Giochi, disegni e lettere: ecco le “scatole di pace” per i bimbi in fuga dall’Ucraina

Giochi, disegni e lettere: ecco le “scatole di pace” per i bimbi in fuga dall’Ucraina

I piccoli studenti delle scuole diocesane di Bologna hanno preparato dei messaggi, lettere e disegni per i bimbi ucraini in fuga dalla guerra

BOLOGNA – Racconti, poesie, giochi, e appelli contro la guerra, rivolti all’Europa e a Putin. Sono i regali che i piccoli studenti delle scuole diocesane di Bologna hanno donato con le loro “scatole della pace” a bimbi ucraini in fuga dalla guerra, per lanciare un messaggio simbolico di pace e accoglienza. La consegna è avvenuta questa mattina nel cortile della Curia, alla presenza delle classi degli istituti privati, in particolare quello di Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco.

L’arcivescovo Matteo Zuppi ha incontrato i ragazzi, leggendo ad alta voce le lettere scritte da loro. “Egregio presidente del Parlamento europeo, le scrivo per chiedere che in Europa non ci siano più guerre e che quelle in corso vengano fatte cessare perché le guerre provocano morte e distruzione”, scrive Sofia, 10 anni. Lettere “bellissime e chiarissime- sottolinea Zuppi- davvero speriamo che la voce dei bambini, che sono delle vittime tra le vittime, possano essere ascoltate dai grandi che fanno la guerra”.

L’iniziativa nasce dal progetto “Adotta un nonno”, promosso da Acli Bologna, Caritas e Ufficio scuola della diocesi, che dallo scoppiare della guerra è stato declinato nella versione “Adotta una famiglia dell’Ucraina“, allargando così la platea oltre che per gli anziani soli, anche per i profughi in fuga, e consiste nell’allestire una scatola con giochi e pensieri, lasciando il contenuto alla fantasia dei bambini. In questo caso, “hanno addirittura scritto un piccolo vocabolario ucraino– racconta suor Luisa Menozzi, dell’Istituto Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco- hanno costruito dei burattini con la traduzione dall’italiano all’Ucraina, facendosi aiutare dalle maestre, e veramente ci hanno impressionato per la loro fantasia”.

le scatole arrivate sono tantissime, “tanto che hanno riempito la nostra scuola”. Il senso, prosegue Menozzi, è “educare anche i bimbi ad accogliere il dono della pace e a pensare davvero che siamo un’unica umanità che ha bisogno di pace. Non c’è distinzione tra ucraini e russi o italiani, europei e americani. Tutti desideriamo costruire la pace nel profondo del nostro cuore e quindi noi siamo convinti che che questa speranza che i bambini ci stanno portando possa essere davvero un dono per per il futuro, per loro e per le nuove generazioni”.

Redazione Radici

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