L’esaltazione del piacere: il libertinismo di John Wilmot

L’esaltazione del piacere: il libertinismo di John Wilmot
dipinto di John Wilmot, H.Jacob - Getty Images

John Wilmot, il libertino “sfarzosamente gradevole”

Di Chiara Fiaschetti

Il concetto

Il libertinismo si afferma nel XVII secolo tra i liberi pensatori in forte contrapposizione con la morale tradizionale cristiana.
Spensierati e frivoli aristocratici, fuori da una riflessione sistematica da riferimenti etici assoluti, venivano trascinati dall’impulso spontaneo dell’anima. L’uomo libertino è l’uomo che si trova al centro dell’autorità assoluta del caos, dalla fatalità che guida le forze esterne del mondo e non sottomesso a leggi premeditate.

Le forze causali dalle quali il libertino si lascia guidare pongono quest’ultimo in netta contrapposizione alla Legge e alla morale tradizionale.
Il termine, di origine filosofica, indica dunque colui dedito alla vita edonistica in cui il bene morale è associato al piacere, fine ultimo dell’essere umano.

Amanti di professione, giovani affascinanti e attraenti, spensierati e sessualmente irresistibili. Una condizione tipica dei cortigiani, come John Wilmot, conte di Rochester, poeta, drammaturgo e letterato alla corte di re Carlo II d’Inghilterra.

 

Johnny Depp in “The Libertine” nei panni di John Wilmot, 2004

John Wilmot alla corte di re Carlo II

John Wilmot, conte di Rochester, nasce a Ditchley nel 1647 da Anna St. John, contessa di Rochester e da Henry Wilmot, visconte e alcolizzato.

Da bambino, John Wilmot, imparò presto il latino e si appassionò agli scritti di Augusto. La sua spiccata personalità cominciò ad emergere nel Wadham College dell’Università di Oxford. A soli quattordici anni gli venne conferito un titolo di studio onorifico dal conte di Clarendon e, successivamente, il sovrano Carlo II che precedentemente aveva nominato il padre Henry come conte, conferì al giovane una pensione di circa 500 sterline.
John Wilmot viaggiò in Francia e in Italia e tornò in patria nel 1664, tornato a Londra Wilmot venne ammesso a corte.

Carlo II, in quegli anni, inizia a programmare il matrimonio tra Rochester e la ricca ereditiera, Elizabeth Malet. La bella Elizabeth attira presto l’attenzione di Wilmot che tenterà più volte di conquistare senza successo. A impedire l’unione tra i due era la famiglia della Malet, che si opponeva duramente al matrimonio.

Ciò che accadde più in là viene trascritto nel Diario di Samuel Pepys, politico e funzionario inglese. Il Diario di Pepys è un’affascinante commistione di curiosi avvenimenti e ci tramanda l’avvenimento della sera del 28 maggio del 1665. Nel viaggio di ritorno dal palazzo di Whitehall, Elizabeth viene trascinata dalla sua carrozza a quella di Rochester che la violenta più volte.

Catturato e rinchiuso nella Torre di Londra, John Wilmot cerca di redimersi scrivendo un’apologia destinata al sovrano inglese; si offrirà poco dopo per  combattere la Seconda guerra anglo-olandese grazie alla quale raggiunge moltissima fama fino a diventare un eroe di guerra. Wilmot riesce così ad attirare di nuovo l’attenzione di re Carlo che lo nominerà Gentleman of the Bedchamber della casa inglese.
Nel 1667 Rochester sposò Elizabeth Millet, la quale sembrava amarlo sinceramente.
La vita di Wilmot era fatta di scrittura e poesie. Alla tenuta Rochester, il conte si dedicava alla poesia spesso accompagnata dall’alcol.

Un alcolizzato e un depravato, come spesso usavano descriverlo, Wilmot si dedicava a piaceri stravaganti facendo soffrire la povera moglie che nel frattempo controllava le finanze.
Il conte prese parte alla
Merry Gang, compagnia composta da poeti, letterati e, in generale, da figure di spicco dell’alta borghesia.

Tra i componenti c’era George Villiers, duca di Buckingham, al quale Wilmot dedicò espliciti versi erotici.


Elizabeth Berry, George Etherege, il teatro

La bisessualità di Wilmot trova conferma in numerosi suoi scritti che contribuirono a fare del conte la figura emblematica del libertinismo inglese.
Successivamente, Rochester si legherà sempre di più a Goerge Etherege.
Accomunati dalla passione per la letteratura e successivamente da una passione sessuale, i due inizieranno a lavorare nel mondo dello spettacolo. In questo scenario Elizabeth Berry attirerà l’attenzione di Wilmot.

La Berry, una giovane attrice, inizia a prendere lezioni di recitazione da Rochester divenendo la sua “protetta”.
Berry darà una figlia al conte, così come all’amico Etherege e diventa la protagonista dei lavori teatrali di Wilmot.

In questi anni Carlo II commissionò al conte una composizione satirica presumibilmente destinata a un avversario politico. Ubriaco, Wilmot consegnò al re il componimento sbagliato e finì esiliato.

L’esilio di John Wilmot

Al verde, Wilmot iniziò a lavorare come mercante. Successivamente iniziò ad operare sotto il nome di Dottor Bendo, un medico specializzato nella cura di disturbi sessuali, come impotenza o infertilità. I metodi attuati nella cura, discutibili ma funzionanti, portarono al conte in rovina moltissimi pazienti, specialmente donne alle quali Wilmot risolverà i problemi di infertilità presentandosi egli stesso come donatore di seme.
In fine, Rochester venne riammesso nella camera dei lord ma poco dopo si ammalerà.
Colpito da sifilide o forse gonorrea, nonché dall’abuso di alcolici, Wilmot cadde in depressione.

Le sue biografie raccontano che solo sul letto di morte deciderà di convertirsi al cristianesimo.
Rochester morì nel 1680, alla sua morte, si accompagnerà quella della moglie Elizabeth e del figlio Charles.

Forse un seguace di Hobbes, sicuramente un nichilista, John Wilmot è l’incarnazione emblematica del libertinismo, tanto da essere soprannominato “Il Libertino”.
I suoi principi, scrive Wilmot, erano:

‹‹l’amore violento per il piacere e una buona disposizione per il piacere stravagante.››

 

 

Chiara Fiaschetti

Chiara Fiaschetti

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