A Gaza scatta la tregua dopo 3 giorni di guerra e 43 morti

A Gaza scatta la tregua dopo 3 giorni di guerra e 43 morti
© Majidi Fathi/ NurPhoto via AFP - Gaza

Dopo appena ventiminuti, però, sono scattare le sirene al Sud. Lapid: “Pronti ad attaccare se ci saranno violazioni”. L’operazione Breaking Dawn finisce al suo terzo giorno di guerra. L’intesa include il rilascio del comandante Bassam al-Saadi arrestato in Cisgiordania, a Jenin. Biden chiede “a tutte le parti” di “rispettare il cessate il fuoco”

Al terzo giorno di intense ostilità, dopo almeno 43 morti palestinesi, tra cui 15 bambini, è scattato il cessate il fuoco, mediato dall’Egitto, tra Israele e Jihad islamica. L’auspicio è che l’intesa metta fine a quelli che sono stati i peggiori combattimenti nella Striscia di Gaza dalla guerra di 11 giorni che l’anno scorso ha devastato l’enclave palestinese, governata da Hamas.

“E’ stato raggiunto il testo dell’accordo di tregua mediata dall’Egitto“, ha annunciato per primo in una nota Muhammad al Hindi, a capo del dipartimento politico della Jihad islamica a Gaza fissando alle 23:30 ora locale (le 22:30 in Italia) l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Poco dopo, il premier israeliano Yair Lapid ha confermato l’intesa, ringraziando l’Egitto “per gli sforzi” di mediazione, ma avvertendo allo stesso tempo che “in caso di violazioni, lo Stato di Israele si riserva il diritto di rispondere con forza”. Come previsto, i minuti subito antecedenti alla tregua sono stati segnati dall’ultima raffica di razzi dalla Striscia e da attacchi israeliani.

Da venerdì, le Forze di difesa dello Stato ebraico (Idf) avevano lanciato l’operazione ‘Breaking Dawn’ con pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria sulle postazioni della Jihad islamica a Gaza. Come rappresaglia, il gruppo armato palestinese ha lanciato circa mille razzi. Il bilancio delle vittime, diffuso dal ministero della Salute di Gaza, ha registrato almeno 43 morti, di cui 15 bambini e quattro donne, e altri 311 feriti palestinesi. Da parte israeliana, invece, i feriti risultano due, più un cittadino straniero di cui non si conosce ancora la nazionalità.

La Jihad islamica ha reso noto che l’accordo “contiene l’impegno dell’Egitto” a lavorare per il rilascio di due prigionieri del gruppo: Bassem al-Saadi e Khalil Awawdeh. Saadi, una figura di spicco nell’ala politica della Jihad islamica, è stato recentemente arrestato in Cisgiordania; il suo arresto è stato tra i fattori che hanno scatenato l’ultima escalation di tensioni. Anche il militante della Jihad islamica Awawdeh è detenuto dagli israeliani.

Prima dell’annuncio ufficiale dell’accordo, Lapid aveva comunicato che gli obiettivi dell’operazione erano stati raggiunti e non aveva senso continuare: per Idf, l’intera “alta dirigenza dell’ala militare della Jihad islamica a Gaza è stata neutralizzata”.

Tra gli alti esponenti del movimento armato uccisi risultano Tayseer al-Jabari, comandante nel Nord della Striscia e Khaled Mansour, comandante nel Sud. Israele aveva spiegato l’avvio venerdì dell’operazione “preventiva” contro la Jihad islamica, col rischio di un pianificato attacco imminente.

Di nuovo le sirene

Sono scattate di nuovo le sirene nelle città israeliane vicino al confine con la Striscia di Gaza, 20 minuti dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e la Jihad islamica palestinese. Un razzo è stato intercettato dal sistema di difesa aerea Iron Dome sulla città di Mivtahim.
Non ci sono segnalazioni immediate di danni o feriti negli attacchi. Lo riporta il Times of Israel.

Jihad pronta a riprendere i combattimenti

Il segretario generale del movimento della Jihad islamica palestinese, Ziad al-Nakhalah, ha minacciato di ritirarsi dall’accordo di cessate il fuoco con Israele e di riprendere il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, se le autorità israeliane non si atterranno ai termini della tregua. Lo riporta il canale Al-Masirah. “Se il nemico non soddisfa le condizioni del movimento di resistenza palestinese, considereremo l’accordo non valido e riprenderemo la battaglia senza un momento di esitazione”, ha detto al-Nakhalah, parlando di “vittoria” del popolo palestinese e sottolineando che Jihad islamica “è rimasto stabile e forte”.

AGI

 

Redazione Radici

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