Lo scontro sulla legge danese sui centri per i richiedenti asilo fuori dalla Ue

Lo scontro sulla legge danese sui centri per i richiedenti asilo fuori dalla Ue

La decisione apre uno scontro con Bruxelles che ha condiviso le preoccupazioni dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani perché la misura rischia di “minare le basi del sistema di protezione internazionale per i rifugiati”

Il Parlamento danese ha approvato una legge che istituisce centri per richiedenti asilo fuori dai confini europei dove gli individui sono trasferiti mentre la loro pratica viene esaminata. Secondo l’Ue, che ha condiviso le preoccupazioni dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, la legge rischia di “minare le basi del sistema di protezione internazionale per i rifugiati”. 

“La legge – ha obiettato un portavoce – solleva interrogativi sia sull’accesso alle procedure di asilo che sull’effettivo accesso alla protezione. Non è possibile sotto le esistenti regole dell’Ue né in base alle proposte nel Nuovo patto per le migrazioni e l’asilo”, ha spiegato il portavoce.

“Il Patto è basato sul diritto d’asilo come diritto fondamentale nell’Ue. La Commissione analizzerà la legge danese prima di intraprendere ulteriori azioni”, ha concluso.

La proposta è stata avanzata dal premier social-democratico danese Mette Frederiksen e ha ottenuto 70 voti a favore e 24 contrari. In base alla legge, i richiedenti asilo devono presentare la domanda di persona al confine danese per essere poi trasferiti in un Paese extra-europeo in attesa della valutazione del caso da parte del Paese ospitante. Se la domanda viene accettata, possono continuare a vivere nel Paese terzo dove si trovano ma non in Danimarca; se la domanda è respinta vengono rimpatriati.

Al momento nessun Paese ha acconsentito a partecipare allo schema danese ma Copenaghen ha riferito di essere in negoziati con 5-10 Paesi, senza precisare quali. Secondo la stampa, ci sarebbero in lista Egitto, Eritrea, Etiopia e anche il Ruanda.

Noto per avere una delle posizioni più dure in Europa in materia di immigrazione (nonostante il ministro sia un socialdemocratico, Mattias Tesfaye, lui stesso figlio di un immigrato etiope), il ricco Paese scandinavo punta chiaramente a scoraggiare del tutto i migranti dal recarsi in Danimarca.

Le origini della legge

Nonostante le critiche delle organizzazioni umanitarie e di alcuni partiti di sinistra, il disegno di legge è stato proposto dai socialdemocratici del primo ministro Frederiksen ma votato anche dall’opposizione di centro destra. Il voto del Parlamento segna un primato: la Danimarca diviene il primo Paese europeo che valuterà le richieste dei richiedenti asilo all’esterno dell’Ue.

Del resto, il Paese ha più volte fatto notizia negli ultimi anni per le sue politiche anti-immigrazione e per il suo obiettivo ufficiale di “zero rifugiati”: ha ritirato i permessi di soggiorno ai siriani dopo che è stato il primo Paese a dichiarare sicura la zona attorno a Damasco, la capitale, per il loro ritorno; e ha anche adottato dure misure di politica interna, per esempio la repressione nei ” ghetti” danesi nel tentativo di ridurre il numero dei residenti “non occidentali”.

“Il sistema attuale dei richiedenti asilo ha fallito”, ha spiegato il ministro Tesfaye. “E’ inefficiente e ingiusto. Bimbi, donne e uomini affogano nel Mediterraneo o subiscono abusi lungo le rotte migratorie, mentre i trafficanti di esseri umani ammassano fortune“; e ha ammesso esplicitamente che “l’obiettivo principe” della legge e’ ridurre il numero dei richiedenti asilo “spontanei” in Danimarca. 

Ma per l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu la legge è “contraria ai principi della cooperazione internazionale in materia di rifugiati” e si rischia un effetto domino. (Agi)

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.