Gli ucraini in testa al corteo di Milano per la festa della Liberazione

Gli ucraini in testa al corteo di Milano per la festa della Liberazione

‘Slava Ukraini’, ‘Gloria all’Ucraina’. Il motto diventato simbolo del popolo ucraino risuona anche al corteo milanese

© AGI – Milano, corteo per la festa della Liberazione

 “Viva la resistenza ucraina” e la versione di ‘Bella ciao’ in ucraino. A intonare coro e canto simbolo della resistenza partigiana sono gli ucraini in testa al corteo nazionale del 25 aprile a Milano. Gli ucraini cantano il loro inno oltre ad altri canti della loro terra.  “Ieri il nazismo, oggi il putinismo” e “resistenza” tra gli altri cori scanditi dalla folta rappresentanza con bandiere giallo-blu.

‘Slava Ukraini’, ‘Gloria all’Ucraina’. Il motto diventato simbolo del popolo ucraino risuona anche al corteo di Milano. È un 25 aprile con tanti possibili significati quello che la città festeggia ricordando lo stesso giorno del 1945 quando da ‘Rado Milano Libera’ la voce di Sandro Pertini, partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale, annunciò “lo sciopero generale contro la guerra fascista per la salvezza delle nostre case, delle nostre terre, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete di fronte ai tedeschi il dilemma: o arrendersi o perire”.

ucraini in testa al corteo milano festa liberazione
© AGI

Milano, corteo per la festa della Liberazione

Un giorno speciale perché il corteo, quest’anno ‘nazionale’, con partenza da Porta Venezia e arrivo al Duomo, torna ad attraversare la città dopo i due anni di pausa della pandemia. E perché, soprattutto, cade nel pieno di una guerra terribile e vicinissima anch’esso accompagnato da “un dilemma” che da giorni si è fatto febbrile discussione sui media, nelle sedi e nelle pagine social dell’Anpi e non: la resistenza ucraina è paragonabile a quella partigiana?

Il presidente nazionale dell’associazione che custodisce la memoria partigiana, Gianfranco Pagliarulo, aveva invocato una “Commissione d’inchiesta neutrale per appurare le specifiche responsabilità del massacro di Bucha”, uno degli episodi più cruenti del conflitto, e chiesto di bloccare l’invio delle armi, respingendo l’equiparazione. Nelle ultime ore, è sembrato aver ridefinito le sue posizioni e ha parlato di “legittima resistenza armata ucraina contro l’invasione russa moralmente e giuridicamente da condannare senza se e senza ma”.

A credere nel paragone tra la nostra e la loro resistenza è la delegazione della comunità dei ventimila ucraini milanesi, rappresentata sul palco in piazza Duomo da Tetyana Bandelyuk, residente da molto tempo in Italia, e Iryna Yarmolenko, profuga e consigliera comunale di Bucha.AGI

Redazione Radici

Redazione Radici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.