Mozambico, da gennaio almeno 24mila in fuga da Cabo Delgado

Mozambico, da gennaio almeno 24mila in fuga da Cabo Delgado
L’Unhcr fa il quadro della situazione nel Mozambico settentrionale: “Allarmati dagli episodi di violenza”
 “Tra gennaio e metà marzo, una serie di attacchi da parte di gruppi armati non governativi hanno costretto alla fuga circa 24mila persone nel distretto di Nangade“, nella provincia di Cabo Delgado, la più settentrionale del Mozambico. A riferirlo, rilanciando i numeri di “partner della regione”, è l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

“Queste persone – si legge in una nota dell’ente dell’Onu – hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente e di servizi di protezione. Centinaia di famiglie sarebbero ancora in fuga”. Il contesto è quello dell’instabilità provocata dagli attacchi di gruppi armati irregolari che nel nord del Mozambico proseguono da circa cinque anni. Nel 2020 una milizia armata che si dichiarava affiliata al gruppo Stato islamico ha anche preso il controllo dello snodo portuale di Macimboa da Praia e di zone limitrofe. Circa un anno dopo, l’agosto scorso, la località, un hub logistico del settore estrattivo, sarebbe tornata nelle mani delle forze armate locali nell’ambito di un’offensiva militare ancora in corso lanciata di concerto con l’esercito ruandese e con l’ausilio di un contingente della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc).

Nel comunicato l’Unhcr si dice “allarmata dagli episodi di violenza nella provincia di Cabo Delgado che hanno costretto migliaia di persone a fuggire dall’inizio di quest’anno”. “Circa 5mila persone – si legge ancora nella nota – hanno anche cercato protezione nel vicino distretto di Mueda, una zona remota al confine con la Tanzania. Le persone fuggite dalla violenza hanno subito ed hanno assistito ad atrocità, tra cui uccisioni, decapitazioni e smembramento di corpi, violenza sessuale, rapimenti, reclutamento forzato da parte di gruppi armati e tortura. La minaccia di nuove violenze fa aumentare il numero di persone che raggiungono Mueda”.

L’Unhcr e i partner, rende noto l’agenzia, “stanno lavorando a stretto contatto con le autorità locali per assicurare che a Mueda i bisogni delle comunità costrette alla fuga recentemente ed in precedenza, siano soddisfatti. Stiamo fornendo materiali da riparo e articoli per la casa alle famiglie vulnerabili, monitorando i rischi di protezione e sostenendo le autorità nella gestione dei siti che ospitano gli sfollati. Stiamo anche creando strutture di accoglienza e di comunità per gli sfollati interni a Lyanda e Nandimba”.

Tuttavia, prosegue il testo, “rimangono grandi lacune, specialmente rispetto ai servizi di salute mentale e supporto psicosociale ai bambini non accompagnati e separati, alle persone che vivono con disabilità, alle donne incinte e agli anziani”.

Secondo le autorità locali, rende noto il comunicato, “il distretto di Mueda ospita 134.515 sfollati interni. La maggior parte dei siti sono sovraffollati e presto raggiungeranno la massima capacità. Mueda è tra i distretti che ospitano il maggior numero di comunità sfollate a Cabo Delgado”. La nota continua: “Un anno dopo i brutali attacchi sferrati da gruppi armati non governativi nel distretto di Palma il 24 marzo 2021, che hanno lasciato decine di morti e migliaia di persone costrette a fuggire in tutta Cabo Delgado, la sicurezza rimane fragile in alcune parti del Mozambico settentrionale – nonostante i miglioramenti in altre aree a seguito dell’intervento del governo e delle forze internazionali alleate dal luglio 2021″.

Da allora, spiega il comunicato, “alcune persone hanno scelto di tornare nelle loro aree di origine. Tuttavia, l’Unhcr – si legge – considera prematuro incoraggiare i ritorni a Cabo Delgado, a causa della continua insicurezza in alcune parti della provincia. L’agenzia dell’Onu sottolinea l’importanza di assicurare che i ritorni siano sicuri, volontari, condotti con dignità e basati su una decisione informata, e che i servizi di base siano ripristinati nelle aree di origine”.

Nella nota si specifica inoltre che “i recenti estremi eventi climatici, come la tempesta tropicale Ana a gennaio e il ciclone tropicale Gombe questo mese, pongono ulteriori sfide sia agli sfollati che alle comunità ospitanti del Mozambico settentrionale”. La nota si conclude fornendo le coordinate di base della crisi: “Più di 735.000 persone sono fuggite dalle loro case da quando il conflitto a Cabo Delgado è iniziato nell’ottobre 2017. A marzo 2022, le operazioni dell’Unhcr in Mozambico erano finanziate solo all’11 per cento su un totale di 36,7 milioni di dollari necessari per fornire assistenza salvavita”.

Redazione Radici

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