Tribu’ africane

Fra le tribù incontrate in Africa sono soprattutto due che ho trovato interessanti: i Mursi e gli Oromo.

Ambedue stanziate nella parte sud e sud-ovest dell’Etiopia, rappresentano i gruppi etnici che più hanno mantenuto i loro antichi usi e costumi.

In particolare i Mursi sono conosciuti per il piattello labiale, un disco rigido inserito nel labbro inferiore mediante un’incisione; è destinato alle donne in età riproduttiva. Il disco cambierà poi dimensione perché ne verranno via via  inseriti altri sempre più grandi e quindi più visibili,  indicando così l’età della donna e di conseguenza la sua disponibilità.

A molti di noi può sembrare un sistema discutibile, ma nelle società primitive i segni esteriori e i simboli hanno grande importanza nella comunicazione. Hanno i loro archètipi di riferimento, e non li abbandonano volentieri.

Difficile constatare il numero esatto degli appartenenti alle varie etnie, in assenza di censimenti attendibili si possono fare soltanto stime approssimative. Pare comunque che i Mursi possano essere da un minimo di 5.000 a un massimo di 8.000 circa.

Vivono soprattutto di agricoltura, ma anche di caccia.

Invece gli Oromo costituiscono oltre il 30% della totale popolazione etiope, se ne contano infatti più di 20 milioni.

Fra gli Oromo le religioni maggioritarie sono l’islamismo e la cristiana ortodossa etiope; quest’ultima non va confusa con altri riti cristiani come i copti ad  esempio, che sono invece presenti in Egitto. I sacerdoti etiopi sono estremamente orgogliosi e fieri della loro appartenenza, e non amano venire confusi con altre realtà religiose.

Non si conosce l’origine di questo gruppo etnico, ma si sa per certo che fin dal ‘700 si sono uniti con altri gruppi che parlavano e tuttora parlano l’amarico, che è la lingua ufficiale etiope (ma quasi tutti sono anche anglòfoni,  soprattutto i giovani).

Certe guide etiopi del posto che accompagnano gli occidentali in visita a queste due tribù girano armate, magari di vecchi kalashnikov: ma in realtà gli scontri avvengono eventualmente fra tribù rivali. Un attacco a un gruppo di turisti, magari numeroso, è altamente improbabile…

Inutile offrire cibo: o non lo accettano, o dopo averlo accettato lo buttano perché non è gradito. Lo stesso vale per oggetti di vario tipo, o capi d’ abbigliamento: nelle capanne il posto è minimale, e non amano tenere ciò che non rientra nelle loro tradizioni. Meglio distribuire quaderni e matite ai bambini, per esempio.

Si sentirà ripetere spesso la parole inglese “money” (denaro), ma è sconsigliato darne agli adulti e a maggior ragione ai bambini.

Nei villaggi l’atteggiamento verso gli stranieri è morigerato, ma nella capitale Addis Abeba c’è un approccio più aggressivo, le richieste sono maggiori,  più pressanti e insistenti. Può capitare di offrire dolci a un bambino fuori da una pasticceria, e il giorno successivo trovarne centinaia all’ingresso ad attenderci…

La miseria fa questo ed altro.

E comunque in genere non indosseranno gli indumenti di foggia occidentale che gli regaliamo, li ritroveremo invece l’indomani su qualche tappetino per terra in vendita ai passanti, per due motivi: il primo è che molti preferiscono (per ora) il loro abbigliamento tradizionale, e il secondo riguarda il denaro (possibilmente in euro o dollari invece che in birr, moneta locale di valore bassissimo com’è ovvio).

Un dettaglio: non lasciare neanche per un attimo sacchetti, borse o zaini appoggiati in terra o appesi a un ramo. C’è un tipo di babbuino endemico con una macchia rossa sul petto, il Gelada baboon, che afferra tutto ciò che vede incustodito e scappa veloce: in tal caso serve gridare forte, così si spaventa e forse lascia la presa…

Ovunque, città o campagna che sia, c’è quindi tutto un mondo da scoprire che per noi è davvero singolare: sia visitare le città che esplorare i  villaggi è un’esperienza forte che rimane nella memoria.

Sandra Fallaci©

Sandra Fallaci

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