per voi, RM; Logos in progress, RM. 2017. M-UNO Interno 14, MACRO; Bautta, Millepiani RM; APRIR-SI, Case Romane del Celio RM; 2018. Burning Home, Tevere Art Gallery; 2019. Buck up and cry!, MACRO; Realtà Istantanee, MACRO; Punto di Partenza, portici di Piazza Vittorio Emanuele II Roma; Più forte, T.A.G. Roma; 2020. Stauros performance itinerante Roma, Ring Giardini di Colle Oppio Roma, Tre cose vuole il campo, Roma; 2021. Templi frondosi, installazione ambientale con Dario Marcozzi, Passo del Furlo Fossombrone (PU); Buck up and cry, installazione multimediale performativa, Festival Todiimmagina 2021; TAG Roma; Habitus, performance Santa Marinella (RM); 2022 performance Visualizzazione di un angelo, Torre degli Annibaldi Roma; 2023 performance Lapsus in vitam, Studio Campo Boario Roma; 2023 performance Io vedo…, Biblioteca Laurentina Roma. 

Witches Are Back è un collettivo internazionale di artiste/* indipendenti, appartenenti a varie scene underground, sganciate/* totalmente dalle logiche mainstream di mercificazione del panorama artistico e culturale, con un intenso focus politico sull’attivismo transfemminista intersezionale e dagli inequivocabili contenuti esoterici. Il progetto nasce a Roma nel 2010 e si sposta a Berlino nel 2015, dove magiche creature provenienti da diverse parti del mondo si sono unite al team, con l’obiettivo di dare ad artiste/*della scena underground e al loro pubblico più spazi “sexism free” e “queer safe” nei quali esprimersi, in eventi organizzati professionalmente che includono performance art, concerti, DJ set, talk e mostre d’arte, promuovendo così il talento creativo e dando nuovi stimoli alle culture alternative. Nel 2020 le streghe fondano la loro etichetta discografica e la loro trasmissione radio, che trova il suo spazio all’interno del palinsesto di Radioforte, la radio del Forte Prenestino. Nel 2021 lanciano l’iconica campagna di hackvertising “Queer Is Not A Brand” portandola in varie parti del mondo. In oltre una decade di attività´, Witches Are Back ha ispirato generazioni di artiste/*, creative/*,attiviste/*, portando in auge la figura della strega in quanto protagonista assoluta dell’immaginario della lotta transfemminista contemporanea.

 

INFO

Witches Are Back 2024
26 gennaio 2024 ore 18.00-4.00
CSOA Forte Prenestino – Roma

Sì, sono una puttana – Performance di e con Barbara Lalle
A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca
Testi critici di Michela Becchis e Roberta Melasecca
Da un testo di Clementine Morrigan
Con la partecipazione della soprano Loredana Margheriti
Con la partecipazione di Daniela Carreras, Maria Teresa Filetici, Edith Fatoumata Maiga, Roberta Melasecca, Selene Pacelli , Francesca Perti, Alessandra Pompa, Miriam Procopio, Annagrazia Stammati
Consulente d’immagine: Anna Varchetta
Copertina: Attilio Solzi, The Absence, fotografia – courtesy l’artista

26 gennaio 2024 ore 20.00
Teatro del CSOA Forte Prenestino
Via F. Delpino – Roma

Barbara Lalle
barbix2002@libero.it

Roberta Melasecca
roberta.melasecca@gmail.com – tel. 3494945612
interno14next.wordpress.commelaseccapressoffice.itdryapple.wordpress.com

Witches Are Back
witchesareback.com

forteprenestino.net

Antonio Peragine

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