New York negli scatti di Fulvio Roiter 

New York negli scatti di Fulvio Roiter 
L’Istituto Italiano di Cultura di New York, in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-Marimò, ospita dal 3 al 27 maggio la mostra di Fulvio Roiter “High-Rise New York”, concepita in occasione del ventesimo anniversario dell’11 settembre 2001.

L’esposizione celebra la città e la gente di New York. Comprende fotografie a colori scattate tra il 1984 e il 1998 dal fotografo italiano di fama internazionale Fulvio Roiter (Meolo, 1926 – Venezia, 2016), che catturano collettivamente i tratti di bellezza, forza, resilienza e speranza con un senso di struggente immediatezza ed eleganza senza tempo.

Ricordano una New York che era una volta, il suo skyline immediatamente riconoscibile, irreparabilmente e arbitrariamente alterato da eventi che si susseguirono solo pochi anni dopo. “Fulvio Roiter: High-Rise New York” non è, tuttavia, un cenno nostalgico a quel passato. Mentre New York emerge dall’ennesima esperienza che cambia la vita causata dalla pandemia globale di Covid-19, il ritratto intimo di Roiter di New York e dei suoi abitanti si erge come uno stoico promemoria della vita dopo la morte, della luce dopo l’oscurità.

In occasione dell’evento, l’Istituto ha organizzato anche un dibattito cui parteciperanno Victoria Noel-Johnson, curatrice della mostra, Fabio Finotti, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, e Stefano Albertini, direttore di Casa Italiana Zerilli-Marimò.
Nato a Meolo, in provincia di Venezia, nel 1926, Fulvio Roiter si diploma in chimica, ma inizia a dedicarsi alla fotografia nel 1947, diventando professionista nel 1953, anno del primo dei suoi tanti viaggi fotografici in giro per il mondo, quella volta in Sicilia.

Il suo primo libro di fotografie, il volume in bianco e nero “Venise à fleur d’eau”, è stato pubblicato nel 1954. Il suo libro “Umbria: Terra di San Francesco” ha vinto il premio Nadar nel 1956.

Proveniente dalla scuola di fotografia neorealista, Roiter sviluppa ed affina la “forza narrativa e l’occhio poetico“ attraverso le sue fotografie in bianco e nero, adottando un formato insolito per l’epoca – il rettangolo – in cui collocava oggetti e personaggi della vita quotidiana in un contesto che poneva “le forme della composizione“ prima di tutto. Ha ottenuto successo internazionale con le sue fotografie di Venezia, presenti nel libro best-seller del 1977 “Essere Venezia”.
Ha poi abbandonato il mezzo bianco e nero per l’uso del colore, uno dei tanti cambiamenti radicali nel suo stile e nella scelta dei soggetti avvenuti in quel momento.
Durante la sua carriera, Roiter ha pubblicato oltre 70 libri di fotografie dei suoi viaggi in tutto il mondo. È morto a Venezia il 18 aprile 2016. (aise)

Redazione Radici

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