Il micro credito: è un esempio di finanza etica che ha un futuro nella società digitale?

Il micro credito: è un esempio di finanza etica che ha un futuro nella società digitale?

di Antonino Giannone^

Se pensiamo all’etica come all’insieme di dottrine e riflessioni che si occupano del comportamento pratico dell’uomo relativamente al vero bene e a come fare per conseguire lo stesso, sia verso se stessi che verso gli altri, allora il comportamento etico dovrebbe essere la normalità ed essere implicito sia nell’agire quotidiano, sia nel linguaggio. Purtroppo sappiamo ed è stato ampiamente registrato in questi decenni che abbiamo assistito a un decadimento dei Valori etici in quasi tutti i settori delle attività della società perché la persona e la sua dignità non sono più sempre al centro nell’era digitale.  Accade, purtroppo, che di etica si parla quando questa non c’è più (come faceva rilevare già tanti anni fa il filosofo Hegel).

L’attuale recupero che l’economia sta facendo dell’etica è dato proprio dalla difficile sostenibilità delle azioni economiche relativamente all’attuale stato dell’umanità; la speranza è che il ripensare l’azione dell’uomo in senso etico serva per la costruzione di un mondo più equo e più giusto.

Un esempio virtuoso di finanza etica è rappresentato dal micro credito.

Il microcredito: Principi e Valori[1]

Il micro credito è uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione.

Il micro credito si basa su un unico insieme di principi   che sono facilmente distinguibili dalle tendenze dei più vasti mercati creditizi. Il micro credito tende a sollevare dalla miseria l’uomo per riportarlo, facendolo transitare da stadi intermedi come la povertà, alla sua dignità di figlio di Dio, uguale a tutti gli altri esseri umani presenti sulla terra.

La finanza etica e il micro credito sono, dunque, realtà spesso forte-mente critiche verso il sistema. Il micro credito tende, più semplicemente, a dare delle risposte rapide e efficaci al vivere quotidiano, permettendo, con piccole somme, l’avvio di attività lavorative o la risoluzione di piccoli problemi contingenti che possono cambiare in meglio la realtà dei nuclei familiari e sociali. Il micro credito si sta dimostrando efficace in contesti socio-economici dove spesso le difficoltà del vivere non permettono riflessioni sulle filosofie dell’esistenza, ma si concentrano solo e semplicemente sul come tirare a “campare” dignitosamente.

I non bancabili

I cosiddetti non bancabili sono coloro che, siano persone fisiche o giuridiche, sono esclusi dalla possibilità di avere rapporti bancari: o perché non sono in grado di avere reddito adeguato; o perché non possono offrire garanzie. Di fatto, i non bancabili sono i nuovi poveri, presenti sempre di più nei paesi occidentali oltre che, come si sa, nei paesi dei vari Sud del mondo. Le organizzazioni di micro credito sono state inizialmente create come alternativa ai “prestiti-squali”, noti per poter approfittare dei clienti. Infatti, molti istituti di micro credito hanno iniziato come organizzazioni non-profit e hanno operato con i fondi statali o con i finanziamenti privati. Dal 1980, tuttavia l’approccio ai “sistemi finanziari”, influenzato dal neoliberismo e diffuso dall’Istituto di Sviluppo Internazionale dell’Università di Harvard, divenne l’ideologia dominante tra le organizzazioni di micro credito.

                La commercializzazione del micro credito è iniziata negli anni ‘80[2]. Molte organizzazioni di micro credito ora funzionano come delle banche indipendenti. Ciò li ha portati a pagare tassi di interesse più elevati sui prestiti e ponendo maggiore enfasi sui programmi di risparmio.  L’applicazione del micro credito nell’economia neoliberista ha generato molti dibattiti tra gli studiosi e i professionisti dello sviluppo con forti critiche da parte degli operatori finanziarie nei confronti di direttori di banca di micro credito che avrebbero applicato tassi molti elevati per un arricchimento personale.

