La difficile battaglia per far vincere la verità

La difficile battaglia per far vincere la verità

Di Nicola Perrone

Le ultime notizie parlano della nuova offensiva dell’esercito russo nel sud dell’Ucraina decisa dal nuovo generale Aleksandr Dvornikov. Lui è un esperto, si è fatto le ossa in Siria dove ha impiegato la sua tattica, per la verità molto semplice: bombarda e rade al suolo ogni cosa e poi manda i suoi soldati a ripulire ciò che resta. Farà lo stesso in Ucraina?

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La pace, una soluzione per arrivare ad una tregua che risparmi in primo luogo la mattanza della popolazione civile, sembra lontana, impossibile. Resta la speranza che il dittatore russo, Vladimir Putin, debba per forza presentarsi alla parata del 9 maggio a Mosca, anniversario della vittoria sovietica contro la Germania nazista, con una qualsiasi vittoria da sventolare di fronte al popolo festante. Che alla fine alla sua voglia sfrenata di potere basti posizionare le sue bandiere nel sud dell’Ucraina. Lo spero, perché anche se non risolutivo quel primo accordo potrebbe far riprendere forza alla soluzione politica, al confronto tra le parti oggi schiacciato dalle bombe e dall’orrore.

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Per noi, i giornalisti che vivono e lavorano in questa parte dell’Occidente, ormai vicino al terreno di battaglia, la sfida più grande è quella di puntare alla verità, a fornire notizie attendibili su quanto sta accadendo. Quando c’è una guerra in corso, con le rispettive propagande che si mettono all’opera, è un lavoro difficile, di verifica continua e di scarto. Ci sono inviati sui luoghi del conflitto, che rischiano la vita per raccontare le stragi e le torture che subiscono i civili. Sono loro le prime sentinelle della verità. Qui da noi, in una situazione diciamo di normale quotidianità, sia in tv che su tutti gli altri media invece ci si azzuffa e ci si accusa, tra chi appoggia e vuole armare la resistenza del popolo ucraino e quanti, invece, vista la superiorità dei russi, chiedono di farla finita, di arrendersi e abbassare la testa al nuovo Zar della Santa Russia.

 

Il dibattito è sempre tra chi semplifica e chi cerca di buttarla sulla complessità, che poi alla fine come risultato ha lo stallo. Intanto sui grandi media degli Stati Uniti, più comodi e lontani, ci si interroga se già adesso non sia iniziata, di fatto, la Terza guerra mondiale. Molti invitano a ricordare quando accadde in passato con Adolf Hitler, che di fronte agli occhi abbassati dei Paesi democratici, aggredì, conquistò e poi scatenò il conflitto mondiale. Putin, il nuovo Hitler, starebbe facendo lo stesso approfittando della debolezza europea dipendente dal gas e dal petrolio russo, con i diversi Paesi che ogni giorno stanno lì a rimarcare i propri interessi e il chissenefrega per gli altri.

 

Ma oggi bisogna essere realisti e, come si diceva in passato, chiedere l’impossibile. L’Europa non può più essere schiacciata dagli interessi degli Stati Uniti, deve per forza decidere di creare una propria difesa comune, un suo esercito che, già lo vediamo adesso, anche se alleato non può che spingere per cambiare in profondità gli obiettivi della ormai vecchia Nato. Serve politica, serve una proposta comune e forte che spinga il popolo russo a capire che il suo più grande nemico, quello che lo sta privando delle sue ricchezze e lo spinge alla fame, sta dentro al Cremlino, accecato dal delirio di onnipotenza. Toccherà a loro dare una svolta, noi non possiamo pensare che tutto il popolo russo sia perso, schiavo della propaganda degli sgherri di Putin.

 

Siamo popoli diversi, anche profondamente, ma non si deve più ripetere l’errore fatto dall’Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino, di lasciare i russi al loro destino, mettendoli in mano alla nuova mafia di guerrafondai che potevano sempre far comodo, perché un nemico garantisce (e arricchisce) chi di guerra vive. La sfida vera, come detto, è quella di far vincere la verità e di battere chi vive di menzogne, che possono benissimo venire anche dalla nostra parte. Ma anche nella complessità del momento, delle cento voci che dicono una cosa e il suo contrario, a volte in modo furbesco e vergognoso puntando sulle emozioni di chi le ascolta (del tipo: meglio vivere da sottomessi ai russi o la guerra infinita?), qui e ora c’è una verità che nessuna propaganda potrà mettere in discussione: c’è un aggressore, Putin e la sua cricca mafiosa; un aggredito, l’Ucraina che vuole diventare europea.

 

Che pena vedere, di fronte all’appello alla pace di Papa Francesco, il patriarca russo Kyrill invocare la guerra chiamando i fedeli a schierarsi col suo dittatore. Anche noi abbiamo le nostre colpe ma guardando Putin ormai è chiaro che, come diceva il nostro saggio amico Stanislaw Jerzy Lec, “chi è affamato di gloria divora anche l’uomo che è in lui”. Ma per la pace serve l’uomo.

Redazione Radici

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