La complessità della scrittura manuale

La complessità della scrittura manuale

di Sivia Passerini

La scrittura manuale è un atto complesso che richiede molte competenze differenti e trasversali, tutte integrate tra loro. Per questo è necessario osservare il mondo della chirografia da molteplici punti di vista: neurologico, psico-motorio, percettivo, emotivo, intellettivo. A tal proposito faccio riferimento a un mio lavoro “educazione e orientamento alla scrittura” (Onthewave Edizioni).

L’attività della mano che scrive non è un’azione meccanica, ma il prodotto di complesse funzioni cerebrali. La mano è solo lo strumento che è al termine di una catena sequenziale e funzionale che coinvolge diverse aree corticali interdipendenti di entrambi gli emisferi.

Da studi effettuati da neurofisiologi norvegesi e francesi è emerso che scrivere a mano attiva molte più aree cerebrali rispetto allo scrivere con mezzi elettronici digitando una tastiera. Infatti nella scrittura manuale i movimenti delle mani e gli occhi accompagnano e partecipano alla formazione della lettera, mentre nella scrittura digitata questo coinvolgimento non avviene e quindi si attivano in misura minore le aree sensoriali.

Altri studi condotti dall’Università dell’Indiana hanno confermato che i bambini che spesso utilizzano la scrittura a mano hanno una maggiore attività neurologica nella parte del cervello deputata all’apprendimento rispetto a chi predilige la tastiera.

L’utilizzo molto diffuso dei mezzi elettronici digitali sta comportando la riduzione della memoria, della percezione e della organizzazione spazio-temporale e un allontanamento tra il pensiero e l’azione.

Oggi sappiamo che l’attività motoria è ausiliaria alle funzioni cerebrali: il comportamento motorio stimola l’attività cerebrale. Ma dobbiamo altresì prendere in considerazione che l’attività intellettiva è il trainer dell’attività motoria, ossia la prima viene utilizzata come mezzo per stimolare e migliorare il comportamento motorio al fine di raggiungere l’obiettivo.

Come ogni processo di apprendimento anche l’acquisizione della scrittura coinvolge molteplici capacità e i dinamismi di controllo dell’esecuzione dell’atto.

La prassia coinvolta nell’atto di scrivere è di tipo ideomotoria e visuo-costruttiva, in quanto la copia o l’esecuzione di segni grafici prevede un’analisi visiva dettagliata dei rapporti spaziali.

L’elemento fondamentale nell’apprendimento è la motivazione, che, insieme alla curiosità, sollecita l’interesse e attribuisce senso e significato alle azioni, creando gratificazione nello svolgimento del lavoro. L’insegnante dovrebbe conoscere le motivazioni che sostengono il percorso apprenditivo dell’allievo e deve anche tenere presente che, come afferma Haward Gardner (Psicologo americano e docente di Cognitivismo e Pedagogia alla Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Università di Harvard), ognuno di noi è dotato di almeno sette intelligenze connesse e interagenti tra di loro, anche se ognuna opera con procedimenti e basi biologiche proprie. Ciascuna intelligenza viene concepita da Gardner come un potenziale osservabile solo se viene utilizzato.

Alcuni hanno sviluppato tutte le intelligenze, altri invece possiedono livelli alti solo di alcune di esse. Le intelligenze meno sviluppate si possono potenziare e allenare per raggiungere livelli soddisfacenti, ma questo processo ha bisogno di stimoli, incoraggiamento, arricchimento e istruzione.

Le intelligenze gardneriane che facilitano l’apprendimento del gesto grafico sono l’Intelligenza Cinestesica e l’Intelligenza Visuo-Spaziale.

È necessario quindi che i docenti fin dalla scuola dell’infanzia inizino, attraverso esercizi ludici, a esercitare nei bambini le diverse intelligenze, per allenarle in chi già le possiede in maniera evidente e accrescerle in chi ne è un po’ carente.

Haward Gardner ritiene che i test psicometrici cognitivi standardizzati dovrebbero prendere in considerazione l’esistenza delle diverse intelligenze, attraverso mezzi di valutazione che riescano a stimare le varie abilità umane, e non essere basati su domande che richiedono soltanto l’applicazione di intelligenze linguistiche e logiche come quelli attuali.

Per apprendere la scrittura con entusiasmo e senza sforzo è importante anche avere un certo equilibrio emozionale. L’educazione delle emozioni inizia fin dalla nascita, con il rapporto del bambino con la madre prima e con entrambi i genitori poi, ma prosegue anche durante l’età scolastica. Daniel Goleman (insegnante di Psicologia a Harvard e collaboratore scientifico del New York Times) afferma che la nostra personalità è costituita anche dall’Intelligenza emozionale che ha un posto importante nel processo di crescita. Secondo Goleman le emozioni orientano i comportamenti, influenzano la costruzione del “saper essere” e sono determinanti per il successo o l’insuccesso scolastico.

Si occupa di scrittura anche la Kinesiologia attraverso il metodo del Brain Gym, che permette di apprendere attraverso il movimento.

La Kinesiologia in generale è “lo studio scientifico del movimento del corpo”; in particolare la Kinesiologia educativa vuole “tirare fuori attraverso il movimento”. Lo scopo è quello di ristabilire l’equilibrio energetico e rafforzare la struttura psicofisica ed emozionale, indebolita da condizionamenti, abitudini e compensazioni, attraverso le risposte dirette del corpo, senza i filtri imposti dalla mente.

La tecnica di apprendimento del Brain Gym, che agisce sulla riprogrammazione degli schemi di movimento, si è sviluppata agli inizi degli anni ’80 dello scorso secolo grazie al pedagogista Paul E. Dannison. È nata dall’osservazione delle difficoltà scolastiche dei bambini dislessici, discalculici e disgrafici ed è stata confermata come una delle migliori tecniche di allenamento apprenditivo dalla National Learning Foundation. Dannison ha osservato che quando si apprende qualcosa di nuovo viene richiesto l’intervento di parti del cervello che sono assopite perché generalmente nelle azioni automatizzate sono poco stimolate.

Relativamente alla scrittura, determinati esercizi di Brian Gym stimolano le abilità necessarie alla prensione dello strumento grafico, al disegno e alla scrittura in corsivo.

È raccomandato agli insegnanti di avere competenze specifiche trasversali per insegnare la scrittura, in modo che i piccoli allievi apprendano a scrivere con agilità e naturalezza. Inoltre sia i docenti sia i genitori dovrebbero sempre stimolare, incoraggiare e motivare i bambini affinché l’incontro con il proprio tracciato non diventi uno scontro, un evento negativo che può danneggiare il rapporto con la propria scrittura.

Redazione

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