I piromani sono altri, i politici sono poveri pompieri

I piromani sono altri, i politici sono poveri pompieri
politico quadro di Antonio Peragine
I politici sono come i pompieri; puoi criticarli per aver aggredito l’incendio dei problemi socio economici con mezzi e uomini insufficienti, ma non puoi chiamarli piromani.
La politica è azione correttiva, è reazione ai problemi creati dagli intellettuali, professionisti, burocrati, scienziati; insomma da l’intero mondo accademico che progetta e modella i sistemi sociali e forma gli individui e i popoli più a misura dell’appetito famelico dei lupi del potere, che dei bisogni primari dei popoli.
Se ai politici non resta che spegnere quotidianamente incendi con mezzi finanziari sempre più scarsi, allora il mondo incendiario della cultura farebbe bene a cucirsi la bocca col filo del calzolaio, per non essere tentata a chiamare piromani i politici.
Perché anche lo scemo del villaggio ha pieno titolo per criticare la politica e il suo modo fasullo e finto di curare un sistema sociale malato sempre a spese degli ultimi e a vantaggio dei primi.
Ma non lo ha assolutamente il mondo della cultura, che quel sistema lo ha progettato e costruito perché viva e muoia malato, perché sia una disgrazia a vita per la collettività, e una benedizione, (una Miniera D’Oro) per i Big della cultura, della finanza e del mercato.
Gli intellettuali smettano di criticare la politica e si facciano un esame di coscienza degno di questo nome.
A noi umani del ventunesimo secolo ci sta crollando il mondo addosso perché siamo passati dalla civiltà costruita per decine di millenni con materiali e maestranze di primordine; alla civiltà  disegnata con penna e matita, ma impossibile da realizzare materialmente e utilmente per mancanza di risorse finanziarie, di materiali, di maestranze o di condizioni ambientali che non siano proibitive.
Purtroppo oggi la maggior parte del potere lo hanno quelli che pensano, quelli con penna e matita,  e poco o niente quelli che fanno. Quindi tutto è condannato a finire e sta finendo puntualmente nel peggiore dei modi.
A pensare, a costruire con le parole, con la matita, con l’inchiostro o peggio con il computer o la telecamera sono capaci molti, anzi troppi. Pensa tu, lo sto facendo adesso pure io!
Ma senza scomodare i vecchi geni del fare: contadini, pastori, pescatori, boscaioli che hanno salvato l’umanità per decine di millenni; i “pensatori” del terzo millennio provino ad entrare nel laboratorio di un artigiano (meglio se falegname o fabbro) e capiranno, senza strapazzarsi i neuroni, (dalle reali difficoltà che incontrano gli artigiani e tutti i piccoli lavoratori autonomi a produrre ricchezza onesta soprattutto in Italia) che dal dire al fare l’oceano inesplorato e inesplorabile non si è mai mosso da lì.
Franco Luceri

Redazione

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