La bolletta triplicata

La bolletta triplicata

Per effetto della pandemia “tra il 2010 ed il 2021, le imprese attive in Italia si sono ridotte di quasi 120mila unità. Nello stesso periodo, però, il sistema dei servizi di mercato – cioè il commercio, il turismo, i trasporti e la logistica, i servizi alle persone ed alle imprese – è cresciuto di quasi 130mila unità. La fotografia è in chiaroscuro, con la presenza di più servizi di alloggio e di ristorazione, ma una dinamica negativa del commercio al dettaglio.

Del resto, i consumi in termini reali sono, oggi, sotto i livelli del 1999. In termini pro-capite, sono sotto i valori del 1998: 17.297 euro del 2021 a fronte dei 17.708 euro di venticinque anni fa”.

Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in una intervista al Sole 24 Ore. Quindi evidenzia che “le indicazioni del Def appaiono sostanzialmente condivisibili.

Ma emerge un certo ‘ottimismo’ sulle previsioni di crescita per l’anno in corso. Anche perché, a nostro avviso, è probabilmente sottostimato l’andamento dell’inflazione dei prezzi al consumo, originariamente sospinta dai prezzi energetici.

Più inflazione significa minore potere d’acquisto delle famiglie e riduzione del valore reale dei risparmi ‘forzosi’ accumulati durante il lungo lockdown. Per il 2022, ci aspettiamo un incremento dei consumi di circa il 2% in termini reali ed una crescita del Pil più prossima al 2% che al 3%”. Quali sono gli effetti del caro energia sul settore?

“Anche a prescindere da più gravi rischi di interruzioni delle forniture energetiche dalla Russia, l’equilibrio economico-finanziario di moltissime imprese appare compromesso, già ai prezzi energetici attuali, anche nel comparto dei servizi. Per i settori del commercio al dettaglio, degli alberghi, dei bar e dei ristoranti, la bolletta energetica di gas ed elettricità costerebbe il triplo nella media del 2022, passando da circa 10 a circa 30 miliardi di euro. L’autotrasporto di merci vedrebbe un incremento dei costi dei carburanti del 40%”.

Quali misure chiedete di porre in cima all’agenda di governo? “15 miliardi di aiuti previsti dal Governo nel Def sono evidentemente insufficienti.

Occorre agire per la crescita attraverso riforme ed investimenti e con la più opportuna ‘flessibilizzazione’ del Pnrr, in ragione di scenari geopolitici ed economici che impattano sui suoi cantieri progettuali ed operativi.

Vanno sostenuti i consumi con scelte mirate di riduzione del prelievo Iva. Vanno supportate le esigenze finanziarie delle imprese con garanzie per l’accesso al credito, moratorie e ristrutturazioni di più lungo termine dei prestiti bancari” e “torna centrale, nel progetto europeo, la questione di una politica energetica comune”.

Redazione Radici

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