Insieme nel Mediterraneo sulle tracce di Papa Francesco!

Insieme nel Mediterraneo sulle tracce di Papa Francesco!

Dario Patruno

Il Collegio Universitario di merito Poggio Levante ha ospitato il 27 aprile il Seminario di approfondimento «Le tracce di Papa Francesco nel Mediterraneo. La profezia dell’Enciclica Fratelli tutti». Organizzato dal CIPO-Centro Interculturale Ponte ad Oriente- insieme ad altri amici quali il Movimento dei Focolari con il patrocinio dell’Università Bona Sforza di Bari, della Fondazione Nikolaos, del MEIC e dall’Associazione Italiana Centri Culturali, l’incontro ha approfondito la conoscenza delle esperienze di persone che vivono sulle sponde del Mediterraneo, seguendo lo spirito ecumenico che ci richiama Papa Francesco nella “Fratelli tutti”.

Nel saluto iniziale l’Arcivescovo di Bari- Bitonto Monsignor Giuseppe Satriano ha insistito sulla necessità di “metterci insieme” non per la crisi ma motivati dal Vangelo. “Mettere in circolo le energie positive è una forma di abbraccio che aiuta a seminare germi di bene…Vedervi insieme è significativo intorno ad un tema, quello del Mediterraneo tema che richiama l’immagine scelta per lanciare questo evento del “Concilio” del 7 luglio 2018 a Bari dove Il Papa abbraccia i Capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente “Su di te sia pace! Cristiani insieme per il Medio Oriente”. Ha anche sottolineato che “l’incontro ecumenico non può continuare puramente sul piano dottrinale ma partendo dal basso, a partire dalle relazioni” dalle diverse realtà ecclesiali presenti in Diocesi. “C’è una sfida importante e vi ringrazio perché la volete abitare”.

L’introduzione del prof. Nicola Neri docente di Storia delle relazioni internazionali ha tracciato il contesto socio culturale del Mediterraneo.

Il Mediterraneo possiede sin dalla sua prima antropizzazione il codice fondamentale che da sempre, ancora oggi, lo contraddistingue, l’inquietudine, la spinta alla ricerca, materiale e figurata, rappresentata plasticamente dalla metafora ulisside. È anche il luogo dove la società umana comincia a trovare la sua prima sintesi politica, attraverso le note forme di organizzazione di potere e di elaborazione di ampi scenari di civiltà.  Di questi sono parte integrante, e presupposto, le esperienze di tradizione religiosa che procedono per dialogo ma anche per scontro.  La sperimentazione giuridica e filosofica, alla base della libertà, trova sulle sponde del Mediterraneo la sua alba e la sua maturità consegnandoci, congiuntamente al predetto patrimonio, il grande privilegio e la grande responsabilità della diversità, del pluralismo, e la ricerca di una possibile, suprema sintesi unitaria, sfondo indispensabile per una nuova cittadinanza mediterranea.

Fra Piergiorgio Taneburgo ci ha aiutato ad approfondire le tracce lasciate da papa Francesco sulle sponde del Mediterraneo.

“Oggi 27 aprile facciamo memoria di due eventi importanti. Il primo di sapore tutto cattolico e romano, ovvero i dieci anni dalla canonizzazione di papa Giovanni XXIII e papa Giovanni Paolo II (27 aprile 2014-2024), prima volta nella storia bimillenaria della Chiesa in cui due pontefici sono stati canonizzati contemporaneamente, mentre concelebravano la solenne Eucaristia altri due papi, per giunta in armonia fra di loro, ossia papa Francesco e papa Benedetto XVI. L’altro evento è il «sabato di Lazzaro», caro alla tradizione liturgica ortodossa, ovvero il giorno prima della Domenica delle Palme con l’inizio della Grande Settimana, la nostra Settimana santa, che porta alla festa di Pasqua del giorno di domenica 5 maggio. E speriamo sia davvero l’ultimissima volta che celebriamo la Pasqua del Signore Risorto in momenti diversi, separatamente gli uni dagli altri.”

Poi ha “scoperto le carte” ripercorrendo in rapida successione eventi, incontri, documenti in rapida successione:

[La Charta Oecumenica firmata a Strasburgo, il 22 aprile 2001]

Napoli, il libro pubblicato da Il Pozzo di Giacobbe, collana «Sponde»

Bari: Primo incontro su «Mediterraneo, frontiera di pace» (19-23 febbraio 2020)

Lo Statuto della Città di Bari nella sua versione definitiva del 30.5.2023. recita:

Art. 1 – Bari comunità aperta

  1. La città di Bari, capoluogo della Regione Puglia, è una comunità aperta a uomini e donne, anche di diversa cittadinanza e apolidi.
  2. Bari, luogo tradizionale di incontri e di scambi ha la vocazione di legare civiltà, religioni e culture diverse, in particolare quelle del Levante e quelle Europee.
  3. ll Comune riconosce in “Bari vecchia”, protesa verso il mare, la matrice della propria identità storica e a tal fine garantisce il recupero e la valorizzazione di tutti i suoi aspetti tradizionali: sociali, ambientali, religiosi, economici, architettonici ed artistici.

La Carta di Firenze del 26 febbraio 2022

A Firenze, pur non essendo città di mare, nel 2022, due anni più tardi, si fermò la stessa carovana, questa volta arricchita dal gruppo dei sindaci, che si incontravano nello stesso momento a Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze. Su iniziativa del sindaco di Firenze, Dario Nardella, si riunirono anche 64 primi cittadini dell’area mediterranea. Ben 21 quelli italiani, di cui sei siciliani. In quei giorni a Firenze irruppe la notizia della invasione russa in Ucraina proprio il 24 febbraio 2022. La Sindaca di Sarajevo, Benjamina Karić, nel Salone dei Cinquecento chiedeva a tutti un immediato coinvolgimento per fermare le azioni militari, un grido assordante dalla città che aveva così tanto sofferto nell’ultimo conflitto nei Balcani, a un passo da casa nostra.

Il viaggio di papa Francesco nel Mediterraneo non si ferma, tocca Venezia quando incontra le detenute nel carcere sull’isola della Giudecca, gli artisti e i giovani. A metà giugno di nuovo in Puglia al G7 di Borgo Egnazia per l’Intelligenza artificiale, tema di p. Paolo Benanti del Terzo Ordine Regolare e della sua algoretica, teologo morale, nominato presidente della Commissione AI per l’informazione. Poi il 7 luglio a Trieste, per chiudere la 50a Settimana Sociale dei Cattolici in Italia.

Fin dagli inizi del suo pontificato, Papa Francesco ha invitato la Chiesa a «confessare un Padre che ama infinitamente ciascun essere umano» ed a «scoprire che “con ciò stesso gli conferisce una dignità infinita”», sottolineando con forza che tale immensa dignità rappresenta un dato originario da riconoscere con lealtà e da accogliere con gratitudine. Proprio su tale riconoscimento ed accoglienza è possibile fondare una nuova coesistenza fra gli esseri umani, che declini la socialità in un orizzonte di autentica fraternità: unicamente «riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere fra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità» (FT n. 8). […] In verità, conclude Papa Francesco, «l’essere umano possiede la medesima dignità inviolabile in qualunque epoca storica e nessuno può sentirsi autorizzato dalle circostanze a negare questa convinzione o a non agire di conseguenza». In tal orizzonte, la sua enciclica Fratelli tutti costituisce già una sorta di Magna Charta dei compiti odierni volti a salvaguardare e promuovere la dignità umana.

Don Antonio Lattanzio docente di Teologia pratica all’Università Cattolica di Parigi ci ha aiutato a guardare Marsiglia con occhi nuovi rileggendo gli Incontri del Mediterraneo (18-24 settembre 2023) vissuti in prima persona, facendoci gustare come tale esperienza può gettare uno sguardo “nuovo” sulle sfide sociali, culturali, religiose e politiche che oggi ci interpellano non soltanto come donne e uomini del Mediterraneo, ma soprattutto in quanto credenti. Due elementi essenziali per comprendere Marsiglia. Il primo, quando parliamo di “sponde” del Mediterraneo, parliamo di “cinque sponde”: Europa latina, Nord Africa, Medio Oriente, Balcani, Mar Nero. Il secondo, Marsiglia è da considerare come una tappa di un percorso avente un prima e un dopo che va delineandosi. La prossima tappa sarà a Tirana (Albania) dal 15 al 21 settembre 2024.

Il tutto inizia con il viaggio di papa Francesco a Lampedusa nel 2013, e il suo grido contro una “cultura dello scarto e dell’indifferenza” e a favore di una “cultura dell’incontro e del dialogo” (cfr. FT, n. 237); poi a Lesbo nel 2016, in cui unitamente al patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e all’Arcivescovo ortodosso greco di Atene Ieronymos firmano una dichiarazione congiunta per sottolineare la comune responsabilità nella cura della “carne di Cristo” presente nel povero e nel rifugiato e il grido per un Mare Nostrum e non Mortuum. Il percorso a partire da Marsiglia, vede coinvolti a vari livelli non soltanto i pastori, ma anche i giovani, i quali direttamente vivono i drammi che toccano le cinque sponde già menzionate (operatori di ONG, giovani volontari, medici, etc.). Non a caso, uno dei frutti del percorso delineato è proprio il Consiglio dei giovani del Mediterraneo, insediatosi lo scorso 13 luglio a Firenze. Viene delineata una Chiesa-Popolo di Dio che cammina insieme, radicata nella fede in Cristo Crocifisso-Risorto e, per tale ragione, una Chiesa per sua natura sinodale e “in uscita”. La conclusione di Don Antonio, denominata in maniera provocatoria “Per non concludere” in quanto siamo invitati a prendere coscienza della nostra comune responsabilità civile e religiosa, che consiste proprio nel creare spazi in cui fare esperienza dell’altro nella sua radicalità identificante. In quanto uomini, cittadini e credenti non possiamo fare a meno di sentirci tutti parte di una umanità sempre “in-compimento”, “in-costruzione”, “in-relazione. Infine, bisogna saper mantenere la rotta. L’importante è mantenere la rotta. Imparare a collaborare con l’imprevedibile soffio dello Spirito.

Una docilità al reale, la capacità di resistere ai venti contrari e, finalmente, di saper mantenere la rotta sono le caratteristiche di una vita vissuta nella speranza generata dallo Spirito del Risorto che ci plasma e libera dalla falsa ed egemone utopia dell’univoco, facendoci gustare la sana profezia di una reciprocità significante che il Mediterraneo porta con sé.

Sono seguiti i saluti tramessi via email da tre religiosi ortodossi assenti perché impegnati nella festa della Resurrezione di San Lazzaro, 27 aprile, e dalla Pasqua ortodossa che si celebra il 5 maggio, Suor Sara Halabi del Patriarcato ortodosso di Siria trasferitasi a Salonicco, Padre Nikola Davilonic, prete ortodosso, socio CIPO che risiede a Bari, Padre Bogdan prete ortodosso, parroco a Kiev, Fra Guglielmo Spirito, francescano della Diocesi di Buenos Aires.

Quindi i videomessaggi inviati dal prof. Gaetano Dammacco già professore ordinario di diritto ecclesiastico e canonico dell’Università di Bari; Don Michele Tutalo segretario della Nunziatura Apostolica di Astana, in Kazakistan, proveniente dalla Diocesi di Foggia-Bovino; Jean Francois Thiry docente di letterature cristiane occidentali, coordinatore dei progetti Pro Terra Sancta di Aleppo da due anni.

La qualità e la bellezza di quanto abbiamo vissuto in questo incontro- seminario merita di essere visto e approfondito dagli appassionati di relazioni umane, prima che ecumeniche su: https://www.youtube.com/watch?v=LTn2ofrCW8&ab_channel=Poggiolevante-CollegioUniversitariodiMeritoIPE.  

Redazione

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