Crisi di civiltà

Crisi di civiltà

È giunto il tempo il tempo di capire che non siamo di fronte a una crisi ordinaria, che capita ogni decennio, ma davanti a una delle grandi transizioni della storia umana, quando a una forma di cultura ne succede un’altra». (dal sociologo russo Pitirim Sorokin

 

Editoriale di Daniela Piesco Co-direttore Radici 

Sorokin si riferiva agli accadimenti rivoluzionari del XX secolo ma questa affermazione va benissimo anche se applicata alla nostra epoca e ai ‘momenti’ che stiamo vivendo.

Gli elementi di crisi che Sorokin, con notevole intuito premonitore, metteva in evidenza già nei suoi scritti del ‘900 sono quelli che oggi sintetizzano il concetto di ”crisi di civiltà”.

E’ una crisi che si sta sviluppando contemporaneamente e parallelamente a vari livelli: crisi ambientale, sovrappopolazione e devastazione dello spazio vitale, uso dissennato delle risorse naturali, inquinamento della biosfera, eventi bellici ripetuti e tecnologicamente sempre più distruttivi, e via elencando.

Ma è anche una crisi che ricorsivamente si traduce in una “crisi della cultura” dell’umanità a cui si accompagna una evidente “crisi del pensiero”.

Ma come può allora il pensiero in crisi pensare la crisi?

Cioè, come può essere in grado una civiltà in piena crisi dei propri modi di pensare e di produrre conoscenza avere gli strumenti concettuali per affrontare e cercare di risolvere i nodi complessi della crisi in atto?

Osserva  Edgar Morin, intellettuale tra i più ascoltati che ha compiuto 101 anni l’8 luglio, che la “comunità umana è concreta in quanto è sia comunità di origine perché deriviamo tutti geneticamente dal ceppo comune dei sapiens e sia  comunità di destino perché dobbiamo tutti sopravvivere sul pianeta Terra ..”

Ora questa concretezza oggettiva cioè che abbiamo una stessa origine e uno stesso destino, dovrebbe fondarsi sul riconoscimento dell’unità delle diversità umane e, per contrappasso, delle diversità dell’unità umana.

Ma ciò non avviene e si fa un’enorme fatica a farlo diventare un fatto culturale soggettivo diffuso tra tutti i popoli del mondo.

D’altra parte le differenze conseguenti alle diversità somatiche (di ‘superficie’), delle lingue, dei miti e dei riti condivisi, delle culture etniche, ecc.. tuttora occultano l’identità bio-antropologica comune.

Le chiusure protettive di ciascuna cultura hanno degli effetti perversi nella nostra era planetaria: «Differenze prima ignorate hanno preso forma di stranezze, follie o empietà, fonte di incomprensione e di conflitti. Le società si percepiscono come specie rivali e si annientano a vicenda. Le religioni, i nazionalismi e le ideologie hanno edificato nuove barriere, suscitano nuovi odi» (Morin, op. cit. “Il paradigma perduto”).

Stiamo vivendo, soprattutto, una crisi più insidiosa, invisibile e radicale: la crisi del pensiero

Nuccio Ordine propone un piccolo «antidoto»: una ideale biblioteca della solidarietà umana e della fratellanza universale..

Sicuramente mi è utile esaminare la situazione attuale relativamente al concetto di ‘coscienza‘per farne emergere alcuni tratti salienti, in modo da recuperarne la significatività e mostrarne la problematicità.

Oggi un ritorno ad un discorso sulla coscienza è quanto mai significativo per capire che certi problemi sono legati in modo assoluto al contesto storico sociale ed economico sebbene studiati come se si trattasse di frammenti di roccia di un pianeta lontano.

In effetti la consapevolezza della complessità di un dibattito passa anche per la capacità di serbare memoria del significato di determinati concetti, che consente così di non scadere in posizioni ingenue che soltanto la moda politica del momento può innalzare agli onori della ribalta senza sospettarne la natura ripetitiva e in definitiva un po’ comica.

Siamo difronte,forse, alla più grave crisi di civiltà che ammette la necessità di un confronto tra piano naturale e piano esperienziale. È nella natura stessa, in altri termini, che si può trovare l’esperienza.

I grandi classici, da Tommaso Moro, che ha coniato il termine ‘Utopia’ come tutti ricorderete ,alla Città del sole di Tommaso Campanella, alla Nuova Atlantide di Francesco Bacone, sono testi di critica alla società esistenti, allora come oggi, dominate da terribili ingiustizie e dai fanatismi ideologici e religiosi

L’idea di convivenza pertanto rimanda alla costruzione di una società migliore e tutte quelle discipline come la musica la letteratura, l’arte, che oggi sono considerate inutili perché non producono profitto, sono invece i saperi di cui noi abbiamo più bisogno, perché possono rendere l’umanità più umana.

A questo compito si deve pertanto por mano, anche se ciò esula, come è facile intendere, dai limiti di questo scritto.

Daniela Piesco Co-direttore Radici

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Stampa Parlamento 

pH Fernando Luz

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Daniela Piesco

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