Il nuovo regno della dinastia dei Marcos sulle Filippine

Il nuovo regno della dinastia dei Marcos sulle Filippine

Filippine, nel nome del padre Marcos jr. si riprende il trono di Manila, trentasei anni dopo la caduta della dittatura.  La storia delle tortuose vicende di un clan per riconquistare il suo posto tra le dinastie che fanno politica nell’arcipelago asiatico.

Trentasei anni dopo una disonorevole fuga dal palazzo presidenziale assediato dalla folla nel 1986, la famiglia Marcos riesce a rimettere un proprio membro al vertice del potere nazionale: favorito alle urne, Ferdinand Marcos Junior, noto come “Bongbong” , 64 anni e figlio dell’ex omonimo dittatore, ha vinto a mani basse le elezioni presidenziali del 9 maggio con il 58,8% dei consensi, secondo risultati che coprono quasi tutti i seggi elettorali. Tutto ciò lo rende il presidente più eletto dai tempi del padre, nel 1969, durante le ultime elezioni libere prima della proclamazione della legge marziale nel 1972.

Accuratamente evitando interviste e dibattiti elettorali, del tutto privo di un programma politico rilevante, in campagna elettorale Bongbong ha vagamente promesso più coesione nazionale, occupazione e investimenti. Non plaude però il mercato azionario interno, il quale è sceso al livello più basso degli ultimi nove mesi. Qualche polemica anche durante la giornata di votazioni, con più di 1.800 apparecchi per il voto non funzionanti a dovere. E pure scontri: 6 i morti.

Questa vittoria è certamente risultato di anni di campagne revisioniste a colpi di disinformazione sui social per dare una bella ripulita al periodo oscuro della dittatura – presentato, specie ai giovani, quale “l’epoca d’oro” per i filippini -, nelle quali “BBM” (Bongbong Marcos), come lo chiamano i compatrioti, aveva barattato la sua aria di eterno studente e la lunga ciocca, che gli attraversava la fronte, per un taglio più stretto, con una tintura nera impeccabile, in ossequio alla più autorevole immagine di suo padre.

Sempre apparso meno energico e brillante di quest’ultimo, che, morto nel 1989, fu prima definito un primo della classe e poi dileggiato per i quattordici anni di dittatura imposta al Paese in nome della lotta al comunismo, “BBM” ha così cercato di togliersi di dosso l’immagine di bambino viziato e amante del piacere.  Non mancano, inoltre, dubbi sul suo curriculum universitario: studiando a Oxford nel 1978, ha ricevuto solo un “certificato speciale”, non un vero e proprio diploma di laurea, secondo dichiarazioni dell’ateneo risalenti all’ottobre 2021.

Il presidente uscente, il populista Rodrigo Duterte, che in questi anni di linguaggio violento e sanguinarie campagne anti-droga, si è dimostrato negli ultimi mesi un alleato sempre più ambiguo dei Marcos, come conferma la scelta da parte di “BBM” della figlia, Sara Duterte, come vicepresidente. Nel segno di una sorta di matrimonio politico tra due delle dinastie più potenti del Paese,  secondo gli analisti, avrebbe contribuito a preparare il terreno al ritorno dei Marcos, attraverso il suo populismo capace di alimentare un’ondata di nostalgia autoritaria. D’altronde, il rapporto di Duterte con i Marcos è ambivalente: suo padre era segretario di stato sotto Marcos senior prima della dittatura, ma sua madre guidò proteste anti-Marcos durante la legge marziale nella loro città di Davao.

Il ritorno di un Marcos a Malacanang, il palazzo presidenziale, è il culmine di un disegno che viene da lontano. I cui prodromi risalgono al ritorno dall’esilio di “Bongbong”, sua madre, Imelda, e le sue due sorelle nel 1991 nella loro roccaforte settentrionale, Ilocos Norte. Imelda, le cui ambizioni presidenziali divennero palesi nel periodo dell’indebolimento fisico di Marcos, che soffriva di una malattia autoimmune, negli anni ’80, provò tra l’altro due volte senza successo di candidarsi alla presidenza. Nondimeno, “Bongbong”, sua sorella maggiore, Imée, e Imelda ottennero via via cariche amministrative di rilievo. Quindi, “Bongbong” divenne senatore nel 2010, sebbene nel 2016 la vicepresidenza gli sia sfuggita per un soffio, con la vittoria della candidata dell’opposizione liberale, Leni Robredo, la quale è stata con appena il 28% dei voti espressi la sua sfortunata rivale durante l’ultima tornata presidenziale.

Infine, restano forti incognite sul futuro del Paese, dal punto di vista geopolitico Washington e Pechino studieranno con attenzione le mosse del nuovo presidente. Sebbene i legami con gli Stati Uniti restino un caposaldo, in quanto Manila è  storica alleata degli Usa in quest’area delicata, il Mar cinese meridionale, centro dello scontro con la Cina di Xi , Marcos Jr. non smentisce certe sue simpatie verso Pechino.

Antonio Rossello

Redazione Radici

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