Ritorno a Davos

Ritorno a Davos
© Fabrice COFFRINI / AFP - L'allestimento del Forum di Davos 2022

Dopo oltre due anni di pandemia, con l’edizione 2021 cancellata, torna il Word Economic Forum (Wef). Era inizialmente previsto come sempre a gennaio, sotto la neve, ma gli organizzatori lo hanno posticipato a fine maggio, dal 22 al 26, sempre a causa del Covid

Dopo oltre due anni di pandemia, con l’edizione 2021 cancellata, torna a Davos il Word Economic Forum (Wef). Era inizialmente previsto come sempre a gennaio, sotto la neve, ma gli organizzatori lo hanno posticipato a fine maggio, dal 22 al 26, sempre a causa del Covid, che oggi sembra fortunatamente alle spalle o comunque gestibile.
Fra le montagne della Svizzera tedesca protagonisti del business e leader mondiali si confronteranno dunque sulle sfide del pianeta. Sul summit si sentirà comunque l’ombra della guerra in Ucraina. Basti pensare che i russi, sempre presenti all’appuntamento, sono stati esclusi per la prima volta.

Una decisione “giusta”, secondo il presidente del Wef, Borge Brende. “Ci auguriamo tuttavia che Mosca prenda un’altra strada nei prossimi anni, rispettando la Carta dell’Onu e i suoi obblighi internazionali”, ha aggiunto Brende nella conferenza stampa di presentazione che si è tenuta mercoledì. “Sarà un vertice centrato sul clima e sulla transizione energetica“, ha spiegato Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum, osservando che sarà anche “il primo summit che riunisce i leader mondiali in questa nuova situazione caratterizzata da un mondo multipolare emergente a causa della pandemia e della guerra. Il fatto che quasi 2.500 leader della politica, della società civile e dei media si uniscano di persona – ha aggiunto Schwab – dimostra la necessità di una piattaforma globale affidabile, informale e orientata all’azione per affrontare i problemi in un mondo guidato dalla crisi”.

Il titolo di questa edizione 2022 è ‘La storia a un punto di svolta: politiche governative e strategie di business’. Saranno presenti oltre 50 capi di Stato e di governo tra cui il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, il presidente israeliano, Isaac Herzog, il premier spagnolo Pedro Sanchez, il premier olandese Mark Rutte, oltre alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e a numerosi commissari, fra cui quello all’Economia, Paolo Gentiloni.

Ci saranno anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, l’inviato speciale per il clima del presidente Usa, John Kerry, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, interverrà in collegamento video all’apertura del vertice, mentre numerosi altri esponenti politici ucraini parteciperanno di persona (sono previsti, fra gli altri, il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, il vice premier e ministro dell’Economia, Yuliia Svyrydenko, e il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko).

L’Italia sarà rappresentata da 4 ministri: Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibile) e Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale). Tra i manager del Belpaese parteciperanno Andrea Illy (Illycaffè), Silvia Merlo (Saipem), Paolo Merloni (gruppo Ariston), Stefano Scabbio (gruppo Manpower), Domenico Siniscalco (Morgan Stanley), Andrea Sironi (Generali), Francesco Starace (Enel).

Il programma prevede sei pilastri tematici: promuovere la cooperazione globale e regionale; assicurare la ripresa economica e dare forma a una nuova era di crescita; costruire società sane ed eque; salvaguardare il clima, il cibo e la natura; guidare la trasformazione industriale; sfruttare il potere della Quarta Rivoluzione Industriale.

Si parlerà quindi del cambiamento climatico, ma anche dell’impennata dei prezzi dell’energia e della minaccia di una crisi alimentare mondiale. E poi della parità di genere, delle diseguaglianze, della necessità di creare posti di lavoro che siano anche correttamente retribuiti.

Come sempre, l’appuntamento sarà anche l’occasione per le diplomazie di affrontare questioni delicate. “La diplomazia segreta che il Forum consente è uno degli aspetti più importanti, che Schwab considera come la sua più grande realizzazione”, ha spiegato all’Afp Adrienne Sorbom, professoressa di sociologia dell’università di Stoccolma e coautrice di un libro sul forum.

AGI

Redazione Radici

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