La guerra di Putin ha messo in crisi l’economia russa isolandola dal resto dal mondo

La guerra di Putin ha messo in crisi l’economia russa isolandola dal resto dal mondo
© MIKHAIL KLIMENTYEV / SPUTNIK / AFP - Vladimir Putin

Diventano sempre più insistenti i rumors sulla sua possibile destituzione

Le iniziative diplomatiche per fare cessare il fuoco in Ucraina da parte della Russia e riportare la ormai tanto agognata pace in questo martoriato paese procede a lacrime lente, troppo  lente. Mentre si intensificano ogni giorno di più, con una protervia che ci riesce difficile riscontrare se non nell’oscuro periodo del nazismo, i bombardamenti e le dure rappresaglie militari con uccisioni, violenze,stupri, morti ammazzati e gettati in fosse comuni senza il diritto ad una sepoltura cristiana, distruzioni di case, ospedali, gallerie d’arte  e quant’altro.

Le trattative diplomatiche stanno diventando un po’ come la tela di Penelope, si costruisce di giorno  e la si disfa di notte. Nel mentre si viaggia purtroppo verso il terzo mese di guerra sono tanti gli accadimenti importanti che caratterizzano questi giorni a ridosso della sfilata dell’armata rossa nella piazza Rossa di Mosca dinanzi allo Zar Putin che ha tenuto il rituale discorso in toni dimessi lontani dai toni roboanti e trionfalistici che hanno caratterizzato tutte le precedenti sfiliate.

Tra le tante bugie con le quali Putin ha condito il suo discorso vi è quella relativa alla Nato incolpata di voler con le sue strategie isolare la Russia dal contesto europeo e mondiale tanto da costringerla per legittima difesa a reagire invadendo l’Ucraina. Di tanto in verità non vi è alcun riscontro a livello internazionale e  di agenzie che si occupano di  strategie militari.

Intanto  come in agenda  Draghi ha incontrato per la prima volta il presidente americano Biden che non ha perso l’occasione nel mentre stringeva calorosamente  la mano al nostro presidente, tra baci e abbracci, di far rilevare l’antica e consolidata amicizia tra l’America e l’Italia alla faccia di Putin che  “voleva dividerci, ma  ha fallito”. Intanto una notizia apparentemente rassicurante ci giunge dalla Intelligence Usa che ha diffuso un comunicato in cui si si prevede che la guerra in Ucraina corre un : “Rischio escalation, ma senza armi nucleari”.

Il ministro russo Lavrov, uomo di fiducia di Putin, non ha intanto perso l’occasione per gettare altro fuoco su un mondo che va in fiamme annunciando lo “Stop al mondo dominato dagli USA”. Putin a sua volta  nega la legge marziale in Russia, ma non parla della tragedia dei suoi soldati:  migliaia di corpi di soldati russi sono stati ritrovati dentro treni frigo e decine di cadaveri in strada a Kharkiv. Roba da inorridire e notizie ovviamente che non giungono alla popolazione russa che non deve sapere delle conseguenze assurde della guerra scatenata da Putin per mire ed ambizioni assolutamente e tragicamente personali.

Intanto la Procura Bari ha aperto un’indagine su presunti crimini di guerra commessi da soldati russi su civili ucraini.

Il fascicolo d’inchiesta barese è aperto a carico di ignoti per “collaborazione internazionale su crimini di aggressione”. Fa seguito alla richiesta avanzata da Eurojust alle Procure presso la Corte penale internazionale e nei diversi Stati membri di “conservare, analizzare e archiviare le prove relative a crimini contro l’umanità commessi in Ucraina”.

A Bari l’indagine, delegata alla Polizia, è coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dall’aggiunto Francesco Giannella. Intanto per Zelensky: “Se l’Ucraina fosse stata nella Nato, non vi sarebbe stata alcuna guerra. Per la Russia la Nato era una delle ragioni per farci la guerra, ma potremmo trovarne altre decine. La verità – ha proseguito Zelensky – è che Mosca non ci considera come popolo, come nazione, vuole solo mantenere il controllo al 100% sul nostro paese. Non ci vede come uno Stato indipendente e ci teme perchè questa nostra indipendenza potrebbe essere un esempio per altre nazioni.  Il ministro Lavrov insiste: “Dopo Ucraina stop al dominio Usa nel mondo.