                Il micro credito e la visione strategica. La novità è rappresentata dalla possibilità che non solo è possibile finanziare i “non bancabili”, ma che si possono addirittura trarne dei vantaggi, sia di bilancio per le istituzioni interessate che per le comunità sociali dove viene praticato. I nuovi comportamenti suonano come un forte rimprovero a una disciplina economica che quasi mai, sebbene in modo informale, si è posta il problema di sviluppare l’economia e la finanza in contesti dove il sopravvivere giorno per giorno è un problema molto grave.

I vantaggi del micro credito. I metodi utilizzati dal micro credito consistono nell’attuare procedure che:

-favoriscano la conoscenza delle informazioni per l’istituzione;

-permettano l’utilizzo di metodologie che inducono l’adozione di particolari comportamenti da parte dei beneficiari del credito;

-favoriscano la conoscenza dell’utilizzo che ne verrà fatto;

-permettano di ridurre al minimo le asimmetrie informative.

Da ciò, la possibilità di riduzione di costi vari relativi e di un’applicazione più consona delle garanzie. In definitiva si apre la possibilità d’erogazione ai più e non ai meno. 

La dignità legata al finanziamento

Amiamo…non nelle grandi, ma nelle piccole cose fatte con grande amore.

C’è tanto amore in tutti noi. Non dobbiamo temere di manifestarlo.

Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano.

Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe.

Madre Teresa di Calcutta[3]

Il micro credito ha superato la visione di un credito che vede solo i rischi e non le opportunità. Si è potuto constatare che i poveri sono solvibili in quanto, per il tipo di cultura locale, spesso collettiva, a cui sono stati abituati: difendono la propria dignità; desiderano mantenere una dignità nel loro ambiente, specie quello rurale; capiscono che l’unica possibilità di emancipazione economica è la restituzione dei crediti concessi. È proprio sul concetto della dignità che il micro credito ha ovviato alle difficoltà di un sistema considerato ormai staticamente immodificabile.

                Il micro credito alle donne. Il prestito esclusivo per le donne ha avuto inizio nel 1980, quando la Grameen Bank ha trovato che le donne hanno tassi di rimborso più elevati, e tendono ad accettare prestiti più piccoli rispetto agli uomini. Successivamente, molte istituzioni di micro credito hanno utilizzato l’obiettivo di emancipazione delle donne per giustificare i loro prestiti sproporzionati alle donne. I prestiti alle donne sono diventati un principio importante nel microcredito[4]. Alcune banche hanno creato una nuova strategia per combinare il microcredito con i servizi sanitari, in quanto la salute dei loro clienti è fondamentale per il successo del microcredito. Grameen Bank, inizialmente ha cercato di dare a uomini e donne parità di tassi, poi le donne sono diventate il 95% dei clienti della banca[5].

Le garanzie

Relativamente alle modalità operative, su questi problemi si agisce con un uso attento e consapevole delle garanzie in genere, spostando l’attenzione non più al valore di mercato del bene, ma al “valore” per il beneficiario, sulla sua credibilità sociale; ciò comporta l’adozione di nuove forme di dialogo e impostazione dell’operazione finanziaria.

                I bisogni, punti di forza. Le indagini specifiche, basate su di un’analisi dei valori rilevanti per gli individui a basso reddito, spostano l’ottica dalle valutazioni economico-quantitative a quelle economico qualitative/qualitative-sociali. Queste analisi non sono da considerarsi meno valide per un’analisi seria da parte sia delle istituzioni finanziarie, sia della realtà sociale che vuole risollevarsi.

O.N.U e microcredito

La vita di una nazione è sicura solo finché la nazione è onesta, sincera e virtuosa.

Frederick Douglass[6]

Da molto tempo. l’O.N.U. suggerisce ai Paesi componenti che il microcredito è utile e che bisogna attivare maggiori condizioni per svilup-parlo. Bisognerebbe superare le asimmetrie informative, infatti il problema più arduo per il servizio bancario tradizionale nell’intermediazione finanziaria è rappresentato dalla difficoltà di avere più o meno precise informazioni sui propri clienti; questo è uno degli aspetti che comporta il razionamento del credito, osservabile in tutti i mercati.

