In scena Stefan Milenkovich e Enrico Bronzi

In scena Stefan Milenkovich e Enrico Bronzi

Ieri è andato in scena il gran finale della stagione 2022 dell’Ente Concerti di Pesaro (presieduto da Marta Mancini e diretto, sotto il profilo artistico, da Federico Mondelci): l’ultimo appuntamento in programma ha assunto connotati di vera eccellenza.

Sto parlando del concerto che ha celebrato il ritorno in città del violinista serbo Stefan Milenkovich e del violoncellista e direttore d’orchestra Enrico Bronzi: i due artisti sono considerati tra i migliori rappresentanti dei rispettivi strumenti e negli ultimi anni hanno più volte entusiasmato il pubblico pesarese.

In questa occasione si sono presentati per la prima volta insieme proponendo un ricco programma in cui hanno alternato pagine solistiche a brani in duo (alcuni di strabiliante virtuosismo, altri all’insegna di un meticoloso quanto prezioso ingegno compositivo) come nel caso della Sonata per violino e violoncello in la minore op.73 di Maurice Ravel (scritta tra il 1920 e il 1922 e dedicata a Claude Debussy, morto qualche anno prima) e Dhipli Zyia di Iannis Xenakis, compositore, architetto e ingegnere greco naturalizzato francese. Mi preme qui ricordare che per la rilevanza del suo lavoro teorico e compositivo, Xenakis viene annoverato tra le figure artistiche più rappresentative della seconda parte del Novecento.

L’artista introdusse per la prima volta il calcolo come metodo per comporre, prendendo le distanze sia dalle tecniche seriali (considerate un inutile retaggio) sia dai procedimenti aleatori di John Cage in cui alcuni elementi della composizione erano lasciati al caso ed altri (fondamentali nella realizzazione del lavoro) lasciati alle libere decisioni dell’esecutore. Nel 1966 avviò l’uso del calcolatore elettronico come supporto alla composizione.

Le composizioni per violoncello solo che il pubblico ha avuto il piacere di ascoltare sono state la Suite n° 1 in sol maggiore BWV 1007 di Johann Sebastian Bach (conosciuta per essere tra le più eseguite e le più virtuosistiche opere scritte per violoncello), la Pavana Lachrymae di John Dowland/Martin Schildt nella trascrizione di Bronzi (che rappresenta un significativo collegamento tra la tarda musica rinascimentale e la prima musica barocca) e Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tàrrega (colonna sonora del film ‘Giochi proibiti’ di René Clèment), un brano per chitarra classica composto ne 1896 e concepito inizialmente come studio sulla tecnica del tremolo (la variazione periodica dell’ampiezza di un suono).

Milenkovich ha proposto al violino la Sonata n° 2 op. 27 (scritta dal compositore e violinista belga Eugène Ysaÿe sullo stile di Bach i cui incisi musicali sono spesso ripresi all’interno della sonata) e il Capriccio n° 24 di Nicolò Paganini, il più noto ed eseguito, basato come gli altri su procedimenti tecnici di grande varietà ed effetto (picchettati, ottave, decime e pizzicati con la mano sinistra).

Enrico Bronzi ha fondato nel 1990 il Trio di Parma, con cui ha suonato nelle più importanti sale da concerto del mondo. Dal 2001, a seguito delle affermazioni ottenute al Concorso ‘Rostropovich’ di Parigi ed alla vittoria della ‘Paulo Cello Competition’ di Helsinki (dove ricevette anche il Premio per la migliore esecuzione del concerto di Dvorák con la Filarmonica di Helsinki) ha iniziato un’intensa attività solistica che lo ha portato a collaborare con grandi artisti (come Martha Argerich, Alexander Lonquich, Gidon Kremer, Angela Hewitt, Wolfram Christ) e complessi (quali il Quartetto Hagen, la Kremerata Baltica e il Giardino Armonico).

Stefan Milenkovich, nativo di Belgrado, ha cominciato lo studio del violino all’età di tre anni, dimostrando subito un raro talento che lo ha portato alla sua prima apparizione con l’orchestra, come solista, all’età di sei anni, dando il via ad una carriera che gli ha permesso di esibirsi ovunque. È stato invitato, appena decenne, a suonare per il Presidente americano Ronald Reagan (in un concerto natalizio a Washington), per il Presidente URSS Mikhail Gorbaciov (quando aveva 11 anni) e per il Papa Giovanni Paolo II (all’età di 14).

Ha festeggiato il suo millesimo concerto all’età di sedici anni a Monterrey in Messico.
Pesaro ha un rapporto particolare col violinista serbo: lo conosce da tanti anni e gli è sinceramente affezionata, avendolo sentito suonare da bambino, come testimonia una fotografia custodita gelosamente negli archivi dell’Ente Concerti e che sono riuscita a scovare.

 

Redazione Radici

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