“Il latte dei sogni”: inaugurata a Venezia la biennale arte 2022

“Il latte dei sogni”: inaugurata a Venezia la biennale arte 2022
 La 59. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo “Il latte dei sogni”, a cura di Cecilia Alemani e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Roberto Cicutto, è stata inaugurata il 23 aprile con la cerimonia di premiazione e sarà aperta al pubblico sino al 27 novembre 2022, ai Giardini e all’Arsenale.

La Mostra si articola tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l’Arsenale, includendo 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni. Sono 26 le artiste e gli artisti italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni.

“La Mostra “Il latte dei sogni” prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011) in cui”, spiega Cecilia Alemani, l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé.

L’esposizione “Il latte dei sogni” sceglie le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione, come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”.

“La Mostra”, prosegue la curatrice, “nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza molte domande che evocano non solo questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma riassumono anche molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi? Questi sono alcuni degli interrogativi che fanno da guida a questa edizione della Biennale Arte, la cui ricerca si concentra in particolare attorno a tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra”.

“Distribuite lungo il percorso espositivo al Padiglione Centrale e alle Corderie, cinque piccole mostre tematiche a carattere storico costituiscono una serie di costellazioni nelle quali opere d’arte, oggetti trovati, manufatti e documenti sono raccolti per affrontare alcuni dei temi fondamentali della Mostra”, continua Alemani.

“Concepite come delle capsule del tempo, queste micro-mostre forniscono strumenti di approfondimento e introspezione, intessendo rimandi e corrispondenze tra opere storiche – con importanti prestiti museali e inclusioni inusuali – e le esperienze di artiste e artisti contemporanei esposti negli spazi limitrofi. Le capsule tematiche arricchiscono la Biennale con un approccio trans-storico e trasversale che traccia somiglianze ed eredità tra metodologie e pratiche artistiche simili, anche a distanza di generazioni, creando nuove stratificazioni di senso e cortocircuiti tra presente e passato: una storiografia che procede non per filiazioni e conflitti ma per rapporti simbiotici, simpatie e sorellanze”.

“La Mostra “Il latte dei sogni” è stata concepita e realizzata in un periodo di grande instabilità e incertezza”, spiega ancora Alemani. “La sua genesi ed esecuzione hanno coinciso con l’inizio e il continuo protrarsi della pandemia di Covid-19 che ha costretto La Biennale di Venezia a posticipare questa edizione di un anno, un evento che, sin dal 1895, si era verificato soltanto durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Che la Mostra possa aprire è di per sé un fatto straordinario: non tanto il simbolo di una ritrovata normalità, quanto piuttosto il segno di uno sforzo collettivo che ha qualcosa di miracoloso. In questi interminabili mesi passati di fronte a uno schermo mi sono chiesta più volte quale fosse la responsabilità dell’Esposizione Internazionale d’Arte in questo momento storico e la risposta più semplice e sincera che mi sono riuscita a dare è che la Biennale assomiglia a tutto ciò di cui ci siamo dolorosamente privati in questi ultimi due anni: la libertà di incontrarsi con persone da tutto il mondo, la possibilità di viaggiare, la gioia di stare insieme, la pratica della differenza, della traduzione, dell’incomprensione e quella della comunione.

Il latte dei sogni non è una Mostra sulla pandemia ma registra inevitabilmente le convulsioni dei nostri tempi. In questi momenti, come insegna la storia della Biennale di Venezia, l’arte e gli artisti ci aiutano a immaginare nuove forme di coesistenza e nuove, infinite possibilità di trasformazione”.

La Mostra sarà affiancata da 80 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 5 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica del Camerun, Namibia, Nepal, Sultanato dell’Oman e Uganda. Repubblica del Kazakhstan, Repubblica del Kyrgyzstan e Repubblica dell’Uzbekistan partecipano per la prima volta con un proprio Padiglione.

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è a cura di Eugenio Viola.

Gli Eventi Collaterali ammessi dalla curatrice e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la Mostra.

I premi
In occasione dell’inaugurazione, il 23 aprile scorso, la Giuria della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – composta da Adrienne Edwards (USA), presidente di Giuria, Lorenzo Giusti (Italia), Julieta González (Messico), Bonaventure Soh Bejeng Ndikung (Camerun) e Susanne Pfeffer (Germania) – ha attribuito i premi ufficiali assegnando il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale alla Gran Bretagna con il progetto di Sonia Boyce “Feeling Her Way” allestito ai Giardini della Biennale, curato da Emma Ridgway e con Emma Dexter del British Council in qualità di commissario. Come si legge nella motivazione della giuria, “Sonia Boyce propone un’altra lettura delle storie attraverso il suono. Lavorando in collaborazione con altre donne nere, svela una moltitudine di storie rimaste inascoltate. Boyce propone un linguaggio molto contemporaneo nelle forme frammentate che lo spettatore ricostruisce attraverso la sua esperienza nel padiglione. Vengono poste importanti questioni di prova in opposizione alla perfetta sintonia, così come le relazioni tra le voci in forma di coro, a distanza e in diversi punti della mostra”.
Due le menzioni speciali attribuite alle Partecipazioni Nazionali: alla Francia per “Les rêves n’ont pas de titre / Dreams have no titles” di Zineb Sedira, curato da Yasmina Reggad, Sam Bardaouil e Till Fellrath (Commissario l’Institut Francais con il Ministero per l’Europa e gli Affari Esteri e il Ministero della Cultura); e all’Uganda con “Radiance: They dream in Time”, che vede il progetto di Acaye Kerunen e Collin Sekajugo allestito a Palazzo Palumbo Fossati San Marco 2597 con la curatela di Shaheen Merali (Commissario Naumo Juliana Akoryo).

Il Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale “Il latte dei sogni” è stato assegnato all’americano Simone Leigh
(1967, Chicago, USA), il Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale “Il latte dei sogni” è andato al libanese Ali Cherri (1976, Beirut, Libano). La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali a Lynn Hershman Leeson (1941, Cleveland, USA) e Shuvinai Ashoona (1961, Kinngait, Nunavut, Canada).

Il CdA della Biennale di Venezia, presieduto da Roberto Cicutto, ha attribuito inoltre, su proposta della curatrice della 59. Esposizione Cecilia Alemani, due Leoni d’Oro alla carriera all’artista tedesca Katharina Fritsch e all’artista cilena Cecilia Vicuña.

Redazione Radici

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