Viaggio A Padova attraverso gli occhi di Monica Montedoro padovana di adozione

Viaggio A Padova attraverso gli occhi di Monica Montedoro padovana di adozione

 Le ragioni di una visita

Padova è conosciuta in tutto il mondo per la Basilica di S. Antonio, di proprietà del Vaticano, ed è, quindi, meta di turismo religioso e non solo il 13 giugno, giorno in cui si festeggia proprio S. Antonio. Il consiglio, comunque, è quello di venirci e di assistere alla bellissima processione a cui prendono parte tante associazioni autorizzate che sfilano con i loro emblemi e le loro vesti caratteristiche.

Sicuramente, molti conoscono il detto che Padova è la città dei “tre senza”: un prato senza erba (la bellissima piazza chiamata Prato della Valle), un Santo senza nome (ah, già…quando si va in basilica qui si dice “andiamo al Santo…”) ed un Caffè senza porte: il famoso Pedrocchi.

Ebbene, proprio grazie anche alla chiesa del “Santo” ed al bellissimo convento ad essa attiguo Padova ha ottenuto a luglio del 2021 il tanto atteso riconoscimento da parte dell’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

Alla scoperta degli otto siti che hanno contribuito ad ottenere il meritato premio

Padova è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale Unesco a luglio 2021 per gli straordinari cicli pittorici ad affresco del Trecento, che caratterizzano ben otto siti di interesse artistico e culturale presenti nel centro storico e grazie a tali opere alla città è stato attribuito il titolo di “Urbs picta”.

I siti che custodiscono i cicli pittorici trecenteschi ad affresco sono:

  • la Cappella degli Scrovegni con i bellissimi affreschi di Giotto che rappresentano la vita di Maria e di Cristo ed i Vizi e le Virtù;
  • la Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo agli Eremitani, con gli affreschi del Guariento e di Giusto de’ Menabuoi;
  • il Palazzo della Ragione, antico tribunale, inizialmente decorato da Giotto, rimaneggiato in seguito a causa di un incendio;
  • la Cappella della Reggia dei Carraresi, in cui ritroviamo la mano del Guariento;
  • il Battistero della Cattedrale, affrescato interamente da Giusto de’ Menabuoi;
  • la Basilica e il Convento del Santo, in cui troviamo vari artisti,
  • l’Oratorio di San Giorgio, con il ciclo pittorico di Altichiero e la collaborazione di Jacopo da Verona;
  • l’Oratorio di San Michele, in cui ritroviamo Jacopo da Verona.

Curiosità

 Si pensi che nel 1580 fu fondata Zamość città Polacca, da Jan Zamoyski magnate ed etmano (indica il grado militare più alto dell’esercito), come capitale dei propri vastissimi possedimenti all’interno della Confederazione polacco-lituana. Uomo di profonda cultura e vasti interessi, Zamoyski aveva studiato all’Università di Padova, era stato anche rettore dell’Università dei Legisti, e se ne era innamorato.

Tornato in patria chiamò l’architetto padovano Bernardo Morando per sviluppare un centro urbano ad immagine e somiglianza di Padova.

Zamość fu edificata sul percorso commerciale che collega l’Europa occidentale e settentrionale al Mar Nero, secondo un progetto di “città ideale” rinascimentale. Concepita per svolgere allo stesso tempo funzioni di residenza principesca, centro commerciale e presidio militare, per certe caratteristiche ricorda, dunque, la città veneta e viene, per questo, chiamata “la Padova del Nord”. Nel 1992, il centro storico di Zamość è stato iscritto nella lista Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Un po’ di storia

Secondo la leggenda, ricalcando le vicissitudini di Enea che lo portarono a fondare Roma, Padova è stata fondata da Antenore, condottiero in fuga da Troia.

Si narra che Antenore dopo aver risalito il Mar Adriatico e, alla guida dei “Veneti”, antica popolazione proveniente dall’Illiria o Asia Minore, sia penetrato nel territorio dalla laguna giungendo in una zona vicino ad un fiume dove vi fondò Padova.

Virgilio nell’Eneide dice: «Qui egli pose la città di Padova e la sede dei Teucri, e diede un nome alla gente, e l’armi appese di Troia: ora riposa composto in placida quiete».

A smentire questa tesi, però, ci pensa un Padovano d’eccellenza: Tito Livio (Patavium, 59 a.C. – Patavium, 17 d.C). Tito Livio, infatti, accompagna Antenore solo fino allo sbarco e aggiunge che, preso con sé un consistente gruppo di Eneti, provenienti dalla Paflagonia e che avevano perso il loro re in guerra, li conduce sulle sponde del Nord dell’Adriatico, dove sconfigge gli Euganei, abitanti del luogo, insediandosi al loro posto. Gli Eneti diventeranno, pio, i Veneti.

Per tornare con forza alla tesi virgiliana bisogna attendere il 1274. Un umanista padovano, tale Lovato Lovati, appartenente ad una ricca famiglia di notai, riporta alla luce, grazie alla sua grande passione per l’archeologia, due vasi pieni di monete ed una cassa di piombo. Dentro quest’ultima ne scopre un’altra in legno di cipresso contenente uno scheletro ed una spada. Nessun dubbio: si tratta delle spoglie di Antenore! Il comune, reduce dal ventennio ezzeliniano ed incastrato tra le mire espansionistiche dei veronesi ad ovest e dei veneziani ad est, prende la palla al balzo ed inizia i festeggiamenti!

E questa volta, prima che si ritorni coi piedi per terra, ci vorranno secoli…Nel 1985, infatti, il monumento funebre eretto in ricordo dell’eroe viene riaperto. I resti trovati al suo interno riveleranno, dopo un’analisi accurata, che si tratta certamente di un guerriero, ma di epoca più recente. Probabilmente, uno dei tanti barbari transitati dal Veneto dopo la caduta dell’Impero Romano. Patavium risultava, quindi, fondata…ed anche già decaduta!

[Fonti storiche: Storia di Padova – Toni Grossi e Francesco Jori – Edizioni Biblioteca dell’Immagine]

“Se si guarda la cartina del Veneto ci si accorge che Padova è quasi al centro, così come quasi al centro c’è il cuore.

Ho riflettuto più volte su questa immagine e, sarà che da quando ci abito me ne sono innamorata, ma io la vedo proprio così…come un cuore pulsante…di arte, cultura, storia…”.

Monica Montedoro

Redazione

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