Accordo possibile tra 10 giorni

Accordo possibile tra 10 giorni

 Continua la strage di civili in Ucraina

“Entro dieci giorni al massimo potrebbe esserci l’accordo sui punti più controversi della trattativa”. La notizia del giorno, nella guerra sempre più brutale dei russi in Ucraina, la dà una delle figure più rappresentative, che per conto di Kiev sta cercando un’intesa con Mosca. Mykhailo Podolyak, nominato da Zelensky a capo dello staff che sta tentando di trovare una soluzione assieme ai rappresentanti del Cremlino, è stato categorico nell’illustrare lo stato di avanzamento della discussione con la controparte.

“Potrebbero essere necessari pochi giorni, forse una settimana o al massimo una e mezzo per arrivare a una convergenza che ponga fine alla fase più acuta del conflitto, anche se dubito che per il nostro popolo la guerra possa terminare in quel momento, dopo tutto quello che abbiamo patito”.

Non sarà certo una firma a gettare un colpo di spugna dopo ventidue giorni di bombardamenti feroci sui civili, ma l’obiettivo principale deve essere fermare al più presto le atrocità che ogni giorno vengono commesse a nord, a est e a sud del Paese. Le ultime, in ordine di tempo, si sono verificate nell’oblast di Kharkiv, dove oltre venti persone che trovavano rifugio nel comprensorio di Merefa sono state uccise ed altrettante sono rimaste ferite dall’ennesimo attacco sui civili.

Si tratta soprattutto di cittadini provenienti dal capoluogo principale della regione – il secondo dell’Ucraina per numero di abitanti – che per scappare dai missili e dai raid aerei sulla metropoli hanno cercato riparo nel villaggio a venti chilometri da Kharkiv.

Ma invece della pace hanno trovato la morte.

Da Mariupol giunge invece un barlume di speranza: alcune centinaia di persone sono uscite vive dal rifugio colpito pesantemente dai russi ieri sera mentre in 30 mila hanno lasciato la località costiera grazie ai corridoi umanitari che finalmente hanno funzionato. Nella Capitale la situazione rimane surreale perché l’esercito di Mosca continua a stazionare ad una quindicina abbondante di chilometri dal centro e a colpire le aree periferiche ma senza forzare l’escalation nel cuore della città.

C’è chi ritiene che sia una strategia che punta ad un lento accerchiamento per fiaccare la resistenza ucraina, chi invece pensa che le truppe russe non abbiano i mezzi o le capacità per conquistare la metropoli. Putin conta già migliaia di soldati caduti al fronte (14 mila secondo il governo ucraino) ed entrare a Kiev in questo momento significherebbe probabilmente un’altra carneficina.
Intanto, c’è l’ufficialità della morte di un secondo cittadino americano. Questa volta non si tratterebbe di un giornalista ma di un residente Usa in Ucraina, che avrebbe perso la vita nell’inferno di Chernihiv, altra città martire su al nord, vicino alla Bielorussia, dove non si è smesso di bombardare e lanciare missili dal primo giorno del conflitto.

Redazione Radici

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