Nec spe nec metu

Nec spe nec metu

Di Daniela Piesco Co- Direttore Radici

Purtroppo è una Pasqua di guerra quella che ci apprestiamo a vivere, nell’incertezza sugli sviluppi che avrà l’aggressione della Russia contro l’Ucraina. E il pensiero va ad altre situazioni in cui la festività cristiana è caduta in coincidenza con momenti tragici determinati da conflitti bellici.

Ad esempio il 21 marzo 1918, dieci giorni prima di Pasqua, cominciò  l’offensiva tedesca sul fronte occidentale della Prima guerra mondiale, scatenata nel tentativo di ottenere una vittoria decisiva prima che l’afflusso di uomini e mezzi dagli Stati Uniti, intervenuti nel conflitto nel 1917, sbilanciasse i rapporti di forza.

Quello sforzo, reso possibile dal fatto che la Germania aveva concluso la pace sul fronte orientale con la Russia sovietica nel marzo 1918, fu tuttavia vano.

Pur guadagnando terreno, i tedeschi non riuscirono a sfondare e si logorarono in cento giorni di attacchi, per poi essere ricacciati indietro nella seconda parte dell’anno, fino a quando non furono costretti ad arrendersi.

Riflettendo sul periodo che stiamo vivendo lo si potrebbe paragonare forse ad un «terzo Novecento» che presenta analogie con il passato ma anche preoccupanti novità.

Chi avrebbe mai pensato che le cose potessero andare in questo modo?

Nec spe nec metu (senza speranza, senza paura)

Nè con speranza, nè con paura é un motto anonimo affine alla mentalità stoica che esalta il non crearsi ulteriori problemi oltre a quelli già posti dal presente e sottolinea una prospettiva diversa e meno tragica con cui affrontare il futuro, senza fare leva su illusioni o aspettative.

Insieme a ‘sine spe sine metu’,questa locuzione era molto diffusa in epoca medievale e rinascimentale. Fu molto apprezzata da Isabella d’Este ,una dei più influenti mecenati del Rinascimento; sovvenzionó grandi intellettuali della sua epoca ,tra i quali Raffaello, da Vinci,Ariosto e molti altri.

Lo rese il proprio motto personale e venne scritto all’interno del Palazzo di Mantova.

Ezra Pound,che visitò il Palazzo,lo riutilizza nel terzo componimento dei suoi Cantos ,in cui ricorda il suo giorno a Venezia, quando era in preda a difficoltà economiche e aveva tante fantasie quante incertezze sul futuro, un forte senso di fragilità combinato alla paura di fallire .Il motto chiude il componimento come a rappresentare il proponimento del poeta in quel periodo.

Benché di posizione politica-ideologica drasticamente opposta,Pasolini era molto affine alla poetica di Pound e le sue dichiarazioni a proposito della speranza rispecchiano tale visione e il senso di questo motto:

la parola speranza è completamente cancellata dal mio vocabolario. Continuo a lottare per verità parziali,momento per momento, ora per ora,mese per mese.Ma non mi pongo programmi a lunga scadenza perché non ci credo più.

Lei non ha speranze?

No.”

Vive giorno per giorno?

Non ho più quelle speranze che sono alibi ,ecco.

Lei ha detto che invecchiando si diventa allegri .Perché?

Perché si ha meno futuro e quindi meno speranze. E questo è un grande sollievo”.

(Pier Paolo Pasolini, intervistato da Enzo Biagi)

Peccato che proprio la vecchiaia Pasolini non l’abbia vista .E in realtà di speranza nel genere umano ne aveva da vendere.

Hic et nunc…

La locuzione hic et nunc ,fra i molti che la utilizzarono,fu anche ripresa da Ernst Jünger che la mutuò per caratterizzare la figura del Ribelle:

“Il motto del Ribelle è: «Hic et nunc» – essendo il Ribelle uomo d’azione, azione libera ed indipendente. (…) Non è una libertà che si limita a protestare o emigrare: è una libertà decisa alla lotta”.

Nel “Trattato del ribelle” Junger descrive la figura del guerriero capace di opporsi sia alle tirannidi che alle false democrazie.

Oggi pare riferirsi a  Volodymyr Zelenski..

Ma preme sottolineare che al di là delle sfumature di significato che l’espressione hic et nunc ha assunto nel corso dei secoli, anche in base a chi l’ha detto e al contesto letterario o filosofico nella quale è stata utilizzata, è da considerare come un elemento da tenere in costante considerazione anche nella riflessione spicciola: ogni nostra azione è compiuta qui e ora, nell’immediatezza del presente, il passato e il futuro, per quanto importanti e determinanti, sono ricordi, aspettative, speranze, in definitiva stati mentali che, a ben vedere, seppur capaci di influenzare profondamente la nostra vita, hanno una valenza sempre inferiore alla consapevolezza e la ponderatezza che dovrebbero auspicabilmente accompagnare le nostre azioni.

Del resto ” come fa l’agnello sdentato a convivere con il leone se non mette qualche artiglio e non rinuncia al belato”? (Jolanda Insana)

Daniela Piesco Redazione Corriere Nazionale

Redazione Stampa Parlamento

pH Giovanni Franco

https://www.facebook.com/giovanni.franco.35

Daniela Piesco

Daniela Piesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.