Julian Assange rischia una condanna pesante

Julian Assange rischia una condanna pesante

 La giustizia britannica ha negato il ricorso alla Corte Suprema per Julian Assange contro il via libera all’estradizione negli Usa dato nei mesi scorsi in appello. Con questa decisione si spalanca la strada alla consegna oltre oceano, dove il fondatore australiano di WikiLeaks rischia una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati contenenti anche informazioni su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan.

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Julian Assange, 50 anni, aveva avuto il permesso dagli stessi giudici di appello di fare istanza di ricorso alla Corte Suprema, secondo l’iter procedurale britannico; ma quest’ultima ha oggi rifiutato di riesaminare il caso ritenendo insussistenti in punto di diritto le questioni sollevate dagli avvocati della difesa per chiedere un ulteriore verdetto.

La consegna, come ammettono la stessa WikiLeaks, potrà avvenire a questo punto anche se i suoi legali dovessero tentare di rivolgersi alla giustizia internazionale, avendo il Regno Unito completato la propria procedura giudiziaria sulla contestatissima vicenda.

In America, dove gli si dà la caccia da oltre un decennio, il cofondatore di WikiLeaks – che è stato appena autorizzato a sposarsi il 23 marzo nella prigione di Belmarsh con l’avvocato sudafricana Stella Morris, la compagna che gli ha dato due figli durante il periodo di asilo nell’ambasciata ecuadoriana – rischia in ogni modo grosso. Visto che gli viene contestato non solo il presunto reato di complicità nell’hackeraggio dell’archivio del Pentagono, bensì anche un’accusa di violazione della legge Usa sullo spionaggio del tutto inedita in un caso di pubblicazione di documenti riservati sui media.

Di qui le denunce di sostenitori, attivisti dei diritti umani legati all’Onu e di associazioni come Amnesty International o Reporters Sans Frontiers contro quella che da tempo viene additata come una forma di persecuzione, di vendetta politica, oltre che di minaccia alla libertà d’informazione giornalistica.

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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