Speriamo e ci aspettiamo che la finalizzazione della nostra operazione militare e il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi contribuiscano a fermare i tentativi dell’Occidente di minare il diritto internazionale e di ignorare e violare i principi della Carta delle Nazioni Unite, compreso quello dell’uguaglianza sovrana degli Stati. Inoltre, costringerà l’Occidente a smettere di spingere per un cosiddetto ordine mondiale unipolare dominato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati”. Con l’attacco all’Ucraina, Mosca ha risposto ad «una minaccia diretta vicino ai confini russi», perché «un attacco era stato preparato, anche alla Crimea». Così si è espresso il presidente russo alla parata sulla Piazza Rossa a Mosca per il Giorno della vittoria sul Nazismo.

Mosca vuole mostrare i muscoli al mondo e ha fatto sfilare 11.000 soldati e carri armati. «La Russia – ha sottolineato Putin – è sempre stata favorevole alla creazione di un sistema indivisibile per la sicurezza, ma la Nato non ha voluto ascoltarci». E ancora, su quello che sta succedendo in Ucraina: «I Paesi della Nato non hanno voluto ascoltarci, quando lo scorso dicembre abbiamo proposto di definire un accordo sulla sicurezza. Significa che avevano altri progetti. Avevano preparato apertamente un’altra operazione punitiva nel Donbass, una aggressione nelle nostre terre storiche, inclusa la Crimea, a Kiev si è parlato di ripristinare le armi nucleari. Il blocco Nato ha iniziato a militarizzare i territori vicino ai nostri confini.

E questo per noi rappresentava una minaccia inammissibile ai nostri confini. Il pericolo è cresciuto ogni giorno, il nostro è stato un atto preventivo, una decisione necessaria e giusta. Perché con l’attacco all’Ucraina Mosca ha risposto a «una minaccia diretta vicino ai confini russi», perché «una attacco era stato preparato, anche alla Crimea».  Poi Putin ha ammonito che «l’orrore di una guerra globale non si deve ripetere». C’è anche spazio per un poco di umana pietà: la morte di ogni soldato e ufficiale è una «perdita irreparabile», e il governo russo farà di «tutto per aiutare le loro famiglie». Poi una stoccata all’America: «Voglio che i veterani americani sappiano che siamo orgogliosi delle loro gesta», ha detto Putin, affermando che gli Usa hanno vietato di andare a Mosca ad un gruppo di ex combattenti Usa della Seconda Guerra mondiale.

Gli Stati Uniti d’America, soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica – ha proseguito Putin – hanno iniziato a parlare della loro esclusività, umiliando così non solo il mondo intero, ma anche i loro satelliti, che devono fingere di non accorgersi di nulla e ingoiare docilmente tutto ma la Russia ha un carattere diverso. Non rinunceremo mai all’amore per la Patria, alla fede e ai valori tradizionali, ai costumi dei nostri antenati, al rispetto per tutti i popoli e le culture”. Alla parata sulla Piazza Rossa era presente anche il patriarca Kirill, massima autorità della Chiesa ortodossa di Mosca. Il patriarca è apparso nelle immagini della tribuna ufficiale accanto al vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitri Medvedev. A Putin risponde Zelensky: “Putin come Hitler, è maledetto dai suoi avi. Solo un pazzo può sperare di ripetere 2.194 giorni di guerra della Seconda guerra mondiale.

Putin sta ripetendo oggi gli orribili crimini del regime di Hitler, seguendo la filosofia dei nazisti e replicando tutto quello che hanno fatto. Egli è condannato. per sempre. Perché è stato maledetto da milioni di antenati quando ha cominciato ad imitare il loro assassino. E allora perderà tutto”. Per Max Seddon, capo dell’ufficio di Mosca del Financial Times. «Il grande assente del discorso di Putin è stata la parola ”vittoria”.

Ha detto che le sue truppe stanno combattendo eroicamente nel Donbass, ma non ha menzionato Mariupol o altri territori catturati D’altra parte, la situazione militare, all’inizio dell’undicesima settimana del conflitto, non sembra prendere una piega favorevole a Mosca. Negli ultimi giorni , i rovesci sono venuti ancora dal mare. Kiev afferma che è  stata colpita da un missile e danneggiata la fregata “Admiral Makarov”, il gioiello rimasto alla Russia nel Mar Nero. Era la nave che nel luglio 2018 si esibiva sulle acque davanti a San Pietroburgo nella sfilata più importante, nella giornata dedicata alla Marina. Il mezzo più moderno della classe Admiral Grigorovich nella flotta del Mar Nero era appena entrato in servizio il tale precedente, prendendo base a Sebastopoli.

Per Putin è stato  un altro duro colpo, dopo l’affondamento il mese scorso dell’incrociatore missilistico “Moskva” e la distruzione a marzo della nave da sbarco “Saratov”, affondata nel porto di Berdiansk dopo essere stata colpita, secondo gli ucraini, dai droni che danneggiarono anche la “Caesar Kunikov” e la “Novocherkassk”. Alla Russia, dicono gli analisti militari, sono rimaste solo tre grandi navi da impiegare in combattimento nella guerra d’Ucraina. Se a Sud le cose non vanno bene, nemmeno a Est l’Armata segna progressi significativi. Se non vi saranno novità sostanziali sarà difficile nascondere le difficoltà del Cremlino nel gestire la crisi che ha innescato e dalla quale Putin non ha una semplice via di uscita.

Una difficoltà aggravata, se l’inchiesta della testata Bellingcat fosse fondata, dalla solitudine dello Zar, che avrebbe deciso il via all’invasione senza informare molti dei suoi più stretti collaboratori, che adesso gli sarebbe ostili, pur senza avere la forza di ribellarsi. Di qui la domanda che serpeggia in tutte le cancellerie e in  tutte le redazioni di ogni mezzo d’informazione, su quale potrebbe essere il destino di Putin, se fallisse la guerra in Ucraina, sul piano dell’immagine nazionale e internazionale. Putin, dicono,  è un uomo calmo, mentalmente organizzato, educato all’autocontrollo e diverso dai suoi predecessori: sia dai comunisti che da quella banda di matti capitanata da Boris Eltsin il quale lo aveva voluto lanciare in politica augurandosi che rimediasse ai suoi errori, come diceva spesso in pubblico.

Putin era stato un solerte ufficiale del Kgb, un giovanissimo e poliglotta tenente colonnello nella sede centrale tedesca di Dresda, nella Repubblica Democratica, quando lavorava nell’ufficio di collegamento fra Kgb sovietico e Stasi tedesca e di lì dominava l’intero resau degli intrighi internazionali, compreso il terrorismo arabo e quello itinerante di bande armate a contratto come quella di Ilich Ramirez Sanchez, nome di battaglia Carlos, che sta scontando due ergastoli a Parigi.

Quel sistema ha delle sensibilità acute e tipiche della mentalità russa e non tollera l’esposizione al ridicolo, come ai tempi di Krusciov durante la guerra fredda e come sta accadendo oggi con la sventurata campagna d’Ucraina. È per questo che, fondate o no, crescono le voci di golpe o di forti movimenti interni al mondo militare che ha un suo codice rigidissimo e che Putin fra l’altro conosce fin troppo bene. Ed è questo il conto che non torna: perché un uomo espresso dall’apparato, si comporta in modo opposto alla tradizione e ai codici?.

Il tavolo al quale siede Putin si allunga di giorno in giorno e quella distanza crescente è la misura del suo timore e del suo isolamento che lo porterebbero inevitabilmente alla destituzione ed alla definitiva scomparsa dalla scena politica mondiale. Il rischio diventa ogni giorno di più incombente, staremo a vedere!

Giacomo Marcario

Redazione Radici

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