SEBAHATA e altre poesie

SEBAHATA e altre poesie

Di Rita Amabili 

 

SEBAHATA

Sebahata, sulla foto sembri disperata
non hai preso parte alle discussioni di prima della guerra
perché stavi allattando il tuo bimbo appena nato
male appoggiata come migliaia di altre alle pietre

Sebahata, sai per il tuo bimbo una ninnananna
che racconti che gli uomini del prossimo millennio
non dovranno eliminare che le terribili frontiere
che impediscono l’amore del mondo e fanno urlare le primavere ?

Sebahata, i tuoi lunghi capelli sono sporchi e le tue mani sciupate
a stento sopravvissuta, senza gemiti né lacrime
ti aggrappi con tutta l’anima a questo piccolino
che domani continuerà il tuo popolo straziato dalle armi

Sebahata, sai per il tuo bimbo una ninnananna
che racconti che gli uomini del prossimo millennio
non dovranno eliminare che le terribili frontiere
che impediscono l’amore del mondo e fanno urlare le primavere ?

dormirai sotto le stelle, rifugiata senza nome
ombra dispersa tra quelle che si vogliono cancellare.
Nella memoria porti colui che hanno ammazzato
e che ieri ancora sussurrava il tuo nome

Sebahata, sai per il tuo bimbo una ninnananna
che racconti che gli uomini del prossimo millennio
non dovranno eliminare che le terribili frontiere
che impediscono l’amore del mondo e fanno urlare le primavere ?

Sebahata, dal mio paese si aprono mille braccia
per portare a tutti i tuoi una goccia di speranza
da tanto lontano di sicuro possiamo costruire la strada
che riporta insieme tutte le genti del mondo

Sebahata, sai per il tuo bimbo una ninnananna
che racconti che gli uomini del prossimo millennio
non dovranno eliminare che le terribili frontiere
che impediscono l’amore e fanno urlare le primavere ?

NON RICORDO PIÙ

Non ricordo più molto bene il tuo nome
ma rivedo i tuoi capelli color grano
sparsi sulle spalle e sulla fronte
avevi il futuro, il denaro e la bellezza
e in più eri madre …

il coraggio non si misura che dai colpi inferti
o dalla vita che se ne va senza aver abbracciato
chi dalla violenza è stato privato per sempre
di filastrocche, di « ti voglio bene », di migliaia di baci
la vita ti fa sentire ancora madre ?

immagino i tuoi figli, mi viene il freddo da questo mondo
che dopo di te dovranno per sempre continuare
e questo presente mi porta certo ad amarli
prima che un rumore da fine del mondo non risponda
che in più eri madre …

ovunque siate, vedete la guerra profilarsi
o credete, come tante altre persone,
che l’unica risposta a questi combattenti
resta l’amore ben più forte del rintocco delle campane a morto
che dicono che in più eri madre?

Da giorni raccolgono le macerie
il tuo corpo senza dubbio giace tra le rovine
ci vedo aggiungersi un germoglio di biancospino
cresciuto timidamente malgrado la penombra
perché in più eri madre

E poiché Dio, non quello potente dell’America
ma il condividere con chi soffre ed è ricurvo
volto vero, teso verso la tua famiglia rattristata
verso gente che cerca la pace come una statistica

quando essa non si trova che nell’umanità
e in una rete d’amore che nasce nella desolazione
che riprende vita e forza malgrado tutti gli odi
mantenendoti madre senza fine : questa è la tua missione

HASSAN E SUA FIGLIA…

L’ha presa su di sé, in questo sacco così bianco, così bianco
sussurra il suo rimpianto, il suo rimorso, il suo pentimento
le parla d’amore sin quasi a morirne
Nayla, la sua figlia graziosa, alta per i suoi otto anni …

Le pietre formano uno strano rifugio,
bianche e grigie, eppure erano belle
quando in un insieme ordinato si alzavano in case
Hassan lo ripete senza sosta cantando …

Ad esse appoggiato, accoccolato, sogna
abbracciandosi le ginocchia, le braccia contratte tremano
si dondola, da giorni, senza posa
gli occhi aperti, il cuore aperto, Hassan trema …

L’ha presa su di sé, in questo sacco così bianco, così bianco
sussurra il suo rimpianto, il suo rimorso, il suo pentimento
le parla d’amore sin quasi a morirne
Nayla, la sua figlia graziosa, alta per i suoi otto anni …

Non capisce ciò che la sua bocca geme
non si ricorda di ciò che la gente ha detto
sente i capi parlare di difendersi
sente tutti i guerrieri urlare e distruggere

I corpicini rimpiattati in una scuola materna
uno accanto all’altro, aspettano un gioco
che non ci sarà mai, mai sulla terra
che non insegnerà ai bambini a essere fratelli

L’ha presa su di sé, in questo sacco così bianco, così bianco
sussurra il suo rimpianto, il suo rimorso, il suo pentimento
le parla d’amore sin quasi a morirne
Nayla, la sua figlia graziosa, alta per i suoi otto anni …

Saranno messi così sulla strada
Nayla, sua figlia, alta per i suoi otto anni
sarà come loro sotterrata in questo tempo
che stranamente accorda agli esseri umani

Di rispondere con mille e un bombardamento
all’orgoglio ferito e alla superbia dei più grandi
che non manderanno mai i loro figli
in una scuola materna vittima delle ferite

Dei piccolini, di Nayla, dei genitori,
sente i capi parlare di difendersi
ma quale difesa si può fare con il sangue?
Come si vedono le famiglie riversarsi

senza ricordarsi degli altri
del tutto simili ai fiori del Libano
viviamo ancora la Grande guerra
come dunque liberarsi amando?

L’ha presa su di sé, in questo sacco così bianco, così bianco
sussurra il suo rimpianto, il suo rimorso, il suo pentimento
le parla d’amore sin quasi a morirne
Nayla, la sua figlia graziosa, alta per i suoi otto anni …

Le pietre formano uno strano rifugio,
bianche e grigie, eppure erano belle
quando in un insieme ordinato si alzavano in case
Hassan lo ripete senza sosta cantando …

*.                              *.                        *.

SEBAHATA

Sebahata, sur la photo tu sembles désespérée
Tu n’as pas pris part aux parlementions d’avant guerre
Car tu t’occupais à donner le sein à ton nouveau-né
Très mal appuyée comme des milliers d’autres aux pierres

Sebahata connais-tu une berceuse pour ton enfant
Qui raconte que les hommes du prochain millénaire
N’auront plus à effacer que les terribles frontières
Qui empêchent l’amour du monde et font hurler les printemps

Sebahata, tes longs cheveux sont sales et tes mains abîmées
A peine survivante, sans gémissement sans larme
Tu t’accroches de toute ton âme à ce petit bébé
Qui demain continuera ton peuple meurtri par les armes

Sebahata connais-tu une berceuse pour ton enfant
Qui raconte que les hommes du prochain millénaire
N’auront plus à effacer que les terribles frontières
Qui empêchent l’amour du monde et font hurler les printemps

Tu dormiras à la belle étoile, réfugiée sans nom
Ombre perdue parmi ceux que l’on veut effacer.
Dans ta mémoire, tu portes celui que l’on a tué
Et qui hier encore murmurait ton prénom

Sebahata connais-tu une berceuse pour ton enfant
Qui raconte que les hommes du prochain millénaire
N’auront plus à effacer que les terribles frontières
Qui empêchent l’amour du monde et font hurler les printemps

Sebahata, de mon pays s’ouvrent mille bras
Pour porter à tous les tiens l’espoir à la goutte
De si loin bien sûr nous pouvons faire la route
Qui relie ensemble tous les humains à la fois

Sebahata connais-tu une berceuse pour ton enfant
Qui raconte que les hommes du prochain millénaire
Feront tous chaîne humaine pour remplacer les frontières
Finalement par l’amour du monde par cent mille printemps

JE NE ME RAPPELLE PLUS…

Je ne me rappelle plus très bien votre nom
Je revois par contre vos cheveux de blé
Répandus aux épaules et sur le front
Vous aviez l’avenir, l’argent et la beauté
Vous étiez mère en plus…

Le courage ne se mesure-t-il qu’aux coups donnés
Ou à la vie qui part sans avoir embrassé
Ceux-là que la violence a à jamais privés
De comptines, de « je t’aime », de cent mille baisers
Vous garde-t-elle mère en plus ?

J’imagine vos enfants, un froid me vient de ce monde
Qu’après vous ils devront à jamais continuer
Et ce présent me porte bien sûr à les aimer
Avant qu’un bruit de fin du monde ne réponde
Que vous étiez mère en plus…

D’où vous êtes, voyez-vous la guerre se profilant
Ou croyez-vous comme tant d’autres personnes
Que l’unique réponse à ces combattants
Reste l’amour bien plus fort que le glas qui raisonne
Disant que vous êtes mère en plus ?

Depuis des jours, ils ramassent les décombres
Votre corps sans doute y gît dans les ruines
J’y vois s’ajouter une pousse d’aubépine
Timidement grandie malgré la pénombre
Puisque vous étiez mère en plus,

Et puisque Dieu, non celui puissant de l’Amérique
Mais le partage auprès de ceux qui souffrent et sont courbés
Visage vrai, tendu vers votre famille attristée
Vers les gens cherchant la paix comme une statistique

Alors qu’elle ne se trouve que dans la chaîne humaine
Et dans un réseau d’amour naissant dans la désolation
Reprenant vie et force malgré toutes les haines
Vous gardant mère à l’infini : telle est votre mission !

HASSAN ET SA FILLE…

Il l’a prise sur lui, dans ce sac si blanc, si blanc
Il murmure son regret, son remords, son repentir
Il lui parle d’amour presque jusqu’à en mourir
Nayla, sa jolie fille, longue de ses huit ans…

Les roches forment un curieux abri.
Blanches et grises, elles étaient pourtant jolies
Quand ordonnées, elles s’élevaient en maisons
Hassan le redit sans cesse en chanson…

Appuyé sur elles, accroupi, il rêve
Encerclant ses genoux, ses bras crispés tremblent
Et il se berce, depuis des jours, sans trêve
Les yeux ouverts, le cœur ouvert, Hassan tremble…

Il l’a prise sur lui, dans ce sac si blanc, si blanc
Il murmure son regret, son remords, son repentir
Il lui parle d’amour presque jusqu’à en mourir
Nayla, sa jolie fille, longue de ses huit ans…

Il ne comprend pas ce que sa bouche gémit
Il ne se souvient pas de ce que les gens ont dit
Il entend les chefs parler de se défendre
Il entend tous les guerriers hurler et pourfendre

Les petits corps tapis dans une maternelle
Rangés en ligne, ils attendent une marelle
Qui ne viendra jamais, jamais sur la terre
Qui n’apprendra pas aux enfants à être frères

Il l’a prise sur lui, dans ce sac si blanc, si blanc
Il murmure son regret, son remords, son repentir
Il lui parle d’amour presque jusqu’à en mourir
Nayla, sa jolie fille, longue de ses huit ans…

Ils seront placés ainsi dans le chemin
Nayla, sa fille, longue de ses huit ans
Sera comme eux enfoui dans ce temps
Qui étrangement accorde aux humains

De répondre par mille et un bombardements
Aux blessures d’orgueil et de fierté des plus grands
Qui n’enverront jamais leur progéniture
Dans une maternelle victime des blessures

Des tout-petits, de Nayla, des parents,
Il entend les chefs parler de se défendre
Mais quelle défense fait-on avec le sang?
Comment voit-on les familles se répandre

Sans se souvenir des autres naguère
Toutes semblables aux fleurs du Liban
Vivons-nous encore la Grande Guerre
Comment donc se libérer en aimant?

Il l’a prise sur lui, dans ce sac si blanc, si blanc
Il murmure son regret, son remords, son repentir
Il lui parle d’amour presque jusqu’à en mourir
Nayla, sa jolie fille, longue de ses huit ans…

Les roches forment un curieux abri.
Blanches et grises, elles étaient pourtant jolies
Quand ordonnées, elles s’élevaient en maisons
Hassan le redit sans cesse en chanson…

Redazione Radici 

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