“I contadini volanti” e l’oro della costiera

“I contadini volanti” e l’oro della costiera
 
 
 
Dopo tempo che non scrivevo, ho deciso di riprendere e ricominciare con un articolo sulla mia terra, la Campania, che amo profondamente.
Le radici sono forti e si fanno sentire.
E cosí, quando l’amica giornalista e comunicatrice Annamaria Barbato Ricci mi ha inviato del materiale e alcuni suoi articoli e proposto di scrivere di un argomento così suggestivo, non ho resistito!
Se poi aggiungiamo l’invito a scrivere, garbatamente rivoltomi in questi mesi dal  co-direttore Daniela Piesco, proprio non potevo tirarmi indietro.
Grazie a queste due donne straordinarie per avermi spronata e supportata!
 
Oggi vi invito a fare un viaggio immaginario in Costiera amalfitana, per me il posto più bello del mondo… siete pronti?
Quando penso al colore giallo, chiudo gli occhi e la prima immagine che mi viene in mente è quella dei limoni della Divina Costiera.
Ora chiudete gli occhi e immaginate delle verdi terrazze, scavate nei monti che fanno da cornice alla costa e si ergono a picco sul mare blu della costiera amalfitana, e man mano che vi avvicinate, brilla un luccichio giallo. Voi pensate che siano delle pepite d’oro e infatti, in senso lato, lo sono! È l’oro della costiera: i Limoni “Sfusato di Amalfi
 
Questa qualità è molto antica, risale addirittura al 1200 e deve il suo ingresso in Costiera al periodo in cui Amalfi, Repubblica marinara importante e forte, solcava tutti i mari conosciuti.Cosí i marinai amalfitani importarono l’ “oro giallo” dall’Oriente e notarono che le piante attecchivano perfettamente nel loro microclima. 
Qualche secolo dopo, a fine ‘700, ne iniziò la grande richiesta per combattere uno dei mali che falcidiava i marinai a lungo imbarcati, ossia lo scorbuto. La richiesta cresceva proporzionalmente alle terrazze in Costiera, fino ad avere un vero e proprio boom intorno al 1800.
Precisamente  “fra l’800 e il secondo dopoguerra del ‘900 – racconta Flavia Amabile, divenuta la vera ‘apostola’ divulgatrice delle condizioni non floride di questa coltivazione di nicchia, che, scarsamente remunerativa, potrebbe scomparire per sempre.

Flavia è anche l’autrice delle suggestive immagini a corredo di quest’articolo – si creò una microeconomia “limoniera” importante, tanto che furono creati sempre nuovi terrazzamenti, tra i 50 metri sul livello del mare e i 400. Ciò indicava che, all’epoca, era una coltivazione proficua. 

Ora, invece, chi riesce a ricavarne redditualità, ha dovuto trasformare l’attività e ridurre la vendita di limoni, privilegiando la loro trasformazione in liquori e marmellate e avviando un turismo esperienziale, che va affermandosi sempre più sul mercato turistico.”

Flavia Amabile è una giornalista de La Stampa, specializzata da decenni nella stesura di importanti articoli sui fenomeni sociali, che vive a Roma ma originaria di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno: dal 2000 ha iniziato ad interessarsi dell’ “oro” della Costiera e a diffondere l’Sos di questo piccolo comparto.

Racconta: “Solo nel 2000 (…), affondando lo sguardo su quella Costa col suo manto di limoneti, mi sono resa conto che c’era una realtà che non avevo mai approfondito.

Mi fulminò l’immagine di un contadino ottantenne che, con la perizia e l’equilibrio di un giovanotto, stava curando le sue piante di limoni, passando da un palo all’altro che ne reggono il giusto orientamento, sfalsati sulle terrazze del proprio giardino. Un giardino intero può estendersi anche per decine di terrazze. Sono un miracolo dell’alleanza fra l’uomo e la Natura.”

Nel 2015 pubblica un libro fotografico, nell’ambito del suo Progetto, “I contadini volanti”, che descrive mirabilmente con foto le terrazze e la vita degli ” eroi della costiera”.

Infatti, Vorrei – dice – che l’attenzione si focalizzasse su chi lavora con abilità, perizia e amore, sui suoi gesti, sull’intensità della fatica, senza che si possa essere distratti dalla bellezza del paesaggio, che pure c’è. 

Ritraggo come, nel periodo della raccolta, da metà marzo ad ottobre/novembre, ognuno dei lavoratori – ma anche le lavoratrici sono tante! – trasporta, rigorosamente sulle proprie spalle, lungo i terrazzamenti e le lunghe scale, anche di 100 scalini, per arrivare a ciglio strada e caricare sui camion, cesti il cui peso varia dai 34 ai 59 chili, tanti, tanti, su e giù, senza respiro. Oppure stende i rami o s’inerpica sui pali di castagno per cogliere i frutti.”

 
Ebbene proprio questi “eroi moderni” sono gli ultimi custodi di un bene in estinzione.
Sì, avete capito bene!In estinzione!!!
Perchè uno dei problemi è il prezzo a cui vengono pagati, non proporzionato allo sforzo immane che fanno.E sicuramente il prezzo che paghiamo dal fruttivendolo non è quello che percepiscono i nostri protagonisti. Se a questo si aggiunge che, invece di essere considerati come categoria speciale, vengono assimilati a normali agricoltori, si capisce bene come nessun giovane voglia più fare l’eroe!
 
Ancora una volta superficialità legislativa e omologazione delle categorie da parte della nostra classe politica (incompetente, strafottente  o pigra, non so dire) sommata alla dura legge del mercato odierno, più una certa noncuranza anche di noi cittadini campani che non diamo la giusta importanza e protezione ai nostri beni più preziosi, sono in grado di distruggere un bene  che ha centinaia di anni ed è una produzione tipica di un sito diventato patrimonio dell’Unesco.
Onestamente non riesco a capacitarmi cosa stia succedendo alla mia amata Italia, che premia il non lavoro facendo pervenire un reddito a chi non fa nulla e invece non interviene a difesa di questa impavida categoria, che si riduce sempre più, mentre le giovani generazioni vanno via, con un “reddito di custodia”.
Senza i terrazzamenti e il presidio  dei contadini, incendi, frane, precarietà del terreno offuscherebbero la bellezza di questo angolo di mondo, dove la rigogliosa natura è attrattore di turisti da tutto il mondo.
La conoscenza è il primo passo per la consapevolezza e bisogna ripartire da qui per cambiare le cose. E spero di aver contribuito, anche se nel mio piccolo, a diffondere il grido d’allarme riguardante questo problema. 
Ringrazio pubblicamente anche Flavia Amabile per la sua crociata a favore del “nostro oro” e mi troverà sempre al suo fianco quando e se lo vorrà.
 
Il nostro viaggio immaginario, ma neppure tanto, si conclude qui e spero che abbiate visto con me l’oro della costiera, con i suoi colori e i suoi profumi, abbiate immaginato il verde delle terrazze della costiera con i suoi luccichii gialli, ma soprattutto abbiate anche intravisto questi uomini impavidi che saltellando da una terrazza coltivata a limoni all’altra, come trapezisti instancabili, portano sulle nostre tavole un vero e proprio tesoro senza pari. Il pericolo è proprio di non poter più fare questo viaggio e neppure immaginare questo oro e soprattutto che le nuove generazioni non ne vengano mai a sapere dell’esistenza.
Annalisa Spinelli
Redazione Radici
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