Divisi dalla guerra, una famiglia italiana si ritrova in Australia nel dopoguerra 

Divisi dalla guerra, una famiglia italiana si ritrova in Australia nel dopoguerra 
di Carlo Oreglia
“Nel 1941 la guerra sconvolse profondamente la vita di Iolanda Di Bella, diventata Maiorano con il matrimonio anni più tardi e che aveva allora due anni. Mentre due fratelli e una sorella più grandi si stavano dirigendo in Italia dalla Palestina, dove la famiglia Di Bella risiedeva, l’Italia si unì al secondo conflitto mondiale”.
A raccontare la loro storia è Carlo Oreglia su Sbs Italian, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.

“Il padre lavorava al Banco di Roma e si era trasferito a Gerusalemme da giovane e aveva sposato la madre, una donna di origini francesi e arabe. Ebbero sette figli, tra cui Iolanda, che nacquero tutti in Palestina.
Allo scoppio delle ostilità, la famiglia venne spezzata in due, con i ragazzi in Italia e il resto della famiglia a Gerusalemme. Ma la situazione peggiorò rapidamente: il padre venne arrestato dagli inglesi mentre la madre in quanto franco-palestinese venne lasciata in libertà. Lei stessa chiese di poter seguire il marito ed i figli, destinati ai campi di prigionia in Australia.
Dalla Palestina la famiglia venne trasportata in Egitto e poi tramite la Queen Elisabeth a Perth.
Dopo un lungo viaggio in treno giunsero a Melbourne dove poi vennero trasportati nel campo di internamento di Tatura.

“Eravamo chiusi, ci davano da mangiare regolarmente. Ci hanno trattato bene ma abitavamo in baracche di ferro, piene di sabbia. Mi ricordo il sapore della sabbia in bocca quando si alzava il vento forte dell’Australia”, ricorda Iolanda a SBS Italian.

“Era una vita strana, essere lì e non poter fare niente. Era molto difficile per i nostri genitori”.

“Vedevo mia mamma che piangeva sempre, perché cercava di avere notizie dei figli. Per me, che avevo sei anni, era una specie di sogno avere dei fratelli e una sorella che non ricordavo”.

La famiglia finalmente ebbe alcune notizie dei figli: il fratello Carlo, che aveva meno di 20 anni, parlava diverse lingue e si era unito allo sforzo bellico insieme agli americani.

Ma a fine della guerra e la liberazione al campo di internamento non fu la parola fine alle sofferenze della famiglia.

IN ORFANOTROFIO, CON I GENITORI ANCORA VIVI

La famiglia Di Bella aveva deciso di rimanere in Australia e si trovavano ancora con tre figli in Italia senza poterli rivedere.
Si spostarono a Melbourne e i genitori si trovarono a lavorare a tempo pieno per una famiglia come cameriera e giardiniere, senza avere alcun risparmio per affittare una casa.

Furono costretti perciò a fare entrare Iolanda in un orfanotrofio, il St Vincent de Paul Orphanage, mentre i due fratelli entrarono nel collegio dei Salesiani.

Fu un periodo molto duro, con i genitori che potevano visitarla solo una volta al mese, l’unica bambina italiana tra bambine australiane.
“Quando sono venuti a trovarmi la prima volta dopo un mese, avevo assorbito tutta la lingua inglese e non mi sono ricordata una sola parola di italiano”, racconta Iolanda.

“È stato terribile, sapendo che avevo i miei genitori vivi e potevo vederli solo una volta al mese. Grazie a Dio andavo bene a scuola e mi piaceva leggere e studiare”
UN AIUTO INASPETTATO PER RIUNIRE INSIEME LA FAMIGLIA
Dopo alcuni anni la famiglia Di Bella riesce ad avere notizie di Carlo e degli altri due figli, ma il problema di farli venire in Australia appare insormontabile.
Il costo per rimpatriare i figli con i genitori infatti era enorme, fuori dalla portata di ex-prigionieri di guerra con pochissimi soldi.
Ma un incredibile gesto di solidarietà finalmente portò un raggio di sole alla sfortunata famiglia.

La mamma Genoveffa infatti lavorava come sarta nell’industria della moda e aveva un’amica, chiamata Antonia.

Un giorno l’amica la vide molto depressa e le chiese il motivo. Genoveffa le rispose che il costo per fare venire in Australia i figli era di 1000 sterline, un prezzo enorme nel dopoguerra, pari a oltre 70mila dollari attuali.

Quella sera si presentò a casa Di Bella il marito di Antonia con una busta, con dentro 1000 sterline in contanti.

Il padre disse che non poteva prenderle, che non aveva alcuna garanzia di poterli restituire.

La risposta lo lasciò sbalordito: “L’amicizia delle nostre due moglie è per me garanzia sufficiente”.
L’offerta generosa legò tra di loro le due famiglie, che rimasero amiche fino alla loro morte.
Grazie a questi soldi, si poterono organizzare il trasporto dei tre figli rimasti in Italia, che arrivarono nel novembre del 1947.
Appena arrivati in Australia, i figli si diedero subito da fare per ripagare il debito, cosa che fecero in pochi anni.
L’arrivo a Port Melbourne fu incredibile per Iolanda, che allora aveva otto anni e improvvisamente si trovava in una famiglia che da cinque si allargava a nove componenti.
La prima notte i fratelli spostarono i loro materassi nella camera dei genitori per dormire tutti insieme.
“Avere una sorella di 15 anni è stata una meraviglia”, racconta Iolanda, che ricorda la famiglia con amore e nostalgia.

La famiglia rimase unita negli anni successivi, tra incontri alla domenica, pranzi e feste.
Ora dopo 80 anni dall’arresto del padre a Gerusalemme, è rimasta solo Iolanda, circondata da figli e nipoti a Melbourne”.

Redazione Radici

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