Nel 2006 è stato istituito il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito[7] che poi il Governo ha trasformato nell’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM). L’obiettivo di questo Ente: sradicare la povertà e di supportare la lotta all’esclusione sociale in Italia e, in ambito internazionale, nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione, di coordinare con compiti di promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli «strumenti micro finanziari» promossi dall’Unione Europea, nonché delle «attività micro finanziarie» realizzate a valere su fondi dell’Unione Europea[8].

Secondo la disciplina legislativa del microcredito, i finanziamenti consistono in un prestito di limitato importo con obbligo di restituzione, concesso in assenza di particolari garanzie a soggetti svantaggiati o in difficoltà economica, mirato al finanziamento di microimprese, alla creazione di occupazione (auto impiego), al sostegno socio-assistenziale nonché agli studi, supportato da peculiari azioni di accoglienza, ascolto e accompagnamento.

L’augurio è che al microcredito possano ricorrere i non bancabili, persone che sono in grado di utilizzare la loro manualità come artigiano, come esperto di cucito e di tanti altri piccoli lavori utili. In particolare, pensiamo ai giovani, non bancabili, che potrebbero presentare idee progettuali innovative con fattibilità economica riguardanti nuove applicazioni per servizi e metodi di produzione.

Ma pensiamo che il problema centrale da approfondire sia esaminare concretamente la fattibilità del cambio di paradigma economico-sociale che la storia ha consegnato sino ad oggi: da una emissione di denaro a debito, a una a credito. Si tratta dello sviluppo di un “buon programma”, anche sperimentale, in cui vi sia costantemente equilibrio fra i costi e i benefici che la buona Politica deve saper condividere con la Collettività attraverso il voto democratico, la trasparenza e la prosperità più diffusa.

È un’utopia? Forse, ma i principi attuativi di questi nuovi paradigmi economico-sociali trovano ormai sempre più l’attenzione di studiosi di economia, di sociologia, di etica e oggi d’intelligenza artificiale, con la creazione di monete parallele. Aumenta sempre più l’attenzione della gente comune che, in numero sempre più crescente ha perso o va perdendo il suo status di un benessere economico minimo. Con l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, si assisterà a dei mutamenti sostanziali nei modelli economico-finanziari, che abbiamo conosciuto e applicato, fino ad oggi, in Italia e in altri Paesi occidentali.

 ^ Antonino Giannone, Prof. Leadership and Ethics, è Editorialista A.N.I.M. (Associazione Nazionale Italiani nel Mondo). È Membro di diversi Comitati Tecnico-Scientifici.

[1] Questo articolo riprende argomenti trattati nel libro di: A. Giannone, Leadership and Ethics nella società della globalizzazione. Ed. Eurilink University Press, Roma Novembre 2021.

[2] Ufficialmente il microcredito è iniziato nel 1984 con la formazione di unità “Desa” (BRI-UD), all’interno della Banca Rakyat Indonesia offrendo microprestiti ‘kupedes’ sulla base dei tassi di interesse di mercato.

[3] Anjeze Gonxhe Bojaxhiu (Skopje, Macedonia del Nord, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997), proclamata Santa Teresa di Calcutta dalla Chiesa cattolica il 19 ottobre 2013.

[4] Banche e ONG come Banco Sol, WWB e Pro Mujer si dedicano solo alle donne.

[5] Le donne continuano a costituire la maggioranza di tutti i beneficiari di microcredito nei Paesi dove viene applicato.

[6] Politico, scrittore statunitense, sostenitore del diritto di voto per le donne (Cordova, Maryland, Stati Uniti, febbraio 1818 – Washington, 20 febbraio 1895).

[7] D. L. 10 gennaio 2006 n. 2 convertito in Legge 11 marzo 2006 n. 81. Successivamente D.L. 13-5-2011 n.70 2011 Semestre Europeo-Prime disposizioni urgenti per l’economia.

[8] Legge del 12 luglio 2011 n.106, art.8, c.4 bis lettera b).

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Redazione

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