Guerra o non guerra?

Guerra o non guerra?

I mutati atteggiamenti rispetto ad un fatto ancora inesorabilmente attuale. 

di Antonio Rossello, con immagine di Giovanni Gronchi

In Europa, la nozione di guerra, per un caso, nel suo senso terribile torna alla «ribalta» o comunque non risulta così fuori dal tempo storico, come sembrava. È certo troppo presto per trarre conclusioni, ma la situazione da subito molto particolare ha fatto sì che i nostri paesi, e gli organismi ad essi sovraordinati, non si potessero limitare alla semplice condanna dell’invasione di uno stato sovrano in nome del diritto internazionale o dei diritti universali dell’uomo.

Nondimeno, è bastata una disponibilità all’accoglienza, agli aiuti umanitari o la solidarietà civile nei confronti delle popolazioni coinvolte. È stato infatti necessario prevedere l’invio di armi alla nazione aggredita e l’aumento della deterrenza, in termini di dispiego di forze e mezzi sui confini minacciati.

In ragione della cornice delle alleanze e degli schieramenti internazionali predefiniti, governi e politica repentinamente manifestano una maggior propensione alle spese per la difesa, quindi a rispolverare progetti sepolti di eserciti più grandi e potenti e in senso lato di riarmo.

E tutto ciò senza dare tempo e modo all’opinione pubblica di affrontare un percorso preparatorio riguardo ad un inesorabile interrogativo: «Che cosa faremo se continuasse così e se la situazione si aggravasse?» Si tratta di un cambio di paradigma rispetto all’antimilitarismo e pacifismo buonista che fino a qualche mese fa imperava, alla prova dai fatti assecondato da una classe dirigente più attenta alle politiche di bilancio che lungimirante?

Difficile a dirsi. Intanto, la televisione spesso mostra immagini di nostri soldati in addestramento; partiti tradizionalmente contrari alle missioni all’estero non osteggiano l’invio di armi e l’aumento della spesa in campo militare; l’industria armiera magicamente supera la crisi e torna florida. Di questo passo, con buona pace di tanti insegnanti al solo pensiero ideologicamente contrariati, il 2 giugno e il 4 novembre torneremo forse ad avere scolaresche che sventolano bandierine alle parate di truppe e mezzi corazzati?

Non è da escludere nel breve. Teniamo, tuttavia, presente che gli Italiani hanno la memoria corta: terminate le ostilità probabilmente determinate questioni verranno rimesse nel cassetto. Fino alla prossima «emergenza».

Redazione Radici

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