Una politica green per arginare il virus

Una politica green per arginare il virus

di Paolo Pagliaro

Che ci sia un nesso tra la pandemia e i problemi ambientali è dimostrato ormai da molti studi scientifici. Il grado di letalità del covid 19  è maggiore in aree dove ci sono concentrazioni elevate di inquinanti atmosferici, come le polveri sottili e gli idrocarburi. Dunque soprattutto nelle grandi città e, nel caso italiano, nelle regioni padane.

Sono cadute molte difese naturali, e anche per questo  è potuto accadere che un virus microscopico di origine probabilmente animale, partito da una città della Cina sconosciuta ai più dove ha infettato uno degli 8 miliardi di individui che popolano la Terra, sia stato in grado di sconvolgere  nel giro di poche settimane la vita dell’intera umanità

Parte da qui  la riflessione che Roberto Della Seta ha affidato a un libro – “Ecologista a chi?”, Salerno Editrice – che si propone come il manifesto di un pensiero green riveduto e corretto alla luce  delle nuove responsabilità che la società gli assegna.

Della Seta propone una Bad Godeberg verde, che significa – spiega – capire e accettare che la transizione ecologica per affermarsi deve essere e apparire socialmente desiderabile. Ma significa anche superare la diffidenza nei confronti delle tecnologie, e imparare  a servirsene.

 In attesa che noi ci si organizzi, gli altri abitanti del pianeta si danno da fare. Come si legge oggi sul Bo Live, giornale dell’Università di Padova, in Amazzonia, in seguito alla deforestazione e all’aumento delle temperature,  sta cambiando la morfologia di molte specie di uccelli. Per ridurre il fabbisogno energetico in volo, ora hanno corpi più piccoli e  ali più grandi.  

Redazione Radici

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