Il Bene Comune vive di produttività ma muore di sperequazione

Il Bene Comune vive di produttività ma muore di sperequazione
Non ci sono certezze in proposito; ma trasformare un insieme di individui, culturalmente diversi e giuridicamente sovrani, in uno Stato solidale e salvifico; a giudicare dai fatti, forse è lavoro “inadatto agli uomini” direbbe Rousseau.
Perché i cittadini restano proprietari delle loro cose, ma in aggiunta diventano conproprietari dello Stato democratico, col pieno diritto di usufruire dei vantaggi generati da questa istituzione collettiva, ma senza l’obbligo di risarcire le vittime da eventuali danni di malgoverno.
E mancando la responsabilità pubblica, i cittadini crescono l’albero dello Stato con l’illusione di raccogliere solo frutti; ma poi, devastandolo e derubandolo impunemente, a quell’albero finiscono per “impiccarsi” economicamente e oltre (vedi italiani).
Se in Italia ci fosse un modello di Stato socialista e solidale, non ci sarebbe una corsa dissennata a ricoprire incarichi dirigenziali o di governo, col privilegio di raccogliere indebitamente frutti copiosi, perché poi si avrebbe l’obbligo di risarcire gli esclusi e i danneggiati.
Ma negli attuali e anomali modelli occidentali “comuliberisti”, (dove non comanda nessuno perché comandano tutti) l’intera classe dirigente corre ad abbuffarsi di privilegi, tanto da uccidere di disagi i governati, e ipotecare il futuro persino ai propri figli e nipoti.
Insomma, volere un popolo fortemente competitivo e produttivo, per farne uno Stato socialista e concretamente solidale, è geniale come volere la moglie ubriaca e la botte piena.
Perché lo Stato socialista muore di improduttività e parassitismo. E quello liberale, di avidità, disonestà e devastazione ambientale inarrestabile.
E tutto quello che noi italiani stiamo subendo e imparando in conseguenza della guerra, del caro gas, del carovita e dello sfascio pubblico a 360 gradi; (24 secoli fa) era già perfettamente chiaro a Platone, che ha tentato inutilmente di metterci in guardia contro le patologie politiche mortali con queste inequivocabili parole:
“Se dei miseri avidi di trarre profitto personale si avventano sul bene pubblico, con tutte le intenzioni di doverne strappare il proprio tornaconto, non sarà possibile avere una Città ben governata, in quanto, essendo il potere oggetto di discordia, una guerra fratricida e intestina prima o poi manderà in rovina i contendenti, e con loro tutto il resto dello Stato.”
In 24 secoli, i popoli hanno tentato tutte le forme possibili di cultura sociale, politica ed economica, ma nessuno ha saputo coltivare l’albero del “BENE COMUNE” produttivo, perequativo e libero da parassiti.
Vale a dire protetto da patologie ideologiche devastanti tipo comunismo, liberissimo, statalismo, giustizialismo, burocratismo e oligarchia finanziaria che ora sembrerebbe prevalente quanto a potere tirannico; ma incapace di darsi e governare un “Ordine Mondiale” che non faccia girare a ritroso le lancette della storia.
Franco Luceri
Daniela Piesco

Daniela Piesco

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