Lettera aperta a un direttore del Comune di Tirana

Lettera aperta a un direttore del Comune di Tirana

Di Fatos Lubonja

Qualche giorno fa, commentando un nuovo progetto di torre, approvato dal Comune di Tirana, un amico mi ha detto che uno dei suoi direttori aveva pubblicato un post su Facebook in cui si rivolgeva a tutti i suoi fan (o del Comune) dicendo loro che se avessero visto qualcuno insultare il nuovo stadio avrebbero dovuto scattate una foto, postarla su Facebook e prenderlo in giro mostrando la sua ignoranza o l’ipocrisia.

Non ricordava il tuo nome.

Anche a me non interessava sapere il suo nome ,quando ho deciso di indirizzargli questa lettera pubblica. Penso che non sia l’unico esempio in questa citta.Molti come lui lavorano nella retrovia dell’oligarchia decisionale pensando che sia stato realizzato un capolavoro .

Per me meritano il detto “Perdonali Signore perché non sanno cosa quel che fanno !”.

Attraverso questa lettera,vorrei far capire non solo quello che è stato fatto allo Stadio ma quello che stanno facendo a Tirana.


La demolizione dello stadio” Qemal Stafa “è stato chiaramente un delitto contro Tirana e confermo tale tesi soprattutto dopo aver visto il “capolavoro” Casamonti / Rama completato. Oggi insisto ancora di più sulla circostanza che sia stato realizzato un mostro, che si aggiunge alla bruttezza galoppante di Tirana.

Non credo che qualcuno mi vedrà mai sulle scale di quello stadio perché ho deciso di non identificarmi con nessuna delle nuove opere realizzate o realizzande .


Certamente nel tempo in cui viviamo ognuno ha il diritto di avere i propri gusti, pensieri e convinzioni, allo stesso tempo ognuno ha il diritto di cambiarli grazie al contatto con altre idee e valori,ma non credo sia giusto ridicolizzare o linciare chi la pensa diversamente da noi

Non voglio neanche entrare nel discorso della distruzione del patrimonio culturale, perché ho esaurito ogni parola dopo la distruzione dello stadio e del Teatro. Non mi addentrerò nemmeno nella bruttezza morale della corruzione o del riciclaggio di denaro che si manifesta in queste costruzioni nel modo più oltraggioso.

Mi limiterò ad argomenti prosaici e tecnici.

Ebbene riporto alcuni estratti del Decreto Interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444; un provvedimento della Repubblica Italiana, che è la legge che fissa gli standard urbani in Italia, ovvero i confini e le regole dello sviluppo urbano, che deve rispettare ogni Piano Regolatore di ogni Comune italiano (di cui cittadini sono l’architetto della torre Stadio Casamoti così come Stefano Boeri, redattore della strategia “Tirana 2030”, i due architetti usati come punto di riferimento del nostro Presidente del Consiglio e del Sindaco).


La legge in questione definisce quelle che vengono chiamate Zone Territoriali Omogenee (abbreviate ZTO) A, B, C, D, E ed F. Mi soffermerò sulle prime tre relative agli standard delle citta.
“A) aree di particolare valore storico, artistico o ambientale o aree contenenti parti di aree di questo tipo, se considerate parte integrante;
B) aree interamente o parzialmente costruite tranne A;
C) aree per nuovi complessi edilizi; “
Mi concentrerò sui tre principali articoli di questa legge.

  1. Rapporti massimi tra gli spazi abitativi
    “Per ogni residente e per ogni zona residenziale, nessuno escluso e indipendentemente dalla tipologia di ZTO, devono essere garantiti 18 m² di spazi pubblici destinati ad attività collettive, aree verdi o parcheggi – oltre agli spazi destinati agli edifici.
    Questi 18 m² (pro capite) dovrebbero essere suddivisi come segue:
    a) 4,50 m² spazio per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo;
    b) 2,00 m² per oggetti di comune interesse: religiosi, culturali, sociali, assistenziali, amministrativi, uffici di servizio pubblico (quali poste, protezione civile) e altri;
    c) 9,00 m² area destinata a spazi pubblici quali parchi e campi da gioco, utilizzabili per questi scopi ad eccezione delle strisce verdi lungo le strade;
    d) 2,50 m² area parcheggi (oltre ai parcheggi previsti dall’art. 18 Legge n. 765): tali aree – in casi particolari – possono avere più pavimenti”.
    Caro direttore, riguardo a quanto spazio pubblico ci appartiene come individui in questa nostra città, lascio che lo calcoli da solo. Nel quartiere in cui abito trovo che possa essere compreso tra 0 e 1 m² perché l’unico spazio pubblico sono le strade che funzionano anche da parcheggio (che non entrano in questi 18 m²); che 9m² per parchi e campi sportivi non esistono per niente; mentre una scuola, che ha centinaia di studenti, ha un cortile di soli 100-150 m² quindi quanto un appartamento. (A l’epoca del regime – che risulta aver rispettato gli standard di cui parlo – questa scuola aveva un cortile quattro volte l’area dell’edificio scolastico). Vi invito a fare alcuni calcoli per lo stadio che è stato e fa parte di un’area omogenea, di categoria A.
  2. Limiti di densità di costruzione
    “Per le aree A, quando si eseguano interventi di restauro e altre trasformazioni al fine di preservare, la densità delle costruzioni non deve superare quella dell’esistente; mentre per ogni nuovo edificio ammesso la densità non dovrà superare il 50% della densità media dell’area e, in ogni caso, non dovrà essere superiore a 5 m³ / m². “
    Per la densità delle zone B questa legge prevede:
    “- 7 m³ / m² per le città con oltre 200mila abitanti
  • 6 m³ / m² per le città tra 200mila e 50mila abitanti
  • 5 m³ / m² per le città con meno di 50mila abitanti “
    Signor Direttore, vorrei innanzitutto ricordarle che lo Stadio era area A parte del complesso dei monumenti culturali al momento della demolizione. Credo che tu, come professionista, sia in grado di calcolare il significato di densità 5m³ / m²; ma lo sto spiegando ai tuoi fan su facebook. Ciò significa che per ogni metro quadrato di terreno non è possibile salire più di 5 metri di altezza. Quanti piani possono essere costruiti su un’area, ad es. 1000 m²? Secondo questa legge, se usi l’intera area, calcola tu stesso, ma mi risulta che è inferiore a 2 piani, mentre se usi metà del terreno per la costruzione, viene fuori qualcosa come 3 piani e mezzo.
    Signor Direttore, calcola da solo quale volume dovrebbe avere lo stadio, oltre alle centinaia di edifici che state costruendo oggi nelle restanti parti di Tirana, se fossero applicati gli standard statali del redattore della strategia “Tirana 2030” Stefano Boeri. Quel che è certo è che torri come quelle progettate da Casamonti e Boeri (sicuramente anche quelle che le hanno precedute) secondo i canoni del loro paese si chiamano crimine. E non solo perché violano i due punti che ho tradotto sopra, ma anche un terzo, molto importante, che traduco di seguito:
  1. Limiti di altezza degli edifici
    “Per quanto riguarda gli edifici delle zone A, i loro lavori di restauro non possono portare ad un edificio più alto del fabbricato esistente, salvo nel caso di strutture che si aggiungono alle strutture antiche. Per qualsiasi trasformazione o nuova costruzione consentita, l’altezza massima non potrà superare quella degli edifici storici o artistici circostanti.
    Nelle zone B l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici circostanti esistenti, ad eccezione degli edifici costituenti oggetto di planimetrie particolareggiate o suddivisioni concordate con le previsioni piano-volumetriche, purché rispettino i limiti di densità di riferimento di cui all’art. . 7. “
    Per quanto riguarda le zone C, l’altezza dei nuovi edifici che possono essere prossimi, o visivamente in relazione alle aree di tipo A, non può superare le altezze compatibili con gli edifici della zona A. “
    Caro Direttore, da quanto ho ricercato, questi sono standard urbani più o meno rispettati in ogni paese europeo e che, se cerchi tra i vecchi regolamenti urbani del Comune in cui lavori, troverai che esistevano anche nella Tirana dei tempi prima di diventare sindaco il maestro del sindaco che hai oggi. Non ci vuole molto per capire che questi standard sono il risultato di una lunga esperienza di costruzione di città dove la qualità della vita si armonizza con la bellezza architettonica mostrandoci che un oggetto, qualunque esso sia, non può essere bello di per sé, ma se armonizzato con il resto della città. E a questo proposito giudico che l’architettura sia l’arte in cui più di ogni altra si materializza la “kalokagathia”, il termine usato dagli antichi greci per la bellezza che significa: bello (kalos) è anche buono (agathos). Ebbene, architetti come Stefano Boeri o Casamonti, che accettano di progettare a Tirana oggetti considerati brutti per gli standard italiani, (anche alcuni dei loro collegi occidentali, che sorprendentemente sono quasi tutti accusati di qualche atto di corruzione nei loro paese), non si comportano in Albania come architetti, ma come cattivi sarti di clienti mafiosi, che, pur di guadagnare, non dicono al loro cliente che il costume che hanno ordinato è di cattivo gusto.
    Concludo questa lettera, signor Direttore, sperando che gli estratti della legge che ho tradotto in questa lettera siano utili a lei e ai suoi colleghi come uno specchio in cui vede se stesso e il lavoro che sta effettivamente facendo. Un’altra volta ti scriverò anche per quali ragioni mi sembra brutta Piazza Skanderbeg, dove non posso assicurarti che non mi vedrai passare perché, a differenza dello stadio, per necessità di movimento sono costretto ad attraversarla, poiché sono costretto a vivere in questa città che sta diventando sempre più inabitabile di giorno in giorno.

Fatos Lubonja *

*Fatos Lubonja, scrittore, giornalista, artista, editore, attivista dei diritti dell’uomo, ex-prigioniero politico.
Nel 1994 ha fondato la rivista trimestrale “Perpjekja” (“Impegno”) : un impegno e sforzo di introdurre lo spirito critico nella cultura albanese.
E’ autore di diversi libri di letteratura e saggistica di cui due pubblicati in Italia: “Diario di un intellettuale in un gulag albanese”, Marco Editore, Lungro, 1994 e “Intervista sull’Albania. Dalle carceri di Enver Hoxha al liberismo selvaggio”, a cura di Cladio Bazzocchi, Il Ponte, Bologna 2004.
Negli ultimi anni si e dedicato anche all’arte tramite installazioni che si inspirano nella magior parte dei casi ai ricordi della sua esperienza in prigionia. Tra l’altro è, insieme con Ardian Isufi ,autore del memorabile “Postbllok” (posto di blocco) sull ‘isolamento comunista situato nel viale principale di Tirana.
Ha ricevuto diversi premi in Italia e nel mondo tra qui il Premio Moravia per la letteratura nell 2002.

Corrispondente onorario Progetto-radici

Redazione@progetto-radici.it

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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