Killing Eve ”Non puoi scappare per sempre”

Con la quarta ed ultima stagione attualmente in uscita, tramonta una delle serie tv più enigmatiche e disturbanti degli ultimi anni. 

Killing Eve è una serie televisiva britannica in onda su BBC America e TIMVISION dal 2018. Con la quarta stagione in distribuzione, il pubblico si prepara a lasciar andare una storia che forse non ha mai potuto stringere fra le dita, il 10 Aprile 2022.

Basata sulla trilogia di novelle di Luke Jennings, Phoebe Waller-Bridge ha curato con maestria l’adattamento televisivo. Serie dai confini tutt’altro che mansueti e di facile addomesticamento, minaccia lo spettatore con un colpo di pistola alla testa ad ogni paletto o riserva.

L’unica alternativa è lasciarsi prendere in ostaggio degli umori dei protagonisti di questa storia che merita il bacio del silenzio anche nella classificazione di genere.

Eve Polastri (Sandra Oh) è una funzionaria dell’MI-6. Dopo anni di devota ricerca e di studio della figura della “donna-assassino”, viene affidata ad un caso di omicidio che le porterà via la vita così come la conosceva.

Dopo aver identificato l’assassina sociopatica Villanelle (Jodie Comer), tenterà in tutti i modi di seguirne le tracce. Le due donne sviluppano un rapporto ossessivo, destinato a recare la spaccatura di due posizioni lavorative opposte. Il suo evolversi vedrà aprire una voragine di caos e persecuzione.

Lo spettatore non può far altro che origliare i segreti bisbigliati, attendere compulsivamente il prossimo incontro e passare in rassegna tutti i numeri “dodici” della storia dell’uomo, riscoprendo la Sehnsucht delirante dei romantici.

«Mi piaci, ma non fino a questo punto!»: dice Villanelle ad Eve, nella sesta puntata della seconda stagione, con un tono di monito che strizza l’occhio alle sibille. Siccome a Villanelle non piace avere torto, siamo costretti a darle ragione. Se da un lato la serie tv merita applausi e consensi per la capacità di rapire il pubblico ed ossessionarlo; dall’altro qualcuno in platea decide di parlare piuttosto che tacere per sempre.

La gestione dei tempi, ad esempio, non risulta ottimale. Il tempo si dilata all’inizio di ogni stagione e si contrae verso la fine. L’impressione che si ottiene è quella di una macchina che, col motore freddo, stenta a partire per poi slittare su di una strada ghiacciata in una folle corsa.

Lo spettatore è vittima di un brainstorming pianificato, ma mai definitivo: fino alla terza stagione non vengono distribuiti indizi utili a catalogare personaggi e partiti. I personaggi, poi, seppure abbondantemente investigati, quasi come un vicino di casa, continuano a nascondere un cadavere proprio nel giardino oltre la staccionata. È il caso di dire che tutto è, più che nelle mani, negli episodi della quarta stagione.

Comunque vada, sarà un dispiacere congedarsi da un cast stellare, rinunciare ad emozioni forti ed alla speranza perversa d’un amore. Più in generale, è prepotente la malinconia che si prova a salutare una serie tv così tensiva e spinosa che tornava come un vecchio amico degli anni ’90 che non può restare.

Diana Cameli

foto cinematographe.it

Redazione Radici

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