La tassa sulle bevande zuccherate: un provvedimento controverso per la salute pubblica

La tassa sulle bevande zuccherate: un provvedimento controverso per la salute pubblica

di Annamaria Gargano

Nel dicembre del 2019, il governo guidato dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle sotto la guida del premier Conte introdusse per la prima volta in Italia una tassa sulle bevande zuccherate. Questa tassa, sebbene annunciata con l’intento di contrastare l’obesità e i problemi di salute correlati al consumo eccessivo di zucchero, ha generato un dibattito acceso sia sulle sue implicazioni sanitarie che economiche.

La legge prevede che le aziende produttrici debbano pagare 0,10 centesimi per ogni litro prodotto di bevande contenenti più del 25% di grammi di zucchero per litro. Questa misura colpisce di fatto la stragrande maggioranza delle bevande analcoliche presenti sul mercato, come la Coca-Cola, che contiene più di un etto di zucchero in un litro di bevanda.

L’obiettivo primario della tassa è quello di ridurre il consumo eccessivo di zucchero, soprattutto tra i giovani, considerando che dati recenti indicano che il 19% dei bambini italiani tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, mentre il 9,8% soffre di obesità. Si tratta quindi di un problema di salute pubblica che richiede azioni concrete. Si prevedeva che lo Stato avrebbe incassato circa 275 milioni di euro all’anno da questa tassa, tuttavia, dopo l’approvazione, il parlamento ha rinviato l’entrata in vigore in diverse occasioni.

Attualmente, la tassa sulle bevande zuccherate è presente in diversi paesi europei come Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Monaco, Norvegia, Portogallo e Regno Unito, ma è particolarmente discussa in Italia.

Tra coloro che si oppongono alla tassa, si sostiene che questa possa ridurre le vendite, gli investimenti e gli acquisti di materia prima, con conseguenze negative sull’occupazione. Si stima che l’impatto su tutta la filiera potrebbe causare la perdita di circa 5000 posti di lavoro. Inoltre, si teme che ciò porti ad un aumento dei costi per il consumatore, gravando sulle tasche dei cittadini che acquistano queste bevande. Alcuni ritengono che questa tassa imponga stili di vita corretti dall’alto, anziché incentivare un cambiamento attraverso campagne informative.

D’altra parte, coloro che sostengono la tassa indicano che questa porterebbe nelle casse dello Stato circa 139 milioni di euro nel 2024 e 288 milioni nel 2025. Inoltre, l’obiettivo principale della tassa è quello di ridurre il consumo eccessivo di zuccheri, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si stima che una tassazione sulle bevande zuccherate sia correlata a una riduzione dell’obesità dell’8% tra i ragazzi tra i 10 e gli 11 anni.

In conclusione, la tassa sulle bevande zuccherate è un provvedimento controverso che divide opinioni sia sul piano economico che su quello sanitario. Il suo impatto sulle abitudini di consumo e sull’economia rimane oggetto di dibattito, mentre l’obiettivo di migliorare la salute pubblica resta al centro della discussione.

ph altroconsumo.it

Redazione Radici

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