Quando I filosofi parlano di guerra in Ucraina

Quando I filosofi parlano di guerra in Ucraina

Di Apostolos Apostolou

“NATO’s philosopher”- i filosofi di NATO hanno sctitto Santiago Zabala (Universitá Pompeu Fabra) e Claudio Gallo (giornalista della Stampa). Il primo pensatore che può aiutarci a comprendere le azioni e le motivazioni della NATO nel periodo che ha preceduto la guerra in Ucraina è forse il venerato filosofo tedesco Jurgen Habermas. Habermas era contrario all’invasione dell’Iraq nel 2003, ma ha sostenuto il bombardamento della Jugoslavia da parte della NATO nel 1999 senza l’approvazione delle Nazioni Unite.

Data la minaccia di un’escalation nucleare, nel contesto della guerra in Ucraina, ora chiede “unο equilibrio di potere”.

Francis Fukuyama è un altro celebre pensatore che sostiene lo stesso modello di socialdemocrazia secondo Habermas è un modello – secondo sempre di Fukuyama – che può aiutare a spiegare le motivazioni e il pensiero dietro le strategie della NATO negli ultimi decenni. Cosi secondo Fukuyama, questo modello è stato realizzato dopo la Guerra Fredda, in seguito al trionfo della democrazia liberale occidentale sull’Unione Sovietica. Per Fukuyama, questa situazione sostiene la fine della storia, o il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità. Il pensatore americano abbia recentemente riconosciuto che queste democrazie occidentali possono decadere, cioè tornare indietro a un certo punto, ha recentemente attestato che se “gli Stati Uniti e i poteri dell’Occidente” non fermeranno la Russia, la Cina e altri non- poteri democratici dal fare ciò che desiderano e dominare il mondo, potremmo trovarci di fronte alla “fine della storia”.

Questo è il motivo per cui ha recentemente elogiato i piani di Finlandia e Svezia di aderire alla NATO in risposta all’invasione dell’Ucraina da parte di Putin.

Un altro pensatore che può aiutarci a capire la posizione della NATO nel conflitto in Ucraina senza dubbio è il filosofo politico americano ed esperto di moralità della guerra, Michael Walzer.

Secondo Waltzer, la guerra in Ucraina sta dimostrando ancora una volta il valore duraturo della teoria della “guerra giusta”.

Questa teoria – che ha guidato come una teoria moderna di Occidente – è stata usata, almeno in una certa misura, per giustificare molti degli interventi della NATO negli ultimi decenni. Walzer ha sostenuto le affermazioni di “guerra giusta” di Israele contro la Palestina e ha ricevuto critiche significative per averlo fatto, ma ora sta sostenendo l’armamento dell’Ucraina invece di cercare soluzioni diplomatiche al conflitto. “Siamo rassegnati”, ha detto di recente, “al fatto che ogni via d’uscita ora passa per la vittoria militare”.

Con la sua percezione del conflitto come una “guerra giusta” possiamo capire come pansa oggi la NATO, e le potenze occidentali.

Anche secondo il pensatore francese Bernard-Henri Lévy, gli interventi della Nato contro la Russia in Siria, Libia e ora in Ucraina erano non solo giustificati ma vitali, perché non c’è alternativa all’Occidente come portatore di valori universali.

Per sostenitore del sogno del 18° secolo dei diritti umani universali, crede – come ha spiegato in un Forum della Gioventù della NATO nel 2009 – che l’Occidente sia fondamentale per difendere non solo questi valori, ma tutti i valori che contano. Se Bernard-Henri Lévy (BHL) è (troppo) spesso favorevole all’intervento militare è perché crede che “altre civiltà” (i russi, i cinesi o i musulmani) prevalgano diventare la potenza dominante sulla Terra sia sempre un pericolo maggiore della guerra, per quanto costosa o distruttiva. La sua visione del mondo – e similmente quella della NATO – riflette il solito archetipo (per lo più biblico americano) del bene contro il male.

Noam Chomsky – intellettuale occidentale sempre attento ai difetti della civiltà occidentale – abbiamo la scelta “di combattere la Russia fino all’ultimo ucraino” o cercare una “soluzione diplomatica”. Il professore americano preferisce la seconda opzione anche se implicherebbe fare concessioni alle richieste russe perché crede che questo sia l’unico modo per evitare la guerra nucleare. Il problema ora è (secondo Noam Chomsky) che ci stiamo dirigendo verso una “pace calda”, o come ha detto Slavoj Zizek, dove “ingenti investimenti militari sostengono un nuovo fragile equilibrio di potere”.

Mentre Aleksandr Dugin, filosofo e politologo considerato l’ideologo del numero uno del Cremlino è chiaro che i globalisti vogliano introdurre un nuovo ordine mondiale e contro il loro piano propone di “destare lo spirito dell’uomo”: una teoria che, stando alle sue ultime dichiarazioni, avrebbe trovato applicazione anche al conflitto in corso in Ucraina.

Apostolos Apostolou. Professore di filosofia e giornalista.

Redazione Radici

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