Mitologia slava: Marzanna, creatura mortifera

Mitologia slava: Marzanna, creatura mortifera
Photo by Marta Malina Moraczewska

La figura di Marzanna come rappresentazione della morte

La mitologia protoslava pre-cristiana presenta numerose creature magiche e soprannaturali come divinità o spiriti, anche maligni, associati, spesso, ad elementi naturali.
La penetrazione del cristianesimo nel mondo slavo – che inizia nei primi anni del X secolo – e la successiva diffusione – nell’XI – non determinò la scomparsa del paganesimo che, anzi, divenne il principale strumento di lotta politica e religiosa proprio nel secolo XI e XII. Il paganesimo con i suoi antichi rituali venne preservato e proprio in quegli anni si sviluppa una sorta di “mitologia minore”.
I rituali pagani si integravano perfettamente con lo spazio e l’elemento umano in perfetta simbiosi con gli elementi e i fenomeni naturali, come quello della morte.
La concezione e l’immagine della morte nella cultura slava è di natura femminile e rappresentazione stessa della morte è Marzanna/Marena, creatura mortifera soprannaturale legata all’inverno che cancella la bella stagione ma, paradossalmente, è legata anche alla fertilità.
I rituali di Marzanna, attestati prevalentemente tra gli slavi occidentali, venivano eseguiti alla fine dei mesi invernali. La diffusione del cristianesimo, come già detto, non cancellò il paganesimo, ma anzi, si crearono interessanti forme di sincretismo. Con la cristianizzazione, infatti, il rituale di Marzanna veniva eseguito nella quarta domenica di Quaresima. Si crea così un “sincretismo temporale”.
Il fatto che la dea dell’inverno e, dunque, della morte, possa essere legata anche alla fertilità sembra, apparentemente, contradditorio; ma l’inverno determina la rinascita secondo il ciclo naturale delle stagioni. La rigenerazione della terra avveniva esclusivamente come conseguenza di un ciclo di morte e rinascita.

Il rituale di Marzanna

Tra la fine dei mesi invernali e il sopraggiungere della primavera gli slavi si impegnavano nella realizzazione di una bambola di paglia vestita con indumenti di colore chiaro. La bambola di paglia veniva innalzata su un palo portato in processione nel villaggio; la processione terminava all’esterno dello spazio abitato dove Marzanna veniva incendiata o annegata.
Secondo alcuni studiosi come lo slavista Łuczyński, il pupazzo/bambola di Marzanna divenne, successivamente, esso stesso simbolo di morte e rinascita. Avviene, quindi, un passaggio attraverso il quale la figura immateriale della divinità è stata occultata e sostituita dalla bambola stessa, non più un “tramite”, ma simbolo stesso della morte. Per questo motivo l’annegamento e, in generale, la distruzione del pupazzo permetteva agli slavi di allontanare e di esiliare la morte. Dagli studi effettuali è stato notato dagli slavisti che l’annegamento veniva eseguito in alcune specifiche aree come Slovacchia, Moravia e Polonia, e che tale azione fosse associata all’elemento acquatico.

L’esilio della morte e la rinascita

Dopo la distruzione della bambola avveniva la rinascita. La rigenerazione della terra era rappresentata da un piccolo ceppo/albero piantato all’interno dello spazio abitato. Il piccolo albero non rappresentava esclusivamente la rinascita, ma anche un nuovo inizio. L’albero era conosciuto con diversi nomi, tra cui Leto. Se la morte era, per natura, femminile, il preludio era associato alla figura maschile.

Ancora oggi, spesso e, in alcune aree del mondo slavo,  questo rituale viene praticato come usanza simbolica popolare.

 

Chiara Fiaschetti

Chiara Fiaschetti

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