“De infinito universo”: Filippo Ferraresi porta scienza e poesia al Théâtre National Wallonie – Bruxelles

“De infinito universo”: Filippo Ferraresi porta scienza e poesia al Théâtre National Wallonie – Bruxelles
Uno scienziato racconta al pubblico che cosa siano la materia oscura e l’energia oscura; contemplando il cielo di notte, un pastore di leopardiana memoria si smarrisce di fronte al pensiero dell’infinito; una giovane donna, assistente di una potente figura politica femminile, immagina un discorso che vorrebbe rivolgerle, deplorando la mancanza di una visione più elevata in chi ci governa. Ispirandosi a Giordano Bruno, Filippo Ferraresi porta in teatro la grandezza e il mistero di domande universali, alle quali è impossibile trovare risposta, contrapponendole alla dimensione, intima e privata, dell’essere umano.
E lo fa nello spettacolo “De Infinito Universo”, in scena da domani, mercoledì 23 febbraio, e sino a sabato 26 presso Théâtre National Wallonie di Bruxelles.

Produzione del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, “De Infinito Universo” è ideato e diretto da Ferraresi, che ne firma anche il testo; le scene sono di Guido Buganza, i costumi di Giada Masi, le luci di Claudio De Pace e le musiche di Lucio Leonardi (PLUHM).

Sul palco Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini e Jérémy Juan Willi.
In uno spettacolo di teatro transdisciplinare, che intreccia recitazione e tecnologia, acrobatica ed effetti, Ferraresi racconta lo smarrimento e lo stupore dell’uomo di fronte alle leggi della fisica e alle sue “macchine meravigliose”.

Come la scienza accentua il nostro sgomento, di fronte a concetti che la mente non riesce ad abbracciare, la poesia tenta di governare quello stesso abisso attraverso la forza delle parole, mentre alla politica spetterebbe il compito di pensare al bene dell’individuo, di coglierlo nella sua complessità, senza appiattirsi, come quotidianamente fa, sulle mere leggi dell’economia e della finanza.

“Di Giordano Bruno”, spiega il regista, “mi affascina la scintilla intellettuale, la capacità di anticipare intuitivamente tanto la relatività quanto le più recenti teorie delle stringhe e del multiverso, di riappropriarsi, grazie alla conoscenza, niente meno che del tutto.

È una profondità di analisi che nella contemporaneità si è perduta, mentre ci sarebbe bisogno di recuperare quella radicalità di pensiero critico, non a caso violentemente respinta dal potere di quell’epoca, per rifondare una società che corre il rischio di non sopravvivere”.

Redazione Radici

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