Perché sono più contestati i benefattori degli sfruttatori?

Perché sono più contestati i benefattori degli sfruttatori?
Della psicologia conosco appena la parola. Ma se avessi gli strumenti per riflettere, mi piacerebbe capire perché i poveri preferiscono morire anziché rivendicare il loro diritto alla dignità e alla vita. Che invece è rivendicato e preteso (persino con feroce determinazione)  da chi ha già fatto scorta di diritti e persino di privilegi.
In Italia non c’è dipendente pubblico che non abbia scioperato, giudici compresi.
Invece per tre quarti di secolo i poveri e i disoccupati italiani non hanno mosso un dito per denunciare il loro disagio sociale. Poi si è svegliata la politica, e sentendo profumo di ricco consenso elettorale ha elargito redditi di cittadinanza a 3 milioni e mezzo di cittadini, (compresi proprietari di ferrari, yacht e chalet di montagna amici degli amici) spremendo i contribuenti per la modica cifra di 9 miliardi annui che ora il governo Meloni vorrebbe quantomeno ridimensionare.
Quando il “reddito” che ti piove dall’alto come una vincita senza scommessa, era considerato un miraggio, nessun povero e nessuno sfruttato lo ha mai preteso. Ora in Italia sono tutti pronti alla guerra per conservarselo. E più di uno si è spinto addirittura a minacciare di morte il Presidente del Consiglio e la sua famiglia.
Domanda da un miliardo di dollari: per quale ragione gli umani si lasciano affamare in silenzio e continuano a scodinzolare la coda a chi li affama. Ma se nella loro ciotola qualcuno osa poggiare un tozzo di pane, fosse pure ammuffito e poi tenta di riprenderselo, si sbranavano pane e padrone?
Guardato grossolanamente da chi come me non ha gli strumenti culturali per valutare le sottili implicazioni psicologiche del reddito di cittadinanza concesso e poi minacciato, sembra paradossale che i poveri che raramente nella storia dell’umanità si sono ribellati agli sfruttatori, ora in Italia vogliano ribellarsi ai benefattori. Alla prima generazione di politici che ha osato garantirgli il diritto alla vita sia pure con un modestissimo reddito.
Per quale contorta ragione il povero lecca la mano dello sfruttatore per millenni, ma poi morde quella del benefattore che non si dimostra puntuale o non gli garantisce solidarietà a vita?
Che lo sfruttatore sia socialmente peggiore del benefattore si capisce facile. Invece non si capisce perché a creare rabbia sociale in Italia è solo il benefattore.
Perché per i soggetti disagiati, subire lo sfruttamento pluridecennale è meno traumatico, dell’illusione di aver trovato nel sussidio uno specchio su cui arrampicarsi a vita, e di colpo la politica minaccia di romperglielo?
Franco Luceri
Redazione Radici

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