Parità di partecipazione

Parità di partecipazione

Foto Daniel Schludi (gentile concessione unsplash.com)

I diritti umani sono universali, appartenenti a tutti, indipendentemente dallo stato della persona (sesso, razza, religione etc.), e nessuno dovrebbe privare un’altra persona di questi diritti. Essi sono essenziali per garantire liberta, giustizia e pace.

Amnesty International

Testo di Alessandra Gentili

Secondo Nancy Fraser “non c’è parità di partecipazione per i migranti, quando questi attraversano il confine”. E’ una affermazione che mi ha colpito profondamente quando l’ho letta, così ho cercato di approfondirne il senso. Il concetto di “parità di partecipazione”, secondo la Fraser, e’ un concetto legato alla giustizia sociale, cioè tutti gli individui dovrebbero essere in grado di partecipare come pari alla vita sociale, e alle opportunità che un paese offre (Fraser 2009, cit. in Watson, 2015). Il concetto di giustizia sociale, fa riferimento a modelli di pensiero su diritti, doveri, liberta, opportunità, distribuzione delle risorse etc. E’ un concetto mutevole, molto soggetto a contestazione in base a tempi storici e luoghi. Non tutte le società hanno lo stesso approccio al concetto di giustizia che, per questo, può essere soggetto a dibattito per un cambiamento sociale (The Open University, 2022)

E un confine cos’è?  Secondo Watson (2015) e’ un limite e, tra i paesi, e’ rappresentato fisicamente dalle frontiere. Esso esprime un’idea di separazione, includendo alcune persone, escludendone altre. Per coloro che vi sono inclusi e’ un modo per  regolare la vita sociale, ma diventa un ostacolo per coloro che ne sono esclusi.

E il migrante chi e’? e’ una persona che si sposta dal suo paese di origine, per andare in un altro paese. Può farlo per motivi economici, vitali, di studio, di guerra, di ingiustizia e diversi altri.

Una volta fatta chiarezza sulla terminologia, mi sono chiesta quali fossero le evidenze a conferma o smentita dell’affermazione della Fraser.

Cosi ho dato uno sguardo alle politiche di immigrazione che, nonostante rappresentino un aspetto sociale importante, suddividono i migranti in base a determinate caratteristiche, categorizzando in base al paese di provenienza ad esempio, come riferito dai lavori di Garner and Watson(2015).  Quindi il concetto di giustizia sociale come sopra enunciato viene violato perché l’accesso alle risorse e la libertà di movimento e di insediamento sono distribuiti in modo diseguale.

Prendiamo ad esempio l’Unione Europea e gli Accordi di Schengen. Evoluzione del Mercato Comune nato negli anni 50, gli accordi di Schengen rappresentano l’attuale regolamentazione delle migrazioni in Europa (Garner and Watson, 2015). L’obiettivo dell’Area Schengen e quello di  creare una rete racchiusa da un confine esterno all’interno del quale, i cittadini europei, possano liberamente circolare, trovare lavoro, risiedere, e percepire benefici dopo un periodo contributivo. (The Open University, 2021). Le normative sono regolate da un Consiglio dei Ministri dell’Unione, e il cittadino UE ha potenzialmente una completa parità di partecipazione quando attraversa un confine all’interno dell’Unione stessa. Tuttavia, osservare la struttura dell’area Schengen dal punto di vista della giustizia sociale sopra enunciata, permette di capire che la politica di immigrazione Europea rispetta i concetti di libertà, diritti, doveri e opportunità solo al suo interno, ma non applica questo modello di pensiero per chi si trova al di fuori. Probabilmente gli appartenenti all’area vivono questa opportunità come una forma di giustizia ma e’ probabile che i non appartenenti la vivano come una ingiustizia. Pertanto gli accordi di Schengen  rappresentando contemporaneamente sia un esempio di tutela dei diritti, che un esempio di violazione e possono essere usati a conferma dell’affermazione della Fraser con cui e’ iniziato questo articolo.

Prendiamo un altro esempio: il richiedente asilo, figura sancita dalla  Convenzione del 1951, (Garner and Watson, 2015) e’,  per definizione, “qualcuno con un fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale, opinione politica, se torna nel proprio paese”.  I richiedenti asilo,  fuggono dai loro paesi in guerra o con instabilità politica, e fanno domanda per ottenere lo status di rifugiato. Ma, mentre coloro che hanno già ottenuto lo status di rifugiato godono di un livello di diritti molto simile a quello dei cittadini, i richiedenti asilo sono sottoposti un complesso processo burocratico, all’interno di centri di accoglienza (Canning, 2015). Quello dei rifugiati, rappresenta un esempio di giustizia applicato a  livello globale, e tutelato dalla Convenzione di Ginevra, ampliata con il Nuovo Protocollo di York del 1967, che dichiara che gli Stati devono dare protezione ai rifugiati dalle persecuzioni. Tuttavia, la sua attuazione, e’ un esempio di come il concetto di giustizia possa essere controverso in base alla prospettiva da cui lo si guarda. I richiedenti asilo in Europa sono sempre più soggetti a forme di detenzione. Come ci spiega Victoria Canning (2015), docente di criminologia all’Università di Bristol, nei centri di rimozione dell’immigrazione (IRC), gli immigrati sono tenuti in una forma di detenzione, per un tempo non definito, subendo la privazione della liberta. Anche se ciò nasce da questioni di sicurezza e ordine sociale per il Paese che accoglie,  e’ necessario capire che si traduce in un motivo di ingiustizia per coloro che sono privati della liberta, senza aver commesso un crimine. E’ inoltre uno stato che causa gravi disagi psicologici per chi lo subisce, e una violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, poiché risponde alle persone richiedenti asilo, criminalizzandoli, invece di vederli come sopravvissuti ad una persecuzione (Bosworth, 2015).

L’intenzione di questo articolo non e’ quello di provocare, ma di affrontare in modo genuino il significato di alcune decisioni che vengono prese. Credo sia giusto che ognuno di noi abbia la piena consapevolezza di ciò che alcune decisioni comportano. L’affermazione della Fraser e’ stata avvalorata dalle evidenze, così come le evidenze stesse che ognuno di noi può trovare con una semplice ricerca, dimostrano che tutta questa sofferenza non e’ risultata utile a rendere i paesi piu sicuri, o a risolvere il secolare fenomeno della migrazione.

 

 

Alessandra Gentili

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