Siccità, ora l’Emilia-Romagna è a rischio incendi

Siccità, ora l’Emilia-Romagna è a rischio incendi

E si innaffiano (già) i vigneti

In Emilia-Romagna da sabato 26 marzo scatta il divieto assoluto di accendere fuochi o di bruciare sterpaglie: l’allerta per gli ince ndi, infatti, è diventata arancione
 Si aggrava l’allarme siccità e in Emilia-Romagna scatta l’allerta arancione per gli incendi. Da sabato prossimo infatti, 26 marzo, fino al 3 aprile è previsto lo “stato di grave pericolosità per il rischio di incendi boschivi“.
Il provvedimento è stato emanato dal direttore dell’agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, Rita Nicolini, d’intesa con la direzione regionale dei vigili del fuoco e il comando regionale Carabinieri Forestale. Lo stato di grave pericolosità (codice arancione) segue alla fase di attenzione (codice giallo) dichiarata il 22 febbraio scorso: l’innalzamento del grado di rischio, spiega la Regione, è dovuto alla condizione di severa siccità che riguarda tutta l’Emilia-Romagna.

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Con l’innalzamento del grado di pericolosità, in particolare, “si stabilisce il divieto assoluto di accendere fuochi o utilizzare strumenti che producano fiamme, scintille o braci, all’interno delle aree forestali”. Vietati su tutto il territorio regionale, anche al di fuori delle aree boschive, gli “abbruciamenti di residui vegetali e delle stoppie“. Sono inoltre vietati gli “abbruciamenti di residui vegetali agricoli su tutto il territorio regionale”, come sottolinea ancora viale Aldo Moro.

Sul fronte agricolo la Lega chiede interventi decisi. Per quanto riguarda il reggiano, ad esempio, il Carroccio chiede di “autorizzare, in accordo con Arpae, la deroga al deflusso minimo vitale per il prelievo a scopi irrigui dei fiumi Enza e Secchia, stabilendo modi e termini dell’autorizzazione”. L’iniziativa è stata presa dai consiglieri regionali della Lega Gabriele Delmonte e Maura Catellani, che hanno depositato una risoluzione che chiede alla giunta Bonaccini “di prendere urgenti provvedimenti a favore degli agricoltori emiliano romagnoli alle prese con tre mesi di assenza di precipitazioni”.

Fratelli d’Italia chiede intanto lo stato d’emergenza per il Po “vittima della siccità”. È tutto in una interrogazione firmata dal consigliere regionale Fdi Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che ricorda come “dal primo aprile inizia la distribuzione dell’acqua per le colture, in questo periodo non dovrebbe essere normale irrigare perché ci dovrebbero essere state le piogge, la semina pretende un terreno umido e molti agricoltori stanno valutando se farla. Ricorrere all’irrigazione d’emergenza, con il costo del gasolio a 1,50 euro al litro, aumenta gli oneri a carico delle imprese”. Da qui l’atto ispettivo per chiedere all’amministrazione regionale “cosa intenda fare per affrontare il problema sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale e se intenda chiedere lo stato d’emergenza per il Po e le altre aree regionali colpite dalla siccità”.

LE MANCATE PIOGGE E I VIGNETI DA ANNAFFIARE: “MAI SUCCESSO PRIMA”

“Speriamo davvero che piova. Ci sono viticoltori che in questi giorni stanno annaffiando la vite ed è una cosa che non era mai successa in questa regione”. A segnalarlo è l’assessore all’Agricoltura e alle Reti idriche del Comune di Bologna, Daniele Ara, nel corso della presentazione di Sana slow wine fair.
Sulla disponibilità di acqua “viviamo un momento drammatico. Già da adesso, ma nei prossimi mesi ancora di più, rischiamo veramente che gli usi civili e gli usi agricoli entrino in competizione”, avverte Ara parlando con la ‘Dire’. Basti dire che “già sappiamo di aziende agricole che stanno iniziando ad esempio ad annaffiare la vite, cosa che non era mai accaduta a marzo. Per la vite- spiega Ara, agronomo di professione- di solito si fanno irrigazioni di soccorso d’estate, se serve, ma in questo momento per favorire la germogliatura delle gemme che stanno uscendo c’è bisogno di acqua e non ce n’è”. Ma la siccità “influisce anche sulla crescita dei cereali e sulle foraggere”, aggiunge l’assessore. Dunque “speriamo veramente che piova, ma se questo dato diventa strutturale- sottolinea Ara- occorrerà prevedere politiche molto nuove sul consumo idrico, su dove troviamo l’acqua e come la tratteniamo. E’ un tema che riguarda non solo l’agicoltura ma tutti noi e quindi come Comune di Bologna, che ha sia una delega alle acque sia una delega all’agricoltura, ci stiamo ponendo questi interrogativi”.

Che arrivi la pioggia “lo speriamo tantissimo, perchè non piove e questo significa un sacco di preoccupazioni e azioni che avranno ripercussioni su tutta questa stagione di raccolto e probabilmente anche sulla prossima”, afferma Rita Babini, produttrice dei vini Ancarani di Faenza. “Le aziende agricole stanno soffrendo tantissimo”, dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio e titolare di dela società Nuova agricoltura che gestisce in Toscana un’azienda vitivinicola e olivicola: agli effetti della pandemia e della guerra si sta aggiungendo una siccità “veramente tragica”, avverte Mammuccini.

Redazione Radici

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