URC2022: il focus sui bambini e sulle donne nella ricostruzione dell’Ucraina

URC2022: il focus sui bambini e sulle donne nella ricostruzione dell’Ucraina

Markus Krienke

Quando questo lunedì e martedì delegati di una quarantina di Paesi si incontrano a Lugano per l’Ukraine Recovery Conference (URC2022), la dimensione concreta della società civile starà al centro dell’attenzione. Sta in questa attenzione il vantaggio dell’incontro luganese, che costituisce in realtà già la quinta edizione dell’annuale Conferenza sulla Riforma dell’Ucraina. A differenza del G7, appena conclusosi con importanti rassicurazioni da parte dei più potenti leader mondiali per l’Ucraina, l’attenzione dell’URC2022 cerca le vie concrete della ricostruzione, per spendere i soldi a disposizione nel modo più efficace possibile. Tra le proposte al centro dell’attenzione starà l’idea che città occidentali prendono l’incarico di patronage ossia di responsabilità concrete per delle città ucraine.

Lo stesso meccanismo si può applicare anche al partenariato tra ospedali, scuole, aziende ecc. Si realizzerebbe così la via concreta della sussidiarietà, che aiuta le persone concrete “dal basso” anziché solamente contare sugli importanti aiuti “dall’alto” (senza voler certamente sostituirli).

Non meraviglia se questo principio di sussidiarietà deriva dalla riflessione etico-sociale cristiana che da sempre ha coltivato l’idea di una solidarietà concreta, che – con Papa Francesco – pensa la carità come fraternità: solo nella fraternità, infatti, il fatto che «come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle prende carne» (Fratelli tutti, 128). Espressione di questa fraternità, che non è un principio cristiano esclusivo, ma contrassegno universale dell’umanità, è anche l’impegno concreto di Terre des hommes che insieme ad una ventina di associazioni accompagnerà l’URC2022, aiutando con la propria prospettiva nella sensibilizzazione di noi tutti, al fine di poter rendere il più efficaci gli aiuti che arriveranno in Ucraina. Lo sguardo di questa associazione si è presentato, nell’intenzione di accompagnare l’URC2022, in questi giorni a Lugano in occasione di una toccante conferenza stampa, presentando la testimonianza di tre donne ucraine vittime della guerra ma anche protagoniste nell’offrire aiuto ad altre famiglie con bambini che la guerra ha consegnato all’indigenza.

Le loro esperienze nei bunker sotto i bombardamenti, i bambini uccisi e feriti dalle bombe, per non parlare di traumi irreversibili e violazioni, nonché i loro racconti delle ripercussioni esistenziali e psicologiche su un’intera generazione rendono assolutamente credibile il loro appello a porgere l’attenzione ai bambini, alle donne e alle famiglie. Non solo rischiano a essere la parte della società dimenticata in questa guerra, ma anche quella mancante nella futura ricostruzione, perché privata della propria forza di resilienza e autocoscienza. Perciò, sorge spontaneamente la domanda di quale ricostruzione vogliamo parlare se non prestiamo ascolto e aiuto ora a loro?

È stata una conferenza stampa di enorme sensibilizzazione, quella di Terre des hommes a Lugano, nella quale il loro impegno per l’aiuto di tali persone e bambini nonché il loro contributo alla riconquista della forza di resilienza, anche e soprattutto grazie alla riappropriazione delle loro professioni e dei loro lavori, è emerso in maniera assolutamente credibile. Anche questa, infatti, è una dimensione centrale di una visione cristiana dell’uomo: ossia che gli aiuti devono servire alla crescita e al ripristino dell’autonomia e dell’autostima delle persone, per renderle nuovamente capace di realizzare le loro qualità e talenti.

Oltre a puntare su queste dimensioni indispensabili, qualora l’Occidente vuole davvero prendere sul serio la propria responsabilità, esso dovrebbe anche ascoltare l’appello di Terre des hommes alle autorità internazionali riunite a Lugano circa la protezione dei bambini in Ucraina: «esortiamo tutte le parti interessate a garantire che il rispetto e la protezione dei diritti umani dei bambini, rispondendo al contempo ai loro bisogni umanitari immediati, rimangano in primo piano nel piano di ripresa e sviluppo dell’Ucraina. Non ci sarà alcuna ripresa dell’Ucraina senza la ripresa dei suoi bambini».

Redazione